MATTEO TRIPODI

D Matteo Tripodi, violista…come e quando nasce in te l’amore per questo strumento?

R L’amore per la viola nacque quando avevo 13 anni. Durante la seconda media conobbi la violista Simona Ciardini, che era venuta alla scuola media “G. Borsi” per fare una supplenza all’allora professoressa di violino Rita Bacchelli. Alla fine dell’anno scolastico entrambe mi consigliarono di entrare nella classe di viola dell’Istituto “P. Mascagni”. Da lì il mio amore per questo strumento esplose grazie agl’insegnamenti di colui che fu il mio primo maestro di viola, Riccardo Masi.

D Naturalmente hai fatto studi classici…

R Il mio percorso di studi è iniziato nell’ottobre del 2007 e si è concluso nell’ottobre del 2020. Fino all’ottobre del 2015 ho frequentato l’Istituto “P. Mascagni”, studiando prima con Riccardo Masi e poi Dorotea Vismara; dal novembre dello stesso anno fino al giugno del 2017 ho frequentato il Conservatorio “Cherubini” di Firenze, dove sotto la guida di Augusto Vismara ho conseguito il diploma di vecchio ordinamento con voto 10. Dall’ottobre del 2017 mi sono iscritto al biennio di specializzazione in viola all’Istituto “P. Mascagni”, dove ho studiato prima con Stefano Trevisan e poi con Agostino Mattioni; nell’ottobre del 2020 ho conseguito la laurea di II livello con votazione 110 e Lode.

D Attualmente fai parte dell’Ensemble Bacchelli, un’Associazione Musicale che ha lo scopo di promuovere lo studio, l’approfondimento, la pratica della musica …bella esperienza…raccontaci…

R L’”Ensemble Bacchelli” è nato nel 2005 come gruppo d’archi formato da Rita Bacchelli ed alcuni suoi ex allievi della scuola media. Il mio viaggio con l’”Ensemble Bacchelli” è iniziato nell’estate del 2007, e continua tutt’oggi, dove negli ultimi anni sto ricoprendo il ruolo di prima viola e solista. L’Associazione come tale è nata nel 2008, mentre i corsi sono attivi da una decina di anni. Questi corsi sono chiamati LEB (laboratori dell’Ensemble Bacchelli”) e prevedono sia corsi singoli di strumento sia vari gruppi: l’orchestra Junior (che prevede allievi fino ai 12 anni), l’orchestra Young (con allievi dai 13 anni in su) e il coro. Queste realtà si esibiscono sia da sole sia insieme all’orchestra principale.

D La viola è impiegata principalmente nella musica classica, sia come strumento solistico (anche se è meno comune in questo ruolo rispetto ad altri strumenti della sua famiglia, come il violino o il violoncello), sia in orchestra, nel quartetto d’archi e in svariate formazioni cameristiche…immagino che sia questo il tuo genere preferito.

R Sì, in effetti questo è il mio genere preferito e amo moltissimo suonare la musica da camera, anche se il mio sogno nella vita è quello di riuscire ad entrare in un’orchestra sinfonica stabile.

D La viola ha un ruolo significativo nella musica tradizionale di alcuni paesi europei, in particolare nella cultura ungherese e rumena, mentre si tratta di uno strumento non comune nella musica leggera, nel rock o nel jazz, mentre altri strumenti, tradizionalmente “classici” come il sax e il violino trovano impiego in questi generi…come te lo spieghi?

R La predilezione per certi strumenti si può riscontrare per vari motivi: acustici, di timbro e anche per la cultura di appartenenza dei gruppi che scelgono di utilizzarli. Uno strumento che può essere riconosciuto facilmente all’orecchio ha più possibilità di essere utilizzato. Per esempio, la viola è stata utilizzata meno degli altri archi come solista perché a livello di ottava si trova in una posizione mediana tra il violino che è il soprano e il violoncello che è il tenore. Invece, le viole tradizionali dell’est sono utilizzate principalmente per accompagnare, infatti, a differenza degli strumenti ad arco occidentali hanno il ponticello sprovvisto di curva.

D Durante la giornata non c’è mai posto per un po’ di rock’n’roll?

R Per quanto il mio genere preferito sia la musica classica (che in realtà si chiama musica colta occidentale), io ascolto tantissimo anche gli altri generi musicali: alcuni tra i miei gruppi preferiti ci sono i The Beatles, i Metallica, Skillet. In più amo tantissimo le canzoni dei classici Disney.

D Quali sono stati i tuoi punti di riferimento, i violisti che ti hanno lasciato “a bocca aperta”?

R I miei violisti preferiti sono: William Primrose, Paul Hindemith, Yuri Bashmet, Tabea Zimmermann e Amihai Grosz. In particolare, Primrose è stato colui che nella prima metà del ’900 ha ridato dignità alla viola come strumento solista, che era stata accantonata dai compositori del periodo romantico.

D Immagino che tu abbia suonato in molti teatri e in scenari stupendi…quali ricordi in maniera particolare?

R Alcuni dei luoghi in cui mi sono esibito sono ovviamente il teatro Goldoni con l’orchestra del teatro e dell’Istituto “Mascagni”, il teatro del Maggio musicale fiorentino e il teatro Verdi di Firenze dove ho suonato con l’orchestra del conservatorio Cherubini, il teatro Verdi di Pisa dove ho suonato con l’orchestra Archè. Altri posti meravigliosi dove ho suonato si trovano in Spagna, dove mi sono esibito in quartetto d’archi e quintetto con la chitarra per uno scambio culturale organizzato dal Rotary club. Tra i vari luoghi dove abbiamo suonato ci sono il Conservatorio Reale di Madrid e quello di Vigo.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto riemerge, anche se sei molto giovane, musicalmente parlando, qual è il tuo?

