FRANCESCO LUONGO

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1 – Te e la tua chitarra…un amore che dura da ?

1) La chitarra l’ho iniziata a suonare verso i 17 anni. La mia è stata una necessità. Ascoltavo musica a oltranza e a un certo punto ho sentito di dover suonare, era un bisogno. Così mi feci prestare una chitarra classica da un amico e per un po’ di tempo sparii dalla circolazione. Non credo si tratti di amore, in fondo è solo un oggetto. La chitarra la considero un mezzo per esprimere qualcosa di mio senza dover usare per forza le parole.

2 – Accanto al tuo nome Francesco, su Facebook, hai inserito BLUES…questo la dice lunga…

2) Si, accanto al mio nome su FB c’è la parola “blues”, che ho anche tatuata addosso. E’ una specie di soprannome, molti mi chiamano Checcoblues o semplicemente Blues, quindi mi sembrava naturale usarla!

3 – Il blues non è solo un genere musicale, è qualcosa di più, una certa cultura, un certo modo di vedere la vita…qual’è il tuo punto di vista?

3) Il blues è certamente una forma musicale ricca di sfaccettature. Un personaggio molto importante (W. Dixon) lo definì credo molto bene in questo modo: “The blues is the roots, everything else is the fruits”. Che è un po’ il mio pensiero, è ciò da cui viene tutto. Ultimamente mi capita di rado si suonare il blues nel senso più puro del termine, ma questo non vuol dire che non lo metta in tutto ciò che suono, che sia reggae, pop, funk, rock, soul o altro.

4- E’ difficile fare blues a Livorno?

4) A Livorno c’è una buona scena musicale, molti musicisti che fanno blues a buon livello. Fare blues è difficile un po’ ovunque perchè è comunque un genere di nicchia ma comuque qui in zona capita spesso di sentire ottime serate di blues e dintorni, anche grazie ai pochi ma buoni locali che portano avanti i live anche di questo genere come La Bodeguita, La Sentina, Mediterraneo, Vinaino, Surfer Joe…

5 – Hai pubblicato qualcosa ? Se non è così hai intenzione di farlo?

5) Il primo disco in cui ho suonato uscì nel 2008 se non ricordo male, era “Rock ‘n roll girl” Di Saro & The Blues Revolution. I brani erano di Saro Buscemi arrangiati poi con noi della band.

Dentro c’era della bella roba a cavallo tra southern-rock e rock-blues. Con quella formazione suonammo poi anche al Pistoia Blues. Successivamente negli anni ho registrato vari demo, qualche nuovo brano originale con i Guerrilla Farming e attualmente sto lavorando con Luca Battistini al nostro demo-ep di cover acustiche. Poi con lui faremo un’altro disco, spero presto, con anche brani originali.

6 – Chi sono i musicisti più bravi con i quali hai suonato?

6) Attualmente mi ritengo fortunato di collaborare con ottimi musicisti come Fabrizio Balest, Luca Battistini, Daniele Catalucci, Nicola Venturini, Valerio Dentone, Andrea Lo Coco, Alex Sarti, Adriana Hamilton, Valentina Purcu e molti altri…

In passato mi è capitato di suonare con altri grandi professionisti come Gianni Apicella, Piero Perelli, Manlio Pepe, Davide Malito, Carlo Romagnoli,Andrea Celeste, Fabio Galeazzi, Michele Amato, il coro gospel Jubilation e sicuramente me ne dimentico molti altri.

Ho suonato per un po’ anche con Danny Bronzini, prima che prendesse il volo diventando il chitarrista di Jovanotti. Siamo molto amici ed è un talento incredibile nonostante l’età. Poi mi è capitato di suonare con Roberto Luti, un chitarrista eccezionale, con 2 note messe dove sa lui riesce a sfasciarti l’anima. In passato poi ho spesso suonato, anche facendo busking, con Niki La Rosa, una grande cantautore. Quest’ultimo mi ha trasmesso l’amore per la musica fatta in strada,

che da emozioni molto diverse rispetto alle situazioni normali e che da un po’ sto portando avanti con costanza anche a Livorno.

7 – I migliori chitarristi blues secondo il tuo giudizio?

7) Grandi chitarristi blues ce ne sono stati davvero tanti, è brutto dover limitarsi a pochi nomi.

Comunque Stevie Ray Vaughan è quello che mi fatto scattare la scintilla per iniziare a suonare.

Poi Albert Collins, BB King, Freddie King, Duane Allman, Derek Trucks, Eric Clapton, Jimi Hendrix sicuramente mi hanno influenzato molto. John Mayer tra quelli moderni è quello che mi ha influenzato di più e continua a essere un riferimento musicale per me.

8 – Dove ti esibirai a breve ?

8) A breve credo che mi esibirò in qualche Jam session Berlinese o magari per strada, visto che starò lì per un po’. Lì c’è molto fermento artistico e voglio vedere cose nuove. Per l’ultimo dell’anno comunque sarò qui e suonerò a La Bodeguita con Adriana Hamilton e Valerio Dentone dove saluteremo il 2015 e, spero, faremo divertire tutti i presenti!

9 – In definitiva…chi è Francesco “Blues” Luongo ?

9) Eheh, forse potrei rispondere: sono quello che suono, ma non credo sia così semplice. Credo di essere uno che si sta ancora conoscendo, giorno dopo giorno, come tutti forse.

Ho un mucchio di difetti e di dubbi, ma anche qualche certezza su cui baso la mia vita. Valori, riferimenti, persone senza le quali mi sentirei perso.

Aparte questo sono concreto e non mi piace lamentarmi, non amo i compromessi e apprezzo le cose semplici.

Sicuramente sono molto sincero e non sono un tipo superficiale. Infatti spesso non mi trovo molto in sintonia con la società che mi circonda e che, in genere, mi sembra viva seguendo altri codici.

In ogni caso ho molta curiosità verso le persone, la musica, l’arte, le culture e insomma cerco di fare, scoprire, e conoscere cose o persone che mi possano dare qualcosa di bello e vero sperando di contraccambiare.

EUGENIO SOURNIA

Intervista a EUGENIO SOURNIA

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1 – Te e la tua chitarra…un amore a prima vista?
1) Non direi. Con la chitarra ho un rapporto molto strano, perché nonostante mio padre sia chitarrista ed in casa abbia sempre avuto abbondanza di sei corde, da piccolo la ignoravo completamente preferendo concentrarmi sul pianoforte, che suonavo istintivamente e con piacere. Solo all’età di diciassette anni ho, quasi per gioco, senza una vera ragione, preso in mano una chitarra. La cosa buffa è che, dopo uno o due giorni, pur sapendo suonare a stento i primissimi accordi, già cominciavo a creare le mie prime canzoni e a cantarci sopra testi improvvisati. Inutile dire che non avevo neanche pensato mai neanche al canto. Il perché di questo istintivo interesse verso la composizione credo sia da ricercarsi nel fatto che la mia pochezza tecnica era tale, da non permettermi di eseguire praticamente alcun brano fra quelli che ambivo riprodurre: così mi sono messo a scrivere i miei. Col tempo, certamente, ho fatto esperienza, ma mi considero a buon diritto ancora un chitarrista del tutto improvvisato e principiante. Mi piace però molto ricercare un mio suono peculiare, attraverso l’uso di strumenti vintage e pedali. Amo molto la chitarra, lo trovo uno strumento estremamente istintivo e soddisfacente- anche se non credo che il mio amore sia ricambiato!

2 – Quale è stato il tuo percorso musicale e le tue influenze?
2)  Da piccolo e fino all’età di sedici anni ho ascoltato in prevalenza musica classica, soprattutto quella che il mio maestro di pianoforte mi faceva suonare. Devo a lui grandissima parte dell’amore che ho per la musica, perché è stato come un secondo nonno per me, si chiama Agostino Todaro e sono tutt’ora in contatto con lui. Ricordo con assoluta precisione il momento in cui mio padre mi fece ascoltare l’album “Wish you were here” dei Pink Floyd per la prima volta. Avevo sedici anni, e tutto cambiò per sempre. I Pink Floyd mi fecero capire che la musica moderna poteva ambire ad una comunicatività elevatissima, senza sacrificare per forza la ricchezza musicale. L’altro gruppo che mi ha cambiato la vita sono stati i Joy Division. Il lirismo del cantante Ian Curtis, la poesia dei suoi testi, uniti ad un modo di suonare tutto sommato basilare, mi convinsero della possibilità di lanciare un messaggio forte anche senza possedere una particolare tecnica. Se mai ho fondato un gruppo, è stato per i Joy Division. A diciassette anni dunque fondo il mio primo gruppo, gli Etrange Histoire, con alcuni compagni di scuola. Da lì è partito tutto.

