ANDREA COLLI

colli andrea oggi

 

Il tuo strumento è la batteria… è lei che ha scelto te o viceversa?

Fin da bambino ho avuto la passione per il tamburo ovviamente insieme ad altre passioni che alla fine possiamo chiamare giochi, riferendosi ai bambini.

Hai suonato il beat, il rock, il prog, il jazz… tutti amati ugualmente?

Ovviamente si ama quello che si fa ma il prosieguo del mio lavoro e lo studio, alla fine mi hanno portato verso la musica Jazz, in una sorta di working progress essendo poi il jazz un linguaggio che racchiude gli altri generi: il jazz come una specie di colonna portante con alla base il blues e tutti gli altri generi derivati.

Suonare la batteria è faticoso, un batterista durante un concerto perde molti liquidi. Ti prepari in maniera particolare o lasci che tutto accada?

Alla base di ogni strumento c’è la preparazione che si divide in due parti: quella teorica con lo studio della musica e quella pratica che prevede l’apprendimento dei pattern inerenti la batteria che è anche un impegno fisico basato però –per il jazz- in una sorta di ricerca del rilassamento che i maestri americani chiamano “relaxation” e che consiste nel far “respirare” il cervello anche quando si fanno degli sforzi fisici sullo strumento. Se fa caldo sudo anch’io.

La tua carriera si intreccia con quella di altri grandi musicisti livornesi. Chi ricordi in particolare?

Per non dimenticarne qualcuno facendo un’elencazione, mi limito ad affermare che a Livorno ci sono ottimi musicisti.

Musicista a Livorno… che rapporto hai con la tua città?

Un buon rapporto anche se devo dire che a Livorno il jazz è un linguaggio non molto diffuso, a differenza di altre città italiane.

Qual è stata la più grande soddisfazione nel corso della tua carriera?

Non ce n’è una in particolare ma c’è una sommatoria di soddisfazioni.

Charlie Watts dei Rolling Stones ha detto che il culo che conosce meglio è quello di Mick Jagger perché sono 50 anni che se lo trova davanti sul palco. Qual è il tuo culo?

Non uno solo ma vari “culi”.

I batteristi che hanno influenzato il tuo stile e il tuo preferito in assoluto.

Diciamo che ce ne sono vari di batteristi viventi e non che hanno influenzato il mio modo di suonare. Il compianto Elvin Jones che ho avuto la fortuna di conoscere, è stato uno di questi. Mentre per il set delle brushes (spazzole) quello che ha dato una svolta al mio studio, è stato il mio fraterno amico, lo scomparso Bobby Durham.

Tutto iniziò con le Mummie nel 1966…che ricordi hai

Ottimi ricordi di amicizia. Quasi ogni anno organizziamo una cena per ritrovarci.

La scena musicale beat livornese…bei tempi…

Sono dei bei ricordi perché mi ricordano l’inizio spensierato della mia carriera.

Suoni ancora o hai appeno le bacchette al chiodo?

Certo che suono ancora. Potrei dire che nella musica jazz più si invecchia e più si diventa consapevoli di quello che si fa.

Rimpianti? Qualche treno che hai lasciato correre via?

Sinceramente non ho perso treni, se non quello che mi poteva portare in giovane età a studiare più compiutamente per esempio iscrivendomi a un conservatorio.

Chi è oggi Andrea Colli?

Un fortunato signore che si gode la sua pensione (nella vita ho anche fatto altri mestieri), la famiglia, la musica e gli amici.

le mummie