R Sinceramente, sono soddisfattissimo del mio percorso di studi musicali e del percorso artistico che sto affrontando, rifarei ogni scelta intrapresa fino ad oggi. Al massimo un giorno mi piacerebbe conseguire anche una laurea in violino, ma sarebbe più un capriccio personale che un rimpianto nato dopo il passaggio alla viola.

D Chi è oggi Matteo Tripodi?

R A livello professionale oggi sono uno strumentista che suona in varie orchestre della Toscana e un’insegnante di violino in alcune scuole private di Livorno e Pisa; a livello umano sono un bambino troppo cresciuto che cerca di divertirsi, di divertire ed emozionare le persone grazie al lavoro più bello che possa esistere.

MARIA CRISTINA PANTALEONE

D Maria Cristina Pantaleone, clarinettista, chitarrista ma anche cantante…nasce prima la musicista o la cantante ?

R. Ho iniziato come musicista, a 9 anni suonavo il clarinetto nella Filarmonica P.Mascagni di Venturina, in seguito ho suonato il basso elettrico sempre in Filarmonica. A 19 anni ho cominciato lo studio della chitarra moderna per poi passare alla classica. Contemporaneamente ho cominciato a cantare accompagnandomi con la chitarra.

D Hai iniziato nelle varie bande della tua zona ma hai fatto anche studi classici come l’Accademia di Santa Cecilia e l’Istituto Mascagni…

R. Ho studiato la chitarra classica in una scuola di musica piombinese, quella di Viviana Tacchella, e ho dato gli esami presso i conservatori citati da privatista.

D Hai collaborato con il gruppo Passiflora con cui partecipi ad un programma su Rai3, con i Lucky Strike hai inciso il CD “Corri nel vento”, con il gruppo Stile Libero hai partecipato al Pistoia Blues Festival 1996, alla rassegna Musica dei Popoli, al programma “Fiore di Pietra” su Rai2, e a Sanremo 1997 con gli O.R.O…mamma mia…soddisfatta immagino…

R. Assolutamente, mi ritengo fortunata per aver fatto tutte queste esperienze, hanno contribuito alla mia formazione come musicista e come insegnante oltre ad aver tenuta viva la voglia di imparare e di mettere sempre in discussione e migliorare la mia capacità professionale.

D Poi mica ti sei fermata…hai partecipato al progetto “Porgy and Bess” presentato al Teatro Verdi di Firenze, hai collaborato con Nick Becattini & Serious Fun, con Alessio Colombini, Matteo Becucci e moltissimi altri…in pratica non ti sei fermata un attimo…

R. Si, ho avuto la possibilità di cantare in progetti musicali di grande valore con dei musicisti di vaglia, sono riuscita anche a mettere su famiglia, ho avuto due figli e grazie a un marito presente e collaborativo sono riuscita a portare avanti tutti i progetti di cui ho fatto parte.

D E infine di sei messa ad insegnare canto presso la scuola comunale di musica CFDMA di Castagneto C.cci…cosa manca adesso ?

R. La scuola di Castagneto è l’ultima di una serie, ho insegnato presso l’Accademia Musicale di Firenze, il CMM di Grosseto, la scuola di musica legata ai Jubilee Shouters, la Sarabanda di Cecina.

Ora insegno al CFDMA, ho limitato la mia attività come insegnante per via di una cardiopatia congenita che è migliorata dopo una operazione importante ma che devo tenere di conto per la mia attività presente. Ho ricominciato a studiare canto lirico con la M.stra Silvia Pantani e continuo a coltivare la passione per la chitarra classica e il flauto da autodidatta.

D Maria Cristina, quali sono stati i tuoi mostri sacri, le tue icòne ?

R. Da giovane ho avuto un grande amore per il progressive classico e per i cantautori italiani poi ho incontrato il jazz, ho perso la testa per Sarah Vaughan, in seguito per Nina Simone, Betty Carter, Carmen McRae e per diversi musicisti, Coltrane, Jarret, Bill Evans, Ellington ecc.ecc…

D Immagino che la lirica e la classica siano nel tuo DNA, ma ascolti anche generi diversi…

R. Sono innamorata della musica elettronica fin da ragazzina, ascoltavo i Kraftewerk ,poi quella degli anni 90 Massive, Portishead, Archive. Anche quella attuale, James Blake, Aphex Twins ecc.

Non sono una profonda conoscitrice ma di sicuro sono una estimatrice della elettronica ben fatta.

D Hai fatto un’ottima carriera e il meglio deve ancora venire…immagino che tu sia stata determinatissima nell’inseguire il tuo sogno…nei ragazzi di oggi trovi la stessa tenacia?

R. Non so se si può paragonare la definizione di tenacia dei i miei tempi a quella odierna. Prima si raggiungevano degli obbiettivi con il tempo necessario , i mezzi a disposizione erano limitati, le scuole di musica erano poche e se volevi formarti dovevi passare per forza dall’esperienza sul campo che per fortuna era possibile, c’erano molti locali che programmavano musica live. Tra gli anni 80 e i 90 sono sorte le scuole di musica a indirizzo pop rock e jazz e molti di noi hanno potuto mettere a frutto le proprie esperienze a scopo formativo.