3 – Sei membro di un gruppo dal nome Siberia…strano nome…da dove nasce?
3) Risposta breve: dal libro di Nicolai Lilin “Educazione Siberiana”, che parla della criminalità organizzata russa negli ultimi anni del comunismo. Risposta articolata: in realtà Siberia è un nome che affonda le sue radici nella mia fascinazione per la Russia, una passione di lungo corso cominciata da adolescente con la lettura dei grandi classici di Dostoevskij e Puskin in particolare. Siberia evoca un luogo freddo e incontaminato, dove riflettere e ritornare “primitivi”, alle cose che contano veramente. Per questo siamo tutti così affezionati al nome da non averlo voluto cambiare neanche in un momento in cui sembrava la cosa giusta da fare per la nostra carriera, sotto consiglio di alcuni discografici.

4 – A Livorno siete una band molto nota tra i giovani…
4) Non so in realtà quale sia la nostra reale portata in questo senso; mi fa piacere però notare che tra coloro che vengono ai nostri concerti ci sono persone molto dissimili tra di loro, da ragazzi cresciuti a “pane e indie rock and roll” come noi, a persone non avvezze normalmente a questo genere musicale, fino anche a uomini e donne di età più matura. Ho e abbiamo sempre puntato a essere ascoltabili dal numero più ampio possibile di persone, senza volerci rinchiudere in una nicchia. 

5 – Siete stati accettati per le selezioni di Sanremo Giovani…chance ? Speranze? Sarebbe un bel colpo…
5) Proprio nell’ottica di cui sopra, ci siamo iscritti alle selezioni con la precisa volontà di arrivare al numero più ampio possibile di potenziali ascoltatori. Certo non osavamo sperare di arrivare alla selezione finale, è stata una grande sorpresa, anche perché alle spalle non abbiamo grandi case discografiche. Siamo consapevoli che il carattere “nazionalpopolare” della manifestazione possa far un po’ storcere il naso a qualcuno, ma d’altra parte l’obiettivo è quello di arrivare a tutti facendo musica di qualità- o meglio, senza voler essere pretenziosi, la “nostra” musica, quella che scriviamo spontaneamente. Come principale compositore del gruppo, sono conscio di avere mezzi non così ampi da ambire a qualcosa di molto diverso dal pop. Ma se pop deve essere, che sia ben fatto: a questo puntiamo.

6 – Oltre Sanremo, progetti futuri ?
6) Sanremo non è che un occasione in più per farci conoscere e avere la possibilità di calcare scene più prestigiose. Quello che stiamo davvero aspettando con ansia è l’uscita del nostro primo album, che abbiamo nel cassetto ormai da mesi. Sarebbe dovuto uscire a breve, il risultato inaspettato delle selezioni ci ha convinti a posticipare. Ma non vediamo l’ora di condividerlo con tutti. 

7 – Avete pubblicato qualcosa o avete in mente di farlo?
7) Per adesso abbiamo pubblicato un EP, pubblicato in trecento copie ormai esaurite, “Voglio Regalarti Una Fotografia”, uscito nel settembre 2014. Il nostro album d’esordio uscirà invece sotto l’egida dell’etichetta milanese MACISTE DISCHI, nel prossimo inverno.

8 – I migliori musicisti secondo il tuo giudizio e quelli che ti hanno più colpito
8) Negherei un’influenza fondamentale se non citassi Francesco Bianconi dei Baustelle. Il suo modo di cantare mi ha segnato, ma con il tempo sono convinto di aver sviluppato un modo di cantare più energico del suo, dunque di aver trovato il mio stile. Per quanto riguarda il “Pantheon”, i miei artisti preferiti in assoluto, a prescindere dall’influenza che hanno effettivamente sulla mia musica, rimangono i Pink Floyd, e i CCCP Fedeli alla linea. I primi trovo che siano riusciti a coniugare alla perfezione l’energia e la potenza del rock con il desiderio di scrivere qualcosa di più complesso, ma sempre comprensibile e non, se mi è concesso il termine, onanistico- come molti altri musicisti “colti” sono finiti per fare. I CCCP sono invece un orgoglio tutto italiano, una band folle e geniale come il loro frontman, di incredibile potenza evocativa, capace di descrivere senza soluzione di continuità gli aspetti più alti e più bassi dell’animo umano.  Tra i miei musicisti favoriti citerei senz’altro anche Nick Cave, cantautore australiano di grande eleganza e dalla fortissima presenza scenica

9 – A Livorno c’è qualche musicista che ti fa “rimanere a bocca aperta”?
9) La scena livornese ha avuto e ha tutt’ora molte glorie, ed è quasi impossibile approfondire a dovere la conoscenza di tutti gli artisti meritori. Facendo un nome solo, citerei Luca Faggella, cantautore di grande credibilità e dalla notevole forza descrittiva nelle liriche. Trovo che abbia scritto delle grandi canzoni e che anche la sua voce e i suoi testi siano all’altezza di molti considerati “maestri”. 

10- sei molto maturato da quella sera che timidamente fosti mio ospite in Radio…chi è oggi Eugenio ?

10) Allora ero una persona più serena, senza mezzi termini, ma anche meno consapevole. Ho vissuto alcuni momenti che credo mi abbiano fatto avvicinare all’essere un uomo, più che un ragazzo, e non tornerei indietro. Credo che, avendo avuto una piccola dose di dolore vero, abbia imparato a fuggire quella malinconia che è un po’ una posa per molti che si danno a professioni creative. Nelle mie canzoni spesso c’è tristezza, c’è sofferenza, ma credo ci sia sempre una luce che brilla da qualche parte. 

ENRICO ROSA

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D- Te e la chitarra…un amore indissolubile che dura da sempre…

R – Da piccolo avevamo il pianoforte a coda del nonno che era sia pianista che organista, cosi dalla prima infanzia giocavo e suonavo con quello. Mia madre voleva più spazio in sala cosi’ il pianoforte spari’ anche a dispetto di mio padre che lo suonava ogni volta che poteva. Lui era dirigente della Spica a Livorno ma la sua passione era la musica e spesso comprava nuove note e dopo la scomparsa del piano rispolvero’ il suo vecchio mandolino col quale mi divertivo anch’io. La chitarra fu un puro caso, il mio interesse era più su strumenti a fiato o ad arco come il violoncello ma era più facile farsi prestare una vecchia chitarra da un vicino e cosi dopo un anno con i soldi di Natale mi potevo solo comprare una chitarra per 11.000 lire e cosi fu.

D – Negli anni 60 e oltre a Livorno sei stato considerato il numero 1 in assoluto, un “maestro”…che ricordi hai di quegli anni?

R – .Sono sempre stato interessato all’armonia e composizione e il mio approccio alla chitarra fu più pianistico per usare subito polifonia e cosi via. La cosa richiedeva molto studio ma ero ormai dipendente dallo studio e cercavo sempre di trovare il modo di sviluppare lo strumento; infatti quando i miei amici mi facevano sentire dei chitarristi, non mi piacevano e mi riferivo sempre ad altri strumentisti, sui violinisti sia classici che del Jazz o pianisti, sassofonisti..A circa 15 anni il mio livello in confronto agli altri era più alto e orchestre professioniste come quella di Aldo Pavoletti venivano da mia madre a chiedere il permesso di portarmi fuori a suonare con loro che al tempo suonavano canzoni di Luigi Tenco e pezzi Jazz come Take Five e cosi via. Con loro ai tempi del Centro musicale del Tirreno entrai far parte del gruppo base nello studio del negozio gestito da Franco Fava ed il Corsi che aveva dei locali in citta’. Un’altra orchestra di musicisti che potevano benissimo essere i miei nonni e che suonavano al club degli ufficiali a Camp Darby mi chiese di suonare con loro perche’ non riuscivano a trovare un chitarrista che potesse suonare il loro repertorio che era prettamente di pezzi Jazz standard strumentali e per me fu una grande occasione per usare le cose che studiavo giornalmente ed usarle dal vivo. Allo stesso tempo cominciai a suonare al Piper ed ad accompagnare Marco che gestiva il locale e cantava in un sacco di posti, mi ricordo che spesso in macchina con lui andavamo a fare un piccolo show dove lui cantava ed io lo accompagnavo e delle volte raggiungevamo molti posti diverse durante la stessa sera/ notte. In effetti in quel periodo fui in grado di comprarmi la prima chitarra elettrica di marca, una fender Telecaster che piu’ tardi cambiai con una Gibson Les Paul. Dopo entrai a far parte di un gruppo che suonava in Versilia e prettamente Rythmen Blues i Pionieri e la cosa fu divertente ed anche interessante perche’ imparai a conoscere il Soul, Rock e cosi via Stili infatti molto piu’ semplici e che dai Jazzisti ed i Classici venivano snobbati. Io imparai a rispettare questi stili ed anche a constatare che nonostante il mio livello musicale non ero in grado, all’inizio, di creare il vero groove del soul o del rock. Usai queste esperienze per imparare anche questi aspetti e ne sono molto contento perche’ il mio modo di suonare e’ diventato molto piu’ interessante nel inserire questi colori musicali nel mio modo i suonare ed improvvisare su qualsiasi genere.