Ora l’offerta formativa è ampia, passa dal web alle scuole di musica sempre più presenti anche nei centri urbani più piccoli, l’accesso alle informazioni più aggiornate in campo musicale sono alla portata di tutti grazie a internet, la tenacia forse sta nell’accettare una volta di più la precarietà di questo mestiere e nell’avere un piano B nel caso le cose non andassero nella maniera voluta.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto fa capolino…non essere saliti su quel treno che aspettava solo noi a volte ci lascia svegli la notte…dove andava il tuo treno ?

R. A questo punto della vita credo di aver fatto il migliore percorso che potevo, o quantomeno il piu giusto per quella che ero e che sono. La musica mi ha aiutato a vivere, qualche volta a sopravvivere, ho imparato molto su di me attraverso l’espressione musicale, specialmente dal canto, che rimane per me uno strumento speciale perchè profondamente rivelatore e che mi ha permesso di esprimere qualcosa che è parte di me ma anche parte di tutti.

D Chi è oggi Maria Cristina Pantaleone ?

R. Una persona che ha la fortuna di continuare ad avere voglia di imparare.

CESARE CARUGI

D Cesare Carugi, cantautore e chitarrista…giusta la sequenza ?

R Perfetta

D Ci conosciamo da molti anni e posso senza dubbio dire che hai scritto delle belle canzoni…dove e come nasce questa tua “passione” ?

R Non saprei dirlo neanche io probabilmente. La musica è sempre stata una parte essenziale di me sin da quando ero piccolo, allo stesso modo la curiosità e la creatività hanno fatto il resto. Essere legato a certi tipi di musica mi ha indirizzato verso un certo stile che però non ho mai voluto fossilizzare. Ho sempre cercato di evolvermi in tal senso. E’ di grande aiuto anche avere una fervida immaginazione.

D West Coast, Country Music ma anche i grandi rocker, tipo Springsteen o Tom Petty…cosa ti ha più influenzato?

R Tutto va a periodi della mia vita, ho avuto il periodo country, il mio periodo West e il mio periodo East, ma ho avuto anche un periodo in cui ero estremamente attratto da Jeff Buckley, o dai Radiohead, o da Nick Cave. L’influenza che ha la musica verso di me è più ampia di quanto si pensi, ed è in continua evoluzione, probabilmente nell’ultimo anno due dei dischi che ho ascoltato di più sono “The Black Saint and the Sinner Lady” di Charles Mingus e “Night and Day” di Joe Jackson, per dire di qualcosa che sfonda quello che potrebbe essere individuato come un mio spettro sonoro.

D Nel 2010 pubblichi un EP di 6 brani “Open 24 Hrs”, “Here’s To The Road” l’anno seguente (con le partecipazioni di Michael McDermott, Riccardo Maffoni, Daniele Tenca e tanti altri amici musicisti), per arrivare al tuo ultimo lavoro “Pontchartrain” del 2013 (quello che mi piace di più ndr) e Crooner Freak nel 2016 soddisfatto ?

R Sono soddisfatto del tipo di evoluzione che ho fatto, il che non significa che sia totalmente soddisfatto dei dischi. E’ una patologia dei musicisti, quella di essere incontentabili, o di trovare difetti in un disco passato una volta che sono concentrati sul disco seguente.

D E dopo ti sei fermato? Hai attaccato penna e chitarra al chiodo?

R Non l’ho appese al chiodo ma hanno senz’altro preso più polvere rispetto al passato. Il lavoro (che per fortuna è comunque nel mondo della musica) mi ha tolto un po’ di pianificazione sulla mia passione. Non ho rimpianti su questo, non ho mai avuto l’ambizione di fare chissà cosa con la mia musica.

D So che hai intrapreso un nuovo e interessantissimo percorso musicale con Bagana – B District Music una nuova label che da voce artisti emergenti della nostra penisola che ti assorbe completamente…

R L’inizio del mio lavoro in Bagana è purtroppo coinciso con l’arrivo della pandemia, e mi ha permesso – prima delle chiusure – di lavorare a pieno regime solo per pochissimi mesi. Col tempo – visto che col booking eravamo fermi – abbiamo deciso di mettere su anche un’etichetta per artisti emergenti, in cui cerco di dare una mano per quello che posso.

D Chi sono stati i tuoi mostri sacri, i cantanti e musicisti che ti hanno indicato la via?

R Ce n’è uno in ogni angolo della mia esistenza, posso dire. A parte i già citati sopra, Miles Davis, Bob Dylan, Tom Waits, Paul Westerberg, Neil Young, Frank Sinatra, Paolo Conte, Jacques Brel, John Lee Hooker, Thelonius Monk, gli Stones, Robert Wyatt, David Crosby, Coltrane, ma anche i Wilco, Ray Lamontagne, gli Afghan Whigs o quella splendida band che sono i My Bloody Valentine…

D Progetti futuri ? Magari “butti giù una manciata di canzoni” per un nuovo cd ?

R Un disco nuovo sarebbe già in programma, ma al momento mi manca lo stimolo artistico che mi spinge in studio a registrare. E’ una cosa forse troppo personale per essere compresa, ma voglio prendermi tutto il tempo necessario senza fare le cose per forza.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto fa capolino nella nostra mente che ci ricorda che dovevamo salire su quel treno che ci stava aspettando…musicalmente parlando, dove andava il tuo ?

R Non ci crederai, ma se non sono salito su qualche treno a volte l’ho fatto volontariamente. E tra l’altro sto supponendo perché manco me lo ricordo.

D Chi è oggi Cesare Carugi?

R Uno che è riuscito a massimizzare dalla sua passione principale e che è riuscito a guadagnarsi il giusto rispetto per quello che faccio (cosa a volte più gratificante dei soldi). Ed è sempre un gran cazzone, come vent’anni fa.

D Ultimissima domanda…te cecinese purosangue, mezzo labronico, amante del mare…che ci fai a Ferrara ?

R Il mio è stato un trasferimento in gran parte per motivi di organizzazioni lavorative, ma anche dovuto a una situazione che sentivo strettissima. Non sono mai stato un profeta in patria, ne ho mai cercato di diventarlo. E non sono un amante del mare, per essere chiari. Anzi, non credo passerei oltre mezz’ora su una spiaggia prima di annoiarmi di brutto. Sono uscito strano.

ALBERTO BIENTINESI

D Alberto Bientinesi, bassista. Chitarrista pentito o innamorato da sempre dello strumento ?

R Il mio approccio con la musica è stato come avido ascoltatore di dischi jazz, poi ho sentito l’esigenza di iniziare a suonare un strumento… qualsiasi. Alla fine ho ridotto la scelta a tre strumenti : sassofono, contrabbasso e batteria e ho scelto il contrabbasso. Dopo pochi anni ho realizzato che il basso elettrico aveva potenziale artistico in via di sviluppo (stiamo parlando del 1980) e mi sono concentrato su quello, ma va detto che ho sempre giocato con il pianoforte di casa che mi è servito in seguito per comporre.

D Hai fatto studi classici o sei autididatta ?

Ho studiato tecnica del basso elettrico per un anno con Ares Tavola zi e 3 anni teoria, analisi musicale e composizione con Mauro Grossi, più alcuni seminari (Siena Jazz, CPM Milano, Umbria Jazz…)

D Attualmente fai parte del gruppo Ultrasoda, ottimo sound, ottimi musicisti…come nasce questa band ?

R Alla domanda come nasce la band Ultrasoda la risposta è come sono nati tutti i miei progetti: ho chiamato i musicisti per un progetto mio e gli ho sottoposto i brani già scritti in precedenza, poi una volta cominciati i concerti ne ho scrittodi nuovi, pensati per i musicisti stessi. Il repertorio è sempre approvato da tutti e c’è spazio per brani scritti da loro, ma fino a oggi è avvenuto raramente che un membro del gruppo proponesse pezzi propri. Ho sempre messo l’entusiasmo di tutti i componenti al primo posto per portare avanti i progetti . Ho sempre avuto gruppi musicali in cui ero il leader, anche prima di sapere il nome delle note sul basso! Ultrasoda è solo l’attuale formazione con la quale cerco di raccontare me stesso dialogando con gli altri componenti. Gli ottimi musicisti che si avvicendano nel gruppo hanno un ruolo fondamentale per l’identità del progetto. Personalmente sento che il mio strumento più che il basso è la band stessa. Con loro suono pezzi miei vecchi e nuovi che ogni volta assumono nuovi significati.

Ultrasoda

D In precedenza hai fatto parte di altre band ?

R Naturalmente ho avuto altre band in cui ero il leader (si può consultare la mia biografia nel sito : albertobientinesi.wixsite.com/alberto-bientinesi) e nelle fasi della mia vita ho proposto la musica che mi sembrava esprimere..” Ho suonato anche in molti gruppi come sidemen sia in progetti artistici che in situazioni di lavoro. Non sto a elencarli tutti, ma stiamo parlando di contesti musicali di tutti i tipi, dal duo alla big band, a sonorità acustiche a uso di tecnologie sofisticate, a sistemi musicali occidentali e non.

D Hai suonato Rhythm & Blues, soul, jazz ma anche funky, musica afrocubana e brasiliana…impossibile stabilire il tuo genere preferito…

R Non mi sono mai preoccupato della questione del genere, semmai sto molto attento allo stile. In questo mi ha aiutato molto il cinema. Prendiamo i film di Sergio Leone o di Tarantino, o anche quelli di bollywood: i generi convivono tra loro (tensione, dramma, umorismo, surrealismo) ma lo stile è sempre rigoroso. Direi che la mia musica è un treno che parte da una stazione che potremmo chiamare jazz e che viaggia verso nuovi territori. Il treno non si può fermare altrimenti cessa di essere un treno.

D Sei molto conosciuto naturalmente in zona ma anche in Italia e poi hai suonato in ogni posto del mondo: Senegal, Costa D’avorio, Marocco, India, Venezuela, Cuba, Bolivia, Brasile, Uruguay, Romania, Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti…esperienze meravigliose immagino…

R Nella mia vita ho investito molto nei viaggi (viaggi non organizzati, preferibilmente molto lunghi, spesso da solo) e c’è una forte connessione tra i miei viaggi e la mia musica. Ascoltando la mia musica si potrebbe anche intuire i luoghi che ho visitato. Nei viaggi ho sempre avuto occasione di scambio con musicisti locali e ho cercato di vivere più profondamente possibile i luoghi. La musica jazz di oggi è come un pentolone dove si possono mettere molti ingredienti per cucinare sempre cose nuove, così come la società in cui viviamo è sempre più multiculturale. Il genere che preferisco? Non so, ce ne sono molti. Ascolto musiche tradizionali di tutti i paesi, musica popolare, colta, religiosa, da ballo… Mi annoio quando sento che manca una sincerità profonda. Naturalmente ascolto molta musica che non suonerei mai, ma vedo che mi è utile quando creo la MIA musica, è parte delle mie esperienze che agisce a livello inconscio.