D – Tutto iniziò con i Simba…e poi il Senso Unico…

R – Quindi arriviamo ai Simba dove Amando Del Lama padre di Paolo il bassista venne a chiedermi di entrare a far parte . Amando era in effetti il manager del gruppo e viveva per noi ragazzi della band. La sua casa a Tirrenia era la nostra seconda dimora, sua moglie la nostra seconda mamma; lei ci cuciva i vestiti da usare sul palco, ci faceva da mangiare quando facevamo le prove e cosi via. Amando comprava strumenti e furgone per il gruppo usando spesso anche i soldi che non aveva. Era vero amore per la nostra causa. Il gruppo con Ilio Barontini al piano e tastiera, al tempo un organo Welson, Paolo Del Lama al basso, Sandro (non mi ricordo il cognome, scusa Sandro) alla batteria ed io alla chitarra. Avevamo moltissimi lavori tra l’altro al Caminetto di Tirrenia al tempo conosciuto anche come Tennis Club di Roberto Trebbi; anche in molti posti della Versilia, Montecatini e cosi’ via. Facemmo anche delle incisioni a Roma dal maestro Umiliani compositore di colonne sonore per film. Ci invito’ nel suo studio ad incidere. Anche qui Amando ed anche il Trebbi ebbero il merito del contatto a Roma. Piu tardi, inizio anni 70 Ilio Barontini lascio il gruppo . Senso Unico fu creato qui sempre con Paolo al basso, alla batteria il batterista dei Samurai ed al piano un ottimo pianista già usato con al tempo grossi nomi e che noi chiamavamo col soprannome Pungone (che in effetti vuol dire uccellone penso in pugliese) Mi ricordo il soprannome ma ormai non più il suo nome anche se eravamo sempre insieme e per un lungo periodo abitò a cosa mia, mi dispiace. Facemmo un bel po’ di concerti con pezzi nostri o altri pezzi nella nostra versione e suonammo anche a Firenze allo Space Electronic. li comincio il mio rapporto col locale che fu poi la casa del Campo di Marte che in effetti non si chiamo mai cosi’ in tutto il periodo di due anni circa.

D- E infine la meravigliosa avventura del Campo di Marte

R – Prima del Campo di Marte, vengo contattato dalla Verde Stagione un gruppo costituito da tre fratelli due gemelli al basso e batteria ed un”altro alla chitarra. Il chitarrista aveva bisogno di una pausa avendo dei neonati che richiedevano piu’ attenzione da lui. Quindi per circa sei mesi fui il chitarrista della band nelle tournee in Italia e qui conobbi Mauro Sarti nel negozio musicale del bassista a Prato. Mauro era stato il batterista della band ed era in giro in quel periodo col suo gruppo ,con Carlone conosciuto come Alfredo, Barducci piano, organo, flauto, corno francese nel venturo Campo di Marte e Richard Ursillo al basso che divento’ Paul Richard sulla copertina del disco. Mauro mi chiese di scrivere la musica per un progetto da creare insieme con base allo Space Electronic. L’idea mi piaceva e tutto comincio’ piu o meno all’improvviso, pochi giorni dopo Marcovecchio dei Califfi che voleva lasciare il gruppo al tempo famosissimo nella musica pop per dedicarsi a rock preferibilmente nuovo e cosi comincio’ il concetto con due batteristi e la possibilità di usare Mauro al flauto in qualche pezzo. Io mi trasferii per un periodo a casa di Carlone che era diplomato al conservatorio in Corno francese ed era un abile pianista ed anche flautista. Con lui potevo lavorare professionalmente scrivendo le musiche che lui poteva leggere e provarle insieme, quindi appena un po’ di materiale era fatto andavamo allo Space Electronic dove facevamo le prove ed allora un ‘altro processo di insegnare le parti a tutti cominciava. Appena i pezzi erano pronti venivano provati Live allo Space. Il nome della band non c’era e cosi ne provammo molti :il piu’ stravagante suggerito da Paolo uno dei due proprietari del locale, fu Osh Gosh Bigosh, cosi strano che me lo ricordo anche oggi. Peccato che non fu usato permanentemente. Gli altri tanti nomi usati sono stati tutti dimenticati. Una delle tante serate allo Space venne a trovarci Gian Borasi direttore della United Artists in Italia. Gian conosceva Marcovecchio che aveva caldeggiato il progetto ed era curioso di sentire la musica dal vivo. Quindi quella sera fu registrato il concerto con un microfono sotto il parco che divento’ il nostro demo che ci fece avere il contratto con la casa discografica. La cosa curiosa e’ che usammo un nastro che era stato usato per registrare una sera con il gruppo degli “Zero” band di casa allo Space che avevo conosciuto gia’ dal tempo del Senso Unico. Il fatto e’ che sulla scatola del nastro usato c’era scritto Concerto Zero e sulla lacca fatta dalla UA come demo venne scritto lo stesso nome. 30 anni dopo la stessa lacca ed il nome vengono usati per il doppio Live costituito dal demo del 1972 ed il Live koncert del 2003 intitolato quindi Concerto Zero. Subito dopo aver conosciuto Gian Borasi venni invitato a Milano come session man negli studi della CBS e della Ariston e qui cominciai ad incidere per Marcella Bella e tanti degli altri nomi Italiani feci parte del team costituito da Ares Tavolazzi basso, Tullio de Piscopo batteria, Goran Marianovic violino che fu parte di alcune incisioni e col quale avemmmo un progetto molto interessante con musiche di Goran, purtroppo la produzione non fu mai rilasciata. Goran e’ oggi primo violino alla Scala di Milano. Da quel periodo cominciai anche a suonare qualche serata con Ares Tavolazzi, Giulio Capiozzo batteria e Demetrio Stratos tutti e tre parte del gruppo Area. Piu tardi a gennaio 1973 lincisione del disco. Qui e testi fatti da uno studente Fiorentino vengono scartati ed una sra ci incontriamo con il npstro producer del quale al momento non mi ricordo il nome, ma sul sito Campo di Marte c’e’ una foto durante l’incisione dove Io e lui …. E credo che ci sia anche il nome. Comunque quella sera facemmo i testi nuovi ed il giorno dopo Gian Borasi gli altri del gruppo ci incontriamo per decidere un nome per la band, alla fine parlando di tutte le possibilita’ vengono fuori dei rioni di Firenze ed all’ improvviso il Campo di Marte che viene subito rifiutato dai ragazzi fiorentini ma Gian ed io ci guardiamo e qui viene l’intuizione del campo di guerra (guerra contro la guerra …..) quindi nonostante le proteste degli altri viene deciso il nome Campo di Marte. Nel periodo dopo l’incisione io sono occupatissimo negli studi a Milano ed in diversi progetti/ concerti ed il progetto da me fatto col Campo di Marte ormai per me vecchio diventa passato. L’assurdita’ e’ che il disco non e’ ancora uscito ed io non ho piu’ voglia di suonare col gruppo o quella musica che ho scritto ma tutte altre cose.Per circa 5 mesi dai giorni dell’incisione nonmi vedo con gli altri ma addirittura mi incontro a Livorno con Fabrizio Ughi mio vecchio amico e chitarrista per esempio con i Samurai ed altri gruppi abbastanza conosciuti, cosi’ parliamo di continuare il progetto Campo di Marte con nuova musica e la band viene fatta con Sergio Ducilli basso, Andrea Colli batteria, Franco la Placa tastiere, Loriano Berti (Fischio) sassofono e flauto ed io. Piu tardi Antonio Favilla fara parte del gruppo e ci saranno per un periodo due tastiere. A giugno 1973 viene rilasciati il disco e siamo invitati al Festival di Mestre dove Colosseum e qualche prog Italiani sono coinvolti ed in effetti Campo di Marte la sensazione del primo gruppo Italiano con contratto internazionale con casa americana come la United Artists. Il problema era che il gruppo di Firenze non aveva piu suonato con me dal gennaio dell’incisione e quindi mi reco a Firenze per fare delle prove. Il gruppo non funzionava affatto e forse io pretendevo troppo ma troppe cose erano dimenticate e il tutto risulta che a questo concerto grandioso ci presentiamo con un pezzo strumentale col Corno ed il flauto che era il piu’ facile da riesumsre (Alba) non mi ricordo che titolo aveva come tempo sul disco ed inoltre alla fine continuo da solo con la chitarra con in effetti la coda del pezzo che e’ sul disco che porta alla prossima composizione che non viene suonata ed il concerto finisce col mio solo in tutto un uscita di massimo 10 minuti. Dopo quel giorno la formazione fiorentina non ha piu’ suonato insieme. Tutti i concerti che facemmo dopo anche col gionale Re Nudo furono col Campo di Marte di Livorno dove producemmo una musica che non fu mai rilasciata e suonammo insieme fino al maggio 1974 dove io lasciai lItalia. Il gruppo fece qualche concerto anche dopo col nome Campo di Marte ma il tutto fini presto.