Da ragazzino ero un toscano che ascoltava musica afroamericana poi con il tempo ho scoperto i luoghi da cui provenivano le influenze dei miei artisti preferiti e sono risalito alle fonti : il Brasile di Wayne Shorter, l’africa di Joe Zawinul, L’India di John McLaughlin, la Spagna di Chick Corea e poi Giamaica, Cuba, Sud Est Asiatico… Se le esperienze sono state belle? La parola esperienza contiene il concetto di bellezza sia se si fanno esperienze piacevoli che spiacevoli. Il mio punto di riferimento come essere umano è : gratitudine, sempre, la mia parola d’ordine, il mio mantra (o la mia preghiera del mattino

D Progetti futuri ? Un altro CD, concerti magari in zona ?

R Appena torno in Italia devo missare 3 differenti cd, uno dei quali con gli Ultrasoda. Ho già pianificato altri 3 cd da realizzare appena ci sarà il tempo. Dal punto di vista della creatività sono sempre in movimento, non potrò mai realizzare tutto quello che ho in mente (non solo musica, ma anche film e simili…). Realizzare cd per me è una esigenza imprescindibile, quando sento questo richiamo devo registrare e dopo mi sento diverso, alleggerito, pronto per qualcosa di nuovo. Inoltre l’idea che qualcosa di registrare possa rimanere anche dopo la mia morte mi fa sentire meglio

D Ognuno di noi ha un rimpianto che ogni tanto fa capolino…un treno che ci aspettava sul quale non siamo saliti…musicalmente parlando, dove andava quel tuo treno ?

R Non ho rimpianti, le cose sono andate come dovevano andare.

D Chi è oggi Alberto Bientinesi ?

R Alberto oggi è qualcuno che cerca di essere più umano del giorno prima, ogni giorno. La vera sfida per me è cercare di migliorare sempre come essere umano, la mia musica solo un diario, un giocattolo, forse un tranquillante (o un eccitante). Sono sempre pronto a scoprire cose nuove dentro e fuori di me.

GABRIELE CIANGHEROTTI

D Gabriele Ciangherotti, batterista e percussionista immagino da ragazzo per la gioia dei tuoi vicini di casa…

G Certo! Per fortuna i vicini non reclamano troppo quando suono

D Hai fatto studi classici suppongo…e continui a studiare…

G Ho iniziato a suonare le percussioni nel 2011 in 1° media, facendo l’indirizzo musicale della scuola “Mazzini” di Livorno, con Gabriele Pozzolini come insegnante. L’anno successivo fui ammesso ai corsi preaccademici dell’ Istituto superiore di studi musicali “P. Mascagni” di Livorno, studiando con il M° Alessandro Carrieri e poi con il M° Gionata Faralli, che è tutt’ora il mio insegnante. Nel 2019 mi sono diplomato al Liceo musicale “Niccolini-Palli” di Livorno, dove ho prevalentemente studiato batteria con il M° Renato Ughi. Adesso frequento l’ultimo anno di Triennio Accademico, sempre all’istituto “Mascagni” e inoltre studio privatamente con il M° Brian Barker, timpanista dell’orchestra del Teatro Elbphilarmonie di Amburgo. Oltre a questo, studio, sempre privatamente, composizione con il M° Riccardo Perugini

D Attualmente sei in forza all’Orchestra Fondazione Teatro Goldoni…bella esperienza…

G Si, un’esperienza fantastica! Poter suonare diretto da grandi bacchette, come quella del M° Lederhandler o della M° Fratta, e soprattutto, suonare con colleghi stupendi e con molta più esperienza di me, data la mia età, è meraviglioso

D Ovviamente il vostro repertorio orbita intorno alla musica classica e operistica e penso sia quello il genere di musica che prediligi ma…ascolti anche rock vista la tua giovane età ?

G Certo! Un vero musicista secondo me deve essere aperto a tutti i generi di musica. Io sono un appassionato del Progressive Rock sia italiano che non, soprattutto di gruppi come Museo Rosenbach, Banco e Area. Ascolto molto anche Frank Zappa e i Mothers of Invention. Un’altro genere che adoro, e che ho imparato ad amare ancora di più mentre studiavo al Liceo musicale è il jazz, la voce di Chet Baker, ogni volta che la ascolto mi incanta…

D Mai fatto parte di Band di altro genere ?

G Si, insieme ad altri miei compagni avevo formato una band, i L.A.M. (Linea ad Alta Mobilità), e variavamo dal fusion al progressive, ma sfortunatamente abbiamo avuto vita breve perché ci siamo formati poco prima del Lockdown dell’anno scorso, e quando potevamo ricominciare a suonare la maggior parte dei membri si sono trasferiti in altre città per motivi di studio.

D Quali sono i tuoi mostri sacri, i batteristi dai quali hai cercato di “rubare” i segreti ?

G Data la mia formazione classica, non ho dei batteristi che considero mostri sacri, adoro un sacco Steve Gadd e Christian Meyer, ma i veri mostri sacri per me sono altri, come Rainer Siegers oppure Dan Gresson.

D Ho letto che hai avuto anche una esperienza all’ Istituto Comprensivo Minerva Benedettini…

G Si, ho lavorato come insegnante di strumenti a percussione per un anno laggiù. La cosa particolare è il fatto che sono diventato insegnante di scuola media non appena mi sono diplomato, quindi ritrovarsi dall’altra parte con colleghi che mi scambiavano per un alunno è stato molto divertente. Unica pecca è stata che ho dovuto fare mezzo anno di insegnamento online per via del Lockdown, e diciamo che insegnare percussioni (e qualsiasi altro strumento) online non è una cosa semplice soprattutto quando i ragazzi non hanno gli strumenti a casa… Però riincontrando quei ragazzi adesso agli open day del Liceo musicale, dove ho partecipato come ex studente, mi ha fatto veramente piacere, perché se hanno continuato a suonare, vuol dire che sono riuscito nel mio compito più importante: farli amare la musica.

D Progetti futuri, sogni nel cassetto ?

G Diciamo che sono un pò, finito il Triennio qui a Livorno tenterò l’ammissione al Royal Conservatorium di Den Haag, nei Paesi Bassi dove vorrei frequentare il Biennio di percussioni con specializzazione in musica da camera contemporanea assieme al Triennio di composizione. Un sogno invece che ho nel cassetto è quello di poter entrare a far parte di un gruppo di musica da camera contemporanea, come ad esempio gli Icebreaker o gli Slagwerk Den Haag

D Una domanda che faccio a tutti i batteristi: il compianto Charlie Watts dei Rolling Stones diceva che il suo “culo” era quello di Mick Jagger perché per 60 anni se lo ritrovava davanti sul palco…qual’è il “tuo culo” ?

G Non c’è un “mio culo” fisso. Diciamo che i culi degli ottoni in orchestra sono quelli più frequenti

D Tutti noi abbiamo un rimorso che non ci fa dormire la notte…musicalmente parlando quale è il tuo più grande rimpianto ?

G Sinceramente musicalmente non ho rimpianti, ho sempre seguito la mia strada, giusta o sbagliata che fosse, subendone anche le conseguenze in alcuni casi, ma dovessi rinascere, rifarei tutto quello che ho fatto finora.

D Chi è oggi Gabriele Ciangherotti ?

G Gabriele Ciangherotti è un ragazzo di 21 anni come tanti, con molte passioni, una soprattutto per la musica e tutto ciò che essa comprende. Cerca di vivere la sua vita al massimo e di realizzare tutti i sogni che ha nel cassetto, senza avere fretta e dando sempre il meglio di sé.

NICK CAPITINI

D Nick Capitini, chitarrista. Immagino un amore a prima vista quello tra te e la chitarra…

R Ciao Massimo, piacere di conoscerti e grazie per questo spazio che mi hai concesso.

Ho iniziato grazie alla colonna sonora di un videogioco “Carmageddon 2” e poi grazie ai Megadeth, Guns n Roses e Iron Maiden.

Iniziai con la chitarra acustica del mio babbo, una Eko Ranger 6 del ’74 per poi avvicinarmi all’elettrica e si…da li in poi è stato amore senza fine.

D Hai fatto studi classici o sei autodidatta ?

R Ho iniziato gli studi presso la scuola Bacchelli di Rosignano Solvay (LI) (paese dove abito), per poi perfezionarmi all’accademia Lizard di Fiesole (FI).

D Attualmente fai parte del gruppo Hot Cherry. Come nasce questa band ?

R Negli Hot Cherry mi ci sono semplicemente ritrovato dopo che la band si era sfaldata e Jacopo (Mascagni, cantante) l’unico rimasto, durante una serata al pub, mi chiese di potergli dare una mano nel rimettere su la band. In quell’anno, avevo avviato il mio studio di registrazione (RedWall Recording Studio) e così insieme ad altri musicisti tra cui Stefano Morandini alla batteria, abbiamo registrato il primo album Wrong Turn.

Inizialmente doveva servire a Jacopo per trovare altri musicisti di zona con cui portare avanti il progetto HotCherry, alla fine, visto che ci conosciamo da una vita e il progetto ci è piaciuto, sono e siamo rimasti a portare avanti questo pazzo progetto e ci siamo tolti diverse soddisfazioni, tra cui l’uscita quest’anno del nuovo album “BURNOUT”.

D Il vostro sound è un mix di rock e metal, molto molto “sporco”… è la vostra musica e basta ?

R Si diciamo che siamo abbastanza essenziali e diretti. Come è giusto che sia.

No, veniamo da background musicali molto diversi e variopinti, nonostante poi all’interno degli HotCherry, il tutto si concentra intorno a quel mix.

D Nel 2016 esce il vostro primo disco: “Wrong Turn”….soddisfatti ?

R Molto devo dire, ci ha permesso di girare molti palchi sia in Italia che all’estero, unire la band e farci delle grasse risate.

D Se ti dico Wildroads Band che mi rispondi ?

R E’ la band hard rock che ho fondato nel lontano 2001, con la quale ho inciso 2 album e un EP.

Attualmente siamo in stand by in attesa di nuove idee.