D- Chi sono i musicisti livornesi che ricordi con più affetto ?

R – Senza dubbio il primo e’ Antonio Favilla purtroppo oggi scomparso a circa 40 anni. Un ragazzo meraviglioso con tanto talento. Antonio fece parte sia del Campo di Marte Livornese e piu’ tardi nella band di Checco dei Giganti dove suonai nel 75/76 in un ritorno in Italia dove forse sarei rimasto ma l’austerity di quel periodo cancello le possibilita’ di rimanere in Italia.la stessa band con Checco,nella quale entrai appena di ritorno da un periodo in Norvegia e Germania, fu l’orchestra di Gianni Bella nella sua turne che termino’ al Piper di Viareggio dove ricevette il premio del festival bar col pezzo “Non si puo’ morire dentro” pezzo che in effetti avevo collaborato ad incidere ed arrangiare. Il prossimo musicista e’ Fabrizio Ughe che e’ un carissimo amico e collega chitarrista col quale ho sempre avuto molto piacere suonare insieme. Tony di music city e’ stato una pietra miliare della chitarra a Livorno mi ricordo quando il negozio fu fondato in piazza Cavour all’angolo opposto dove sitrova oggi subito prima di via ricasoli.Toni era di ritorno dopo un periodo come professionista ianche in Danimarca a Copenhagen ed aveva una buona conoscenza del Jazz ed un ottimo talento il che risulto’ in ispirazione per i giovani chitarristi. Andrea Michelazzi amico d’infanzia col quale suonai anche all’oratorio dei salesiani ed a casa dai suoi genitori e con i Pionieri. Quindi il prossimo e’ Pepe che sostitui andre nei Pionieri e che era icantante soul d’eccellenza solo con la mancanza dell’inglese, comunque la sonorita’ era giusta e cosi’ il feeling alla Otis Redding, Joe Tex ed il grande James Brown e gli Italiani del tempo non capivano comunque niente in Inglese quindi Pepe era perfetto. Andrea Colli fu un grande amico ed insieme cercammo di far sviluppare il Campo di Marte ci sarebbero tante storie da raccontare in riguardo. Franco la Placa, Sergio Ducilli grandi cari amici e mi ricordo del periodo con Checco dei Giganti dove Franco era uno dei due tastierist dove lui portava il riso integrade cotto da mangiare quando come spesso dovevamo suonare ad Asti o Mantova, Bologna e cosi via. Il Giangi e’ sempre stato un’amico e ci siamo visti molte volte e suonato insieme forse solo una volta a Castiglioncello. Un’altro caro amico e’ Mauro Romani che suonava con i Rangers, il Capitolo 6 e cosi via. Ci siamo visti spesso a Livorno ai tempi ed anche qualche anno fa. Un’altro vecchio grande amico e’ Massimo Peloso detto Zecca che era il batterista con il Pavoletti e come il Giangi un grande amante del Jazz. Massimo si sposo’ e si trasferi’ in Lombardia a nord di Milano, li lo visitai spesso e nei lunghi periodi dove lavoravo in studio a Milano abitavo da lui. Lo ho incontrato anche negli ultimi anni ed ora vive maggiormente in maremma dove ci siamo visti un paio d’anni fa.
Non ricordo altri per nome ma penso sempre ai musicisti a Livorno con i quali ho condiviso la mia infanzia e prima gioventu’.

D- Quando tornerai a suonare in Italia e a Livorno?

R – Verrei molto volentieri a suonare a Livorno sia da solo che con altri musicisti. La musica e’ la mia vita ed il mio grande amore

D – Vuoi salutare qualcuno attraverso il nostro giornale?

R – Un saluto a tutti i miei amici musicisti e un’ abbraccio a te e tutti gli amici della Sezione Musica.

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ENRICO FAGGIONI

enrico-faggioni1 Come è stato il tuo incontro con la chitarra?

R E’ stato per caso perché nella casa dove abitavano nessuno suonava, soltanto un mio zio avevo un banjo e mi ricordo che mi insegnò le prime note di “C’è una casa bianca che…” di Marisa Sannia e visto che continuavo a mostrare interesse per la musica, quando fui promosso dalla quinta elementare alla prima media, mi comprarono una chitarra acustica che ancora ho, una 07 in acero naturale, acquistata da Pietro Napoli al prezzo di 19.500 lire.

2 Alla fine degli anni ‘70, giovanissimo, sei entrato a far parte del gruppo I Lisbon…

R Dopo il diploma in ragioneria, entrai a far parte de “I Lisbon” di Roberto e Piero Antonini e Piero Borgogni, dove sono stato 5 anni, intervallati dalla pausa del servizio militare. Quello è stato uno dei più bei periodi della mia vita, si suonava, si guadagnava, ci si divertiva e ho anche imparato tanto.

3 Che ricordi hai della scena beat livornese?

R Ricordo con piacere, il clima che si respirava in quegli anni, si suonava nei club o meglio… nei “clebbini” , nelle cantine con le pareti tinte di tanti colori, si suonava nelle case per la “gioa” dei vicini ma… in quel periodo si poteva fare, le persone erano più disponibili rispetto ad oggi. I miei idoli in quegli anni erano Il campo di Marte, La mente corta, La strana officina e guardavo suonare con avidità di imparare qualcosa Fabrizio Ughi, Paolo Endellini ed Edmondo Guidi.

4 E una volta terminata l’esperienza con i Lisbon?

R La prendo un po’ alla larga, prima dei Lisbon ho suonato nel panorama del teatro vernacolare livornese accompagnando i grandi di quel tempo come Tina Andrey, Gino Lena, Otello Papini, Mario Fenzi, poi ho suonato in un’orchestra di liscio insieme a Salvatore Loiacono che è stato il mio primo maestro di chitarra, successivamente sono arrivati Lisbon e poi ho cominciato a fare piano bar insieme al compianto e bravissimo Manlio Pepe, due chitarre, voce e batteria elettronica, altro che basi!

5 Quali sono i generi musicali che più ti appartengono?

R Dalla carrellata che ho appena fatto si può capire che mi arrangio un po’ in tutti ma, grazie alla frequentazione del negozio di Tony Mazzone è chiaro che i generi che suono con più soddisfazione… o meglio che provo a suonare, vista la complessità, sono il jazz, il blues e ultimamente mi sono innamorato della bossa nova. Purtroppo non sono mai riuscito ad avvicinarmi alla musica classica.

6 Stila una tua personale classifica dei 5 migliori chitarristi

R Questa è una domanda difficile anche perché i grandi sono tutti bravi, mi viene da ridere quando si fanno i confronti fra Santana e Clapton o fra Al di Meola e John Mc Laughlin,,,, sono tutti bravissimi, possono soltanto piacere un po’ di più o un po’ di meno ma dipende soltanto dal gusto personale. Comunque rispondo alla domanda in questa maniera, voglio premiare coloro che sono stati i promotori, gli inventori di un genere o di una maniera di suonare; per il rock l’indiscusso Jimie Handrix; per il blues B.B. King; nel jazz a me piace molto Jim Hall; nella maniera di suonare finger-picking nell’ambito jazzistico Joe Pass e vcome chitarrista brasiliano sicuramente Baden Powell.

7 Anche oggi ti diletti con la chitarra…

R Boia dé! Senza chitarra m’ero già buttato di sotto dar ponte di Calignaia!| Chitarra sempre presente in qualsiasi momento del giorno, quando posso.

Provo soddisfazione soltanto a d avere la chitarra addosso, la chitarra classica o acustica, data la sua forma si può proprio abbracciare.

8 Progetti futuri?

R Gli artisti, parola che mi fa un po’ paura pronunciare, anche se di livello medio basso come me, rimangono sempre bimbi nell’animo, sognano sempre chi sa cosa ma sognano, per cui progetti futuri… tutto quello che di buono mi potrà capitare, spero che il bello debba sempre venire!

9 Musicalmente parlando, quale è il tuo più grande rimpianto…quel treno che potevi prendere ma che non hai preso?

R Grosse occasioni non mi sono mai capitate e probabilmente questo dipende appunto dalla mia capacità sì di suonare ma non a alti livelli, comunque un grosso rimpianto è quello di aver smesso, per un periodo, di suonare professionalmente per fare altri lavori, continuando ininterrottamente avrei passato momenti più o meno facili ma tanto oggi è tutto difficile sicché tanto valeva continuare a suonare.

10 Chi è oggi Enrico Faggioni?

R Un disgraziato a giro per ir mondo! E anche un cantastorie con chitarra a tracolla e barzellettiere! Dopo aver scritto il primo libro “Livornesi ar Barre” ho cominciato a fare qualche presentazione del libro, mi ci sono appassionato e ho pensato di unire la passione per lo scrivere in vernacolo alla passione per la chitarra. E’ stato un risvolto inaspettato ma è successo! Infatti una persona che mi conosce bene qualche giorno fa mi ha fermato per strada e mi ha detto. Enrico, a imparà sonà la ‘hitarra ciài messo più di quarant’anni, a fa lo scemo invece hai imparato subito! Di siùro per fa lo scemo sei partito avvantaggiato!!!

Grazie a tutti ciao.

 

EDMONDO GUIDI

Intervista a Edmondo Guidi

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1 – Te e la tua chitarra, quando vi siete incontrati ?

R – Nel 1965 ero pazzo dei Beatles e Glauco Cecchi mi fece sentire che sapeva suonare il famoso intro di “Day Tripper”. Lo implorai di insegnarmelo e quella fu` la prima cosa che ho imparato sulla chitarra. Un giorno che passavo davanti al negozio di strumenti musicali in Piazza della Repubblica (Micaeli) Vidi una chitarra elettrica di marca “EKO” sul davanti rossa tutta brillantini con 4 pickups una marea Di pulsanti e il did dietro in finta madreperla. (Un vero schifo) Ma me ne ero innamorato. Costrinsi mio padre a vendere il mio bellissimo motorino Ital Jet Mustand Trial per tramutarlo in quella chitarra. Ormai il mio destino era segnato.

2 – Tutto è cominciato nel 1966 con i Poor Men…

R – Abitavo in Corea Nuova in Via Bezzecca 4. Nel palazzo di fronte abitava il mio amico Nedo Faucci. Io e lui decidemmo insieme nella mia cantina di mettere su` un “Complesso” e` cosi` che a quel tempo veniva chiamato un gruppo musicale. Nedo sarebbe stato il cantante. Il fratello di Nedo (Aldo) un pochino piu` grande di noi ci disse:…avrete bisogno di un batterista. Sono sicuro che ad Ettore Senesi piacerebbe imparare a suonare la batteria e fare parte del vostro complesso. Ettore poi si rivelo` un ottimo batterista. Anche un altro nostro amico di Corea Roberto Bois volle diventare uno del nostro gruppo e allora decidemmo che lui sarebbe stato il bassista. Il nostro complesso fu` battezzato (L`idea venne da Ettore) con il nome: “The Poor Men”. La prima vera volta che abbiamo suonato per soldi e` stato La note dell`ultimo dell`anno 1966/67 a Castel del Boccale. Eravamo in 5 (il secondo chitarrista soprannominato Beetoven di cui non mi ricordo il suo nome) e ci siamo divisi 80.000 lire…..per noi e` stata una bellissima esperienza.

3 – Al Piper eravate di casa…che ricordi hai di quegli anni ?

R – 1967 e 68 Il nostro complesso alla passione che ci mettevamo crebbe notevolmente in ogni senso. Con I due fratelli Roberto Agostino al basso e Alessandro Agostino alla seconda chitarra eravamo diventati molto uniti e compatti. Eravamo parecchio richiesti e avevamo cominciato a suonare spesso in tante situazioni diverse, anche nei locali notturni. Sognavo un giorno di poter suonare al Piper di Viareggio ma intanto eravamo diventati il gruppo stabile del Piper di Livorno. Suonavamo molto Rock e Rhythm and Blues. Eravamo appassionati soprattutto di Jimi Hendrix. L`estate del 1968 fu` memorabile al Bagno Arcobaleno dove potevamo suonare a tutta birra. Fu` li` che io e mia moglie ci siamo incontrati. Un giorno di Settembre del 68 il proprietario del Piper di Livorno Marco Cignetti ci chiamo` per dirci che Nevil Cameron aveva bisogno di un nuovo gruppo perche` improvvisamente la band che suonava per lui erano tornati a Liverpool e lui entro un paio di settimane aveva dei contratti importanti che doveva ottemperare. Noi conoscevamo gia` Nevil Cameron perche` avevamo suonato come spalla a due suoi concerti. Era un`occasione unica per noi. Con la morte nel cuore ci siamo dovuti lasciare con Nedo il cantante e con I due sassofonisti che erano rimasti fedeli a Nevil, The Poor Men cessarono di esistere per fondersi nel Nevil Cameron and The Groove. 4 Livornesi con 2 di Liverpool e il cantante Jamaicano. Lo stile era Rhythm and Blues.

4 – Poi nel 1968 l’incontro con Nevil Cameron…e la nascita dei Groove…

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R – Con Nevil Cameron gran parte del 69 e del 70 eravamo di casa al Piper di Roma e ogni tanto a quello di Viareggio. Fu` cosi` che coronai il mio sogno di suonare al Piper di Viareggio. Era a Roma che nel 69/70 I Ricchi e Poveri (che allora non erano nessuno) ci facevano da spalla e devo dire che mi erano simpatico perche` suonavano e cantavano I pezzi dei Mamas and Papas. Comunque l`attrazione vera eravamo noi. Quando dico “noi” intendo….Nevil Cameron and The Grove sia chiaro che I Poor Men non esistevano piu`. Nevil ci ha fatto sudare sette camice per piu` di una settimana 12 ore al giorno di prove e sto` dicendo la verita`. Per due anni abbiamo fatto concerti in tutta Italia da Nord a Sud.

5 – Com’è la storia che i Ricchi e Poveri vi facevano da spalla?

R – Il 18 Settembre del 1970 il giorno della morte di Jimi Hendrix fu` l`ultima volta che Nevil Cameron and The Groove si sono esibiti insieme. Al Titan di Roma dove anche Jimi aveva suonato. I due fratelli Roberto e Alessandro stavano per lasciare l`Italia per sempre per andare a stabilirsi Nel New Jersey non lontani da New York. Io ed Ettore non abbiamo avuto la voglia di continuare con Nevil (Errore fatale) e semplicemente siamo tornati alle nostre normalita` Livornesi.

6 – Nel 1970 il gruppo si sciolse…dissidi interni o che altro?

R – Gli anni che sono passati poi sono stati pieni di altri tipi di esperienze e non rinnego nulla anzi aver suonato nei Night Clubs e` sempre stata fonte di arricchimento musicale, c`e` sempre da imparare da qualsiasi stile. Nel 74 Bobby Solo fu` nostro coproduttore insieme a Roberto (…………) La produzione fu` grande e bellissima con un bellissimo servizio fotografico nel Foro Romano, il nostro gruppo si chiamava “Raptus” Il pezzo in inglese si intitolava “Try this Now” Usci` anche su una cassetta promozionale sulla rivista GONG ma purtroppo il tutto fini` in una bancarotta. Nel 78 Nella “Ricordi” di Milano Io e Antonio Liotti abbiamo lavorato al progetto che fu` intitolato “Miscuglio Magico” Il gruppo nato a tavolino nella Ricordi si chiamava MAGNUM. Alla batteria Tuttio de Piscopo e al coro Gianna Nannini. Sara` bene che mi fermo qui` perche` temo di essermi dilungato un po` troppo.

7 – Quando ti sei trasferito a Londra, dove abiti tutt’oggi , che ambiente hai trovato nella capitale inglese tu che venivi da una realtà di provincia?