D Progetti futuri ? Magari un nuovo lavoro o concerti..perchè no a Livorno ?

R Abbiamo fatto un doppio live in zona: il 10 dicembre al teatro Ordigno di Vada (LI) dove abbiamo fatto il release party del nuovo album “BURNOUT” e il giorno dopo, 11 dicembre, lo abbiamo portato sul palco del The Cage a Livorno (LI). Due serate da urlo!!!

Sicuramente, non vediamo l’ora di tornare live nelle nostre zone ma, per adesso, ci concentriamo sui prossimi live fuori toscana e sulla stesura del terzo album.

D Quali sono i tuoi mostri sacri? I chitarristi che imitavi davanti allo specchio ?

R Gary Moore, Steve Stevens, Doug Aldritch ed Andy Timmons.

Mah…ho rotto più specchi che corde….se proprio devo dirla tutta!! (ahahaha)

D Se non sbaglio sei anche insegnante di chitarra presso la Scuola di Musica “Athenaeum Sound Valley”…

R Si, insegno presso la scuola da circa 8 anni insieme ad un team di colleghi davvero in gamba, dove ho i miei piccoli e grandi allievi. E’ bello trasmettere la propria passione agli altri e vederli crescere musicalmente ed appassionarsi ad una cosa genuina come la Musica.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che non ci fa dormire la notte…musicalmente parlando quale è il tuo rimpianto più grosso ?

R Di quello che ho fatto fino ad oggi musicalmente, non rimpiango niente.

Si, ci sono stati dei treni che ho mancato in passato per causa di forza maggiore….ma che non rimpiango.

Ormai sono passati, magari ce ne saranno altri in futuro.

D Chi è oggi Nick Capitini ?

R Sono il titolare e sound designer del RedWall Recording Studio di Rosignano Solvay (LI), insegnante di chitarra moderna ed appassionato di cucina.

Colgo l’occasione per ringraziarti nuovamente per questa intervista, mandarti un caro saluto e spero di vederti presto ad un nostro live o per un caffè in studio. Ti aspetto!

DONATELLA PELLEGRINI

D Donatella Pellegrini…inizi a cantare a circa sedici anni, frequentando scuole musicali Livornesi per poi proseguire con gli studi a Milano e successivamente alla rinomata Scuola Senese Jazz, con la bravissima Fabrizia Barresi. Hai frequentato seminari sull’improvvisazione Jazz con Tiziana Ghiglioni e sui canti armonici a Lugano con il maestro Bardo. Prosegui personalmente approfondendo la materia del canto e l’orecchio, informandoti sugli studi di Alfred Tomatis e iniziando un percorso di ricerca sulla ‘psicofonia’…come inizio non c’è male direi…

R E’ stata ed è tutt’ora una scoperta! il canto è un viaggio meraviglioso, un tragitto da dentro a fuori e viceversa; è il letto del nostro fiume di emozioni che scorre, quindi c’è dentro tutto. L’unico strumento che nasce dall’interno. Non è una cosa meravigliosa?

D Non solo canto però in quanto sei anche un’ottima chitarrista…hai fatto studi classici o sei autodidatta ?

R Ho solo preso qualche lezione spalmata negli anni,dai tempi in cui andavo a Musical City, da Tony di Music City, ai miei amici chitarristi chiedo consigli ed ultimamente vorrei riprendere lezioni per migliorare quello che faccio . Sono più che altro un’autodidatta , mi accompagno molto semplicemente con la chitarra, non mi ritengo una chitarrista:)) Sono fortunata perchè sono musicale ed è un dono! mi accompagno anche con il piano ma in modo semplice, poi gioco con la batteria elettronica o i bonghi , con il Microkorg e poi cerco di trovare il tempo per studiare il basso che adoro!il mio insegnante è Anacleto Orlandi (Big Boss), insomma,gioco ancora come una bambina e menomale! compongo con l’aiuto di Cubase e mi diverto con tutti i plug in :))

D Attualmente ti esibisci da sola o in jam improvvisate…scelta coraggiosa…

R Attualmente la situazione come ben sappiamo è molto critica, però diciamo , nel periodo iniziale del Covid, ho preso la decisione di divertirmi un po’ suonando la chitarra e facendo la corista nella SUGAR OVER , band tributo a Zucchero che sta crescendo, portando con me il mio coro, poi in duo , uso il pedalino per fare cori o giocare con gli effetti e con Alessandro Brilli, batterista conosciuto di Livorno, lui con un Cajon elettronico ed altri ‘giocattoli’, creiamo una situazione sonora molto divertente!poi in duo blues con Giacomo Vespignani ! Chi non conosce Giacomo a Livorno? 🙂

D Già dai 16 anni inizi a cantare con diverse band, sia locali, sia di varie regioni, acquisendo padronanza di diversi stili musicali. Come corista vanti numerose collaborazioni discografiche: dalla Dance con l’etichetta ‘Emi’ con il progetto ‘Amya’, Etichetta ‘Digit’ di Milano, ‘Time’ di Brescia,’ J & O Promoter’ di Bientina, al pop con Matteo Valli e Roby Facchinetti. Sul fronte live partecipi a numerosi festival nazionali e ai tour con Bobo Rondelli e Linton Kwesi Jhonson partecipando al Pistoia Blues Festival (1999), Minneapolis Rock Festival, Capannelle a Roma, The Place A Roma… Aperture concerti di: Sean Paul, Alex Britti, Subsonica. Sempre proseguendo sui diversi stili musicale, hai avuto cover band da Jamiroquai, a Lucio Battisti, a Etta James, riuscendo anche a completare un album ‘ Living Again’ in collaborazione con il pianista Leonardo Volo. In poche parole: una artista a tutto tondo, affermata, sicura di te…soddisfatta ?