R – Quando mi sono trasferito (nel 1985) a Londra dove tuttora sono, ero reduce di lavorare nella musica da discoteca e credevo che avrei potuto continuare a fare lo stesso ma mi illudevo. Ho cominciato a suonare e cantare nei Dinner Dancing qui` a Londra e ancora lo faccio. Ho provato a bussare a molte porte ma se non hai delle conoscenze o delle raccomandazioni qui` entrare nelle case discografiche e` praticamente impossibile, non importa se sei bravo o se sei bello. Non mi lamento perche` ho lavorato in continuazione e ho potuto finire di pagare il mutuo nel 94 ma e` anche vero che mi sarebbe piaciuto entrare in qualche casa discografica. Tutto sommato devo dire che qui` a Londra mi sono sentito a casa mia da subito.

8 – Come si vive a Londra?

R – Gli Inglesi non mi dispiacciano, fanno molto gli affari suoi e sono amanti delle regole Infatti qui` tutto funziona alla perfezione. Sono grandi bevitori di birra e la percentuale di alcolizzati e` maggiore nelle donne. Non mi piace molto il fatto che quando entrano nei locali sono sempre molto educati e perfetti Ma dopo qualche drinks (Spesso) diventano dei mostri. Se sento la nostalgia? ECCOME! Io amo la mi` Livorno e sempre la amero`.

Ti prende mai la nostalgia?

9 – Chi è oggi Edmondo “Mondo” Guidi ? Naturalmente suoni ancora…

R- Oggi Edmondo Guidi (Mondo) e` un fissato dei 5 Stelle che spera che un giorno le cose andranno meglio Perche` io voglio tornare e vedere la mi` Livorno un po` meglio di come l`ho lasciata.

10 – Vuoi salutare qualcuno in particolare a Livorno attraverso il nostro giornale?

R – La lista delle persone che vorrei salutare e` troppo lunga e non vorrei fare torto a nessuno Anzi voglio abbracciare tutti i Livornesi che conosco e anche quelli che non conosco. Un unico pensiero che viene dal cuore va` al mio amico fraterno Manlio Pepe che troppo presto ci ha lasciati.

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ADRIANO BRILLI

D Tutto ebbe inizio nel 1958 con il gruppo Roby & The Gentlemen

R Si, per tanti anni ho cantato e suonato la chitarra con con Roby. Eravamo di casa a Viareggio, a Massa , alle Panterai a Montecatini , a Stiava. Pensa che per circa quattro mesi abbiamo suonato al Gancino a Torini. Poi all’Arlecchino e al Reposi in Valle d’Aosta

D Avete accompagnato anche Gino Paoli…

R Si, per molti mesi siamo stati il suo gruppo. Lo abbiamo accompagnato a Gabice Monte e dopo abbiamo continuato la stagione a Riccione, Rimini e Cesenatico.

D Alla fine dei 60 il gruppo si scioglie ed entri a far parte dei 5 Cirochi…raccontaci

R Una volta tornati a Livorno dalla tournee con Gino Paoli io sono uscito dal gruppo per formare un gruppo che si chiamava i 5 Cirochi.

D E dopo i Cirochi che è successo?

R Dopo ho formato un altro gruppo con i migliori musicisti di Livorno : Quantini, Caroti, Menichino e Bruno Basso . Ci esibimmo alla Rotonda , al Corallo e all’SVS .

Una volta terminata quella esperienza ho iniziato a fare la professione vera e propria.

Ho suonato per tanto tempo al caminetto di Tirrenia accompagnando di volta in volta Mina, Dalla. Gaber, Il mio gruppo si chiamava Adriano e i 5 assi. Andammo in giro per tutta Italia Siamo stati anche all’estero : Svizzera, Novy Sad (vecchia Yugoslavia) Francia, vicino Parigi, alla Plage de Gourny sur Marne.

D C’è qualche gruppo o artista che ricordi particolarmente ?

R Giangi che abbiamo suonato insieme. Lombardi Gabriele dei Formula Tre Poi Toni Mazzoni e Grossi. Abbiamo fatto anche una serata insieme.

D Mi risulta che tu non abbia mai smesso di suonare…e che tu ti esibisci ancora

R Si. Una volta terminata l’esperienza con i vari gruppi ho continuato a suonare e cantare da solo, suonando anche la tastiera per qualche anno, soprattutto in Sardegna e Corsica, in hotel e villaggi.

D Chi è oggi Adriano Brilli ?

R Un musicista in pensione che fa qualche serata ogni tanto per divertirsi.

VALERIO CHIMENTI

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D Il basso…da sempre il tuo strumento?

R All’età di 8 anni cominciai a prendere lezioni di chitarra dietro iniziativa di mio padre,in quegli anni vivevo in Australia. Nel 1964 quando siamo tornati in Italia per la mia famiglia c’erano altre priorità e le lezioni di chitarra furono abbandonate. Verso i 14 anni vidi in un negozio di strumenti musicali quella chitarra ” strana ” con 4 corde grosse ;non so perché ma mi affascinò , cominciai a prendere lezioni di basso e dopo poco feci la mia prima strumentazione : basso Hofner semiacustico e amplificatore Meazzi per la grande cifra di 60 mila lire .

D A metà degli anni 70 formasti il “complesso” Il Punto”

R Nel 1971 metto su il mio gruppo ” Le Nuove Parole ” . Iniziamo con i concorsi cittadini con un paio di secondi posti . Nel 1972 fui contattato da Valerio Gasperini ex “Soul Fire ” che stava formando il ” Punto ” con Roberto Benedetti. In seguito si aggiunsero Massimo Chicca e Valeriano Tramagli . Il debutto fu al dancing il “Morino” di Barga e fu fantastico .

D Erano anni fantastici…che ricordi hai della scena musicale livornese del tempo?

R Si è vero erano anni fantastici. Con il nostro furgone Volkswagem cominciammo a girare la toscana a fare serate . Si stava respirando aria nuova. A Livorno c’era tanta gente che suonava,la cantina o garage diventavano il fondo che poi puntualmente venivi sfrattato perché davi noia . Con i nostri capelli lunghi e il look un’ pò selvaggio e l’atteggiamento anticonformistico si vedeva che il mondo stava cambiando. Ogni tanto ti arrivava qualche disco da Camp Darby e rimanevi sconcertato dalla bravura dei musicisti di oltreoceano che ti davano stimolo a migliorarti

D Deep Purple, Uriah Heep, Free…un repertorio di cover importante…

R I Deep Purple sono stati fondamentali per la mia formazione musicale . ” Made in Japan ” per me è il Live più bello che ho ascoltato . Gli Uriah Heep erano splendidi con i loro cori e la bellissima “July morning” . i Free erano grintosi i Jethro Tull erano geniali i Cream con quegli assoli di Clapton che non finivano mai erano stupendi . In quegli anni il pubblico voleva queste cose e a noi la cosa non poteva che far piacere .

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D E dopo “Il Punto” che successe?

R Nel 1976 il ” Punto ” diventa ” Alturas ” ; subentrano nuovi musicisti. Mauro Senesi alla voce,Antonio Scanu alla chitarra e Baldo Lami alle tastiere . il panorama del mondo musicale stava cambiando , il rock nelle sale stava il posto alla discodance Si aggiunse al gruppo una cantante americana di colore di nome Shirley . Cambio totale di repertorio e inizio giro dancing della toscana . Nel 1979 il gruppo si scioglie e ognuno prende la sua strada musicale .

D Quali sono i bassisti che più ti hanno influenzato e che più ammiri?

R Il bassista che mi ha influenzato è Gary Thain degli Uriah Heep : aveva una tecnica e dei fraseggi con il basso che sarebbero attuali tutt’ora e Verdine White degli Earth Wind e Fire che ha una ritmica esagerata.

D Hai qualche rimpianto musicalmente parlando? Qualche occasione perduta?

R Sarei stato curioso ,se si continuava a suonare, di vedere dove saremmo arrivati con gli ” Alturas ” ,eravamo veramente un bel gruppo .

D So che suoni ancora…parlaci del tuo gruppo odierno e dei vostri progetti

R Nel 2011 ho fondato i ” Vintage Again ” un gruppo di coetanei con una gran passione per la musica . Il nostro genere è rock anni 70 e oltre . Facciamo dei Live nei vari locali adatti a questo genere .

D Te sei stato un protagonista degli anni 70 e ancora oggi suoni…che differenza tra i due tempi…a parte qualche capello bianco?

RGli anni . Quando sei giovane hai tanta voglia di suonare , alla nostra età sei più esigente e vuoi suonare bene .

D Chi è oggi Valerio Chimenti?

R Valerio Chimenti oggi è una persona che è stata più di 30 anni senza suonare ma che grazie ai miei figli Denis e Matteo, che sono due bravi musicisti, è rimasto sempre aggiornato sul panorama musicale .Suonare mi fa stare bene e spero di non smettere più .

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VALERIO CHIMENTI

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D Il basso…da sempre il tuo strumento?

R All’età di 8 anni cominciai a prendere lezioni di chitarra dietro iniziativa di mio padre,in quegli anni vivevo in Australia. Nel 1964 quando siamo tornati in Italia per la mia famiglia c’erano altre priorità e le lezioni di chitarra furono abbandonate. Verso i 14 anni vidi in un negozio di strumenti musicali quella chitarra ” strana ” con 4 corde grosse ;non so perché ma mi affascinò , cominciai a prendere lezioni di basso e dopo poco feci la mia prima strumentazione : basso Hofner semiacustico e amplificatore Meazzi per la grande cifra di 60 mila lire .

D A metà degli anni 70 formasti il “complesso” Il Punto”

R Nel 1971 metto su il mio gruppo ” Le Nuove Parole ” . Iniziamo con i concorsi cittadini con un paio di secondi posti . Nel 1972 fui contattato da Valerio Gasperini ex “Soul Fire ” che stava formando il ” Punto ” con Roberto Benedetti. In seguito si aggiunsero Massimo Chicca e Valeriano Tramagli . Il debutto fu al dancing il “Morino” di Barga e fu fantastico .

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D Erano anni fantastici…che ricordi hai della scena musicale livornese del tempo?

R Si è vero erano anni fantastici. Con il nostro furgone Volkswagem cominciammo a girare la toscana a fare serate . Si stava respirando aria nuova. A Livorno c’era tanta gente che suonava,la cantina o garage diventavano il fondo che poi puntualmente venivi sfrattato perché davi noia . Con i nostri capelli lunghi e il look un’ pò selvaggio e l’atteggiamento anticonformistico si vedeva che il mondo stava cambiando. Ogni tanto ti arrivava qualche disco da Camp Darby e rimanevi sconcertato dalla bravura dei musicisti di oltreoceano che ti davano stimolo a migliorarti

D Deep Purple, Uriah Heep, Free…un repertorio di cover importante…

R I Deep Purple sono stati fondamentali per la mia formazione musicale . ” Made in Japan ” per me è il Live più bello che ho ascoltato . Gli Uriah Heep erano splendidi con i loro cori e la bellissima “July morning” . i Free erano grintosi i Jethro Tull erano geniali i Cream con quegli assoli di Clapton che non finivano mai erano stupendi . In quegli anni il pubblico voleva queste cose e a noi la cosa non poteva che far piacere .

D E dopo “Il Punto” che successe?

R Nel 1976 il ” Punto ” diventa ” Alturas ” ; subentrano nuovi musicisti. Mauro Senesi alla voce,Antonio Scanu alla chitarra e Baldo Lami alle tastiere . il panorama del mondo musicale stava cambiando , il rock nelle sale stava il posto alla discodance Si aggiunse al gruppo una cantante americana di colore di nome Shirley . Cambio totale di repertorio e inizio giro dancing della toscana . Nel 1979 il gruppo si scioglie e ognuno prende la sua strada musicale .

D Quali sono i bassisti che più ti hanno influenzato e che più ammiri?

R Il bassista che mi ha influenzato è Gary Thain degli Uriah Heep : aveva una tecnica e dei fraseggi con il basso che sarebbero attuali tutt’ora e Verdine White degli Earth Wind e Fire che ha una ritmica esagerata.

D Hai qualche rimpianto musicalmente parlando? Qualche occasione perduta?

R Sarei stato curioso ,se si continuava a suonare, di vedere dove saremmo arrivati con gli ” Alturas ” ,eravamo veramente un bel gruppo .

D So che suoni ancora…parlaci del tuo gruppo odierno e dei vostri progetti

R Nel 2011 ho fondato i ” Vintage Again ” un gruppo di coetanei con una gran passione per la musica . Il nostro genere è rock anni 70 e oltre . Facciamo dei Live nei vari locali adatti a questo genere .

D Te sei stato un protagonista degli anni 70 e ancora oggi suoni…che differenza tra i due tempi…a parte qualche capello bianco?

RGli anni . Quando sei giovane hai tanta voglia di suonare , alla nostra età sei più esigente e vuoi suonare bene .

D Chi è oggi Valerio Chimenti?

R Valerio Chimenti oggi è una persona che è stata più di 30 anni senza suonare ma che grazie ai miei figli Denis e Matteo, che sono due bravi musicisti, è rimasto sempre aggiornato sul panorama musicale .Suonare mi fa stare bene e spero di non smettere più .

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STEFANO LUCARELLI

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1) Hai detto bene: “innamorati della musica” e sopratutto di certa musica. Dici un po’ meno bene quando ci definisci “ragazzi” perché, se pensi che io – 58 anni suonati – sono il “bimbo” del gruppo e gli altri hanno tutti qualche anno più di me, di “ragazzi” abbiamo ben poco”, ahahahahah.

Scherzi a parte: la musica è nella nostra vita da sempre, è parte importantissima di noi e quindi è bello, seppur con i nostri limiti, poterla suonare e proporre durante le nostre esibizioni.

Già che ci sono vorrei qui ricordare gli anzian… ehm… gli esperti musicisti che condividono con me l’esperienza del “Genius Quintet”: Cesare Caroti, il più grande interprete bianco VIVENTE di musica nera, alla voce; Pieraldo Santini, tastiere e cori, Gigi “Hendrix” Saba, chitarra, Claudio Filippelli, basso ed io… sculacciatamburi. Inoltre i “Genius” sono – per parte del loro repertorio – affiancati da due sassofonisti: Renzo Pacini e Sauro Moriconi.

2) Pur essendo un grande amante e conoscitore della musica rock, blues, soul, jazz etc. la mia attività musicale si è svolta prevalentemente nell’ambito “musica da ballo”… In anni recenti, quando ho ripreso a suonare, dopo parecchi anni di “bacchette appese al chiodo”, e svolgevo la mia primaria attività di grafico per conto del Livorno Calcio, ebbi l’idea di formare un gruppo che comprendeva, fra gli altri, giocatori in forza alla compagine amaranto, per l’esattezza i gemelli Antonio ed Emanuele Filippini ai quali si unì in seguito l’altro calciatore Davide Moro. Il gruppo si chiamava “Le Triglie Rock” ed era completato da un duo vocale femminile “Le Trigliettes”. Musica rock con un occhio di riguardo a Bruce Springsteen dato che i gemelli Filippini sono gravemente “malati di Springsteenite acuta”. Ovviamente, all’epoca (2008/2009), grande, scontato successo data la presenza dei famosi calciatori amaranto. Poi successivamente ho fatto parte della “John Doe’s rock cover band”, dei “70 Night Fever” (musica disco anni ‘70) per arrivare, infine, ai “Genius”.

3) No, non sono un chitarrista/tastierista/ bassista pentito. La batteria è sempre stato il mio amore… un amore che purtroppo, per tanto tempo, in varie occasioni – per la piega presa dalla mia vita e per una certa pigrizia – ho trascurato. Nel senso che non mi sono applicato con la dovuta costanza allo strumento tralasciando gli studi dello stesso, cosa che adesso rimpiango enormemente. Pensa che quando mi approcciai alla batteria (una vita fa), iniziai a prendere lezioni dal mio grande amico (e grande batterista) Carlo Cavallini… Arrivato alla lezione riguardante le “terzine” fui ingaggiato per andare a suonare in un complesso (all’epoca non esistevano gruppi, band, “orchestre, ndr) di liscio e quindi mi dedicai a quest’attività (che mi portava un po’ di soldi in tasca) accantonando lo studio della batteria. Poi: i primi amori, la radio (era il periodo dell’esplosione del fenomeno “radio libere”), il militare, contribuirono a farmi abbandonare lo studio.

4) Fra i batteristi che mi hanno influenzato, o meglio, i batteristi per i quali ho avuto – ed ho – una sorta di venerazione sono stati, in ordine temporale, Ringo Starr, Alan White, Jeff Porcaro e quello che a mio parere è il più grande in assoluto Steve Gadd.

5) Culo? Non ho mai avuto una gran fortuna nella mia attività batteristica. Diciamo che l’unica forma di “culo” che ho avuto grazie alla musica è stata quella di conoscere un sacco di persone che poi sono diventate grandi amicizie. Insomma, se devo fare paragoni illustri, più che Charlie Watts, mi sento Pete Best (a mio parere il batterista più sfigato al mondo).

6) Livorno in ambito musicale (come il resto d’Italia e probabilmente del mondo) è cambiata tantissimo. Ad esempio… quando ho iniziato a suonare nella metà degli anni ‘70 era un problema enorme trovare un posto dove poter provare, per cui eravamo sempre alla ricerca di stanze (possibilmente isolate) che insonorizzavamo alla meglio (polistirolo recuperato dagli scarti della fabbrica che era in via delle Cateratte, cartoni delle uova, lana di vetro etc.). Adesso – per la fortuna dei musicisti di oggi – ci sono varie strutture attrezzate a sala prove, per cui basta andare lì, pagare i pochi euro richiesti ed hai la possibilità di provare. Poi, rispetto agli anni della mia gioventù, adesso c’è molta più gente che suona… e suona anche bene, perché ha maggiori opportunità di studiare, provare ed anche esibirsi, rispetto a quelle che avevamo noi tanti anni fa.

7) Sono stato uno dei fondatori e “voci di punta” di una delle prime radio libere livornesi, Radio Rosa Livorno, nata nel 1977. È stata una bellissima esperienza, condivisa con tanti amici che a distanza di quasi 40 anni sono rimasti tali. Mi piace ricordare i vari programmi musicali, i giochi telefonici, le dediche che erano tanto in voga all’epoca, le prime dirette radiofoniche di calcio e basket, i tantissimi aneddoti… Per esempio quella volta che riuscimmo a raccontare in diretta il tentativo di rapimento di Tito Neri Jr. e la conseguente caccia ai rapitori. Un vero scoop che però non fu dovuto al nostro fiuto giornalistico, bensì al fatto che tutto si svolse sotto le nostre finestre dei nostri studi! E poi le interviste, gli ospiti famosi: Lucio Dalla, Pino Daniele, Rino Gaetano, Ivan Graziani, Augusto Daolio dei Nomadi, Mango… ‘azz: sono tutti morti! e Joe Egan, Ron, La Locanda delle Fate, Nino Castelnuovo, Ivana Monti e tantissimi altri. Poi, in anni successivi, sempre come speaker radiofonico ho prestato la mia opera in altre emittenti locali come Studio ‘82 e Radio Livorno città Aperta… e l’anno scorso, col mio fraterno amico Paolo Taradash, abbiamo fatto una serie di trasmissioni sotto il nome di “I ragazzi irresistibili” presso Radio Cage… Insomma, la radio, come la musica è stata – ed è – parte importantissima della mia vita.

8) Come “Genius Quintet” (più due sax) abbiamo in programma per domenica 3 luglio una esibizione “live” presso lo splendido Spazio Caletta. Come ogni volta che ci proponiamo per una serata, da un certo punto in poi, a noi si uniranno sul palco tanti altri amici cantanti, musicisti in una sorta di jam session… Di solito si parte in cinque e si finisce in dieci/dodici. Per questa estate altre serate sono previste in vari locali e bagni del litorale livornese/pisano. “Stay tuned” sulla nostra pagina Facebook “The Genius Quintet”.

9) Oggi Stefano Lucarelli è un “bimbo” che si avvia a gran velocità verso i 60 anni, con la stessa voglia di ridere e divertirsi come quando era ventenne… Con qualche acciacco in più e tantissimi capelli in meno… Uno che continua a suonare, nonostante tante difficoltà, uno che svolge la sua attività di grafico pubblicitario alla quale da qualche mese a questa parte affianca quella di “venditore” di dischi, cd e libri presso i mercatini dell’usato.

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RENZO PACINI

renzo-pacini-e-i-pianetiD Renzo quando il tuo incontro con la musica?

R Nato nel 1950, incontrai la musica poco più che adolescente; negli anni “60, tutti suonavano, nei quartieri popolari era un continuo nascere di complessini: pochi accordi, una chitarra, un buon orecchio e un po’ di voce e ti sentivi già pronto per formare un complesso. Venni attratto da questo fenomeno e cominciai a prendere lezioni di musica e di chitarra dal M° Meneghino e dal M° Silvestrini, ma la voglia di suonare e la buona attitudine musicale, mi spinsero ben presto a sperimentare lo strumento da autodidatta, seguendo le dritte degli amici più grandi e più bravi di me con i quali mi aggregavo per formare alcuni complessini, dalla vita molto breve, prima nel ruolo di chitarrista e successivamente e definitivamente nel ruolo di bassista cantante. E’ proprio in questo ruolo che incontrai dei musicisti molto più grandi ed esperti (Bubi Abeniacar, Vinicio Casella, Pippo Savattieri) che mi avviarono alla professione.

D Finchè un giorno incontrasti I Pianeti…li prendesti sotto la tua ala protettrice tanto da essere ricordato come “il quinto Pianeta”

R Si, proprio così: stimolato dalle loro insistenti richieste, provai ad insegnare ad un gruppo di ragazzini di Coteto che avevano 5 anni meno di me: Roberto Carotenuto, Marco Mazzanti, Raoul Laucci (scomparso prematuramente pochi anni fa) e Marco Bassano, che in poco tempo, essendo molto dotati metteranno su il complesso dei Pianeti, che avrà per qualche anno un discreto successo.

D Riprendiamo il discorso su Renzo Pacini musicista

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R Ho meno di 20 anni, quando con enorme dispiacere della mia famiglia comincio ad andare a suonare nei nigth club, (orario: 22.00 – 4.00); cantavo e suonava il basso per 6 ore, tutti giorni dell’ anno, anche per Natale (non c’erano feste).

D Ovviamente fu una scelta che ti costrinse a cambiare repertorio.

R Si, Stop coi Rolling stones ….. questa nuova strada mi costringe ad abbandonare la musica che amavo e che mi aveva attratto da subito, per dedicarmi ad un genere più classico e più apprezzato da un pubblico non giovanissimo come quello dei frequentatori dei locali notturni. E’ questa comunque un’ esperienza importante che mi segna profondamente e mi mette in condizione di imparare un repertorio infinito di pezzi classici della musica italiana e internazionale, ma soprattutto di imparare a suonare con altri canzoni mai provate ed addirittura mai sentite, cercando di trovare, per tentativi, le note giuste (nel mio caso gli accordi giusti). Una sofferenza immane che nel giro di un po’ di tempo ha dato i frutti facendo sviluppare una capacità di sentire e di riprodurre (già in possesso dei miei anziani compagni di avventure notturne) che non avrei mai immaginato di possedere.

D Quindi tutto bene…strada spianata…

R Macchè! Questa affascinante avventura (gratificante anche dal punto di vista economico) non durò molto; era incompatibile con il percorso di vita che avevo in programma, che vedeva lo studio in primo piano e una successiva dura gavetta per inserirsi nel mondo del lavoro. Infatti dopo meno di due anni, a 22 anni non ancora compiuti, l’ esperienza professionale fini.

D Così attaccasti lo strumento al chiodo?

R No, aspetta. Non finì però la passione della musica che, grazie all’ esperienza vissuta, mi ha consentito di tenere banco, con un repertorio inesauribile, in molte occasioni conviviali, cantando e suonando la chitarra per ore.

D Come hai scoperto il sax, strumento che adoro.

R Alcuni anni fa, quando da 62 enne pensionato, entrando a far parte della Banda Musicale dell’ SVS, ha scoperto il SAX e ne ho subito il fascino al punto di mettere da parte gli strumenti musicali che mi avevano accompagnato per tutta la vita, per dedicare a questo ostico strumento tutta la quota di tempo riservata alla musica. Anche per questo strumento l’ approccio è stato fondamentalmente da autodidatta, privilegiando il suono per imitazione, mettendo in campo le esperienze introiettate nella precedente attività musicale con altri strumenti. L’ orecchio non mi manca, la tecnica viene studiata con impegno, le conoscenze teoriche fondamentali dell’ armonia nemmeno; quindi gli ingredienti per ripartire e risalire sul palco per suonare, senza aver mai provato, come facevo da giovane, con altri ci sono. Parte così la nuova avventura musicale di Renzo sassofonista, che timidamente si affaccia al mondo musicale, dove incontra vecchi e nuovi amici musicisti che lo incoraggiano a preparare pezzi “sassofonosi”; è Sauro Moriconi che lo incoraggia a partecipare alle “jam” facendogli conoscere da vicino il mondo affascinante del blues. Con Sauro provo anche con gruppi già costituiti ed autosufficienti (I Genius, I Pianeti, Steak Blues Band), aggiungendo ai pezzi che lo richiedono quel fascino e quegli effetti che i fiati sanno dare.

D Se chi ti legge volesse ascoltarti dal vivo?

R Quest’ anno abbiamo frequentato assiduamente le Jam della Birrosteria, La sentina, Porcari Chicago Blues, Route 66…..fate una scappata…buona musica e buoni amici…che c’è di meglio?

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