R Bella domanda! Si ma ancora troppo poco per i miei gusti. Avrei voluto volare in tutto il mondo e portare in giro anche i miei progetti. Io devo fare musica sennò muoio. Non c’è niente da fare, è una cosa che non ha molte parole per poterla spiegare e mi sa che non servono neanche, è necessario ‘sentire’ ed io ‘sento’ che quando sono immersa nella musica vivo, altrimenti, sopravvivo, che è già qualcosa dai:)

D Nella tua carriera hai anche avuto il tempo di incidere due album in Italiano, scritti e arrangiati da te stessa con la collaborazione in studio di Giovanni Sala. ( S.O.S – 2008 / ‘Chi sono Io’ – 2012). A quando il prossimo lavoro ?

R Allora in verità, ma non lo avevo scritto in passato, c’era un primo album di soli 4 brani che si chiama : OSO. All’interno ci sono due cover e due miei inediti, poi se vorrai, te li farò ascoltare. Quindi adesso lavoro per il mio quarto album in italiano. C’è stato un fermo come puoi ben immaginare, e sto riprendendo ora il lavoro in studio che attualmente è a Grosseto ed il mio co-arrangiatore è Riccardo Cavalieri. Il prossimo lavoro si intitolerà : E’.

Da pochissimo ho preso la decisione di rimettere su il mio progetto: DONA LIVE SHOW , ricominciando a sperare che la situazione migliori, anche se ci sarà da faticare ancora un po’. E’ un progetto molto particolare, un racconto in fondo, di un tratto molto importante della mia vita . Vorrei che diventasse anche un film.Vedremo …

D La tua voce ti permette di spaziare a 360 gradi all’interno dei vari generi musicali ma è stato il tuo incontro con il blues a determinare una svolta importante nella tua vita di artista…

R Già avevo fatto un profondo percorso dentro me proprio per esprimere i miei sentimenti attraverso i miei album, quindi mettermi ‘a nudo’, poi il blues ha confermato tutto. Mi dispiace che non sia la mia seconda lingua l’americano, ed è importante comprendere a fondo i testi, ma ci sto lavorando:)

D Basilare è stato conoscere il grande chitarrista Nick Becattini con il quale hai collaborato sia in studio con l’album ‘Nick Becattini & The Nickettes’ che live (Pistoia Blues 2009). Nick Becattini ha anche partecipato al tuo secondo CD nel brano ‘Primo Maggio’….

R Si, Nick , fratello d’anima. Ho fatto un bellissimo percorso con lui, un magnifico viaggio . Posso solo ringraziare Nick con tutto il mio cuore per tutte le possibilità di crescita che mi ha offerto, e, che continua a darmi. Mi sento tutt’uno con Nick e la sua meravigliosa chitarra, ed a proposito di ‘sentire’, io ‘sento ‘ogni sua nota fino in fondo all’anima. Farlo partecipare al mio album in ‘Primo Maggio ‘, è stato un onore.

D Progetti futuri, qualche concerto a breve magari in città ?

R Proporre il mio progetto italiano come dicevo prima, con la presentazione anche del quarto e prossimo album. Continuare a creare e d arrangiare e qualche volta anche per altri artisti . Prossimamente e quindi il prossimo 8 Dicembre 2021,ho un bel concerto al Teatro Manzoni di Pistoia con Nick Becattini ed il suo nuovo album appunto, ma insieme a noi anche altri grandi artisti si esibiranno in occasione della presentazione del libro : SWEET HOME PISTOIA ‘(40 anni di Festival Blues).

D Quali sono stati i tuoi mostri sacri, i cantanti/chitarristi che magari imitavi da bambina davanti allo specchio ?

R Ehehe, diciamo che in casa mia ascoltavano molto Sanremo ed io non potevo che sentirlo , ma amavo già la grinta di Tina Turner:) poi mia sorella maggiore comprò una collezione di musica black ed io mi ci tuffai dentro inconsapevole di chi fossero questi giganti (B . B King, Aretha ..etc….)

Successivamente ho amato e amo la voce di Etta James e la sua grande personalità…

D Il mondo del rock e quello del blues hanno, inutile negarlo, una importante impronta maschile, ma quando una donna riesce ad emergere lo fa con tutta la sua potenza e grazia, imponendosi ovunque e lasciando un segno importante…sei d’accordo?

R Verissimo, e,per quanto mi riguarda, non ho mai sentito dentro questo conflitto , forse perchè come ti dicevo prima ‘sento’ e basta… e allora. probabilmente , viene fuori quello che dici tu, potenza, grazia…

D A proposito di artista completa : da anni insegni canto presso numerose scuole: Koala a Massa; Proscaenium di Pisa; Brilli Livorno; Nuovi Suoni a Livorno, Music City di Livorno , Musicantiere di Carrara, Sala Prove Amap di Pistoia . Sei inoltre docente presso il Pistoia Blues Clinics(temi per sessioni da Robert Johnson & Delta Blues al Funk Blues di Robben Ford e e John Mayer) …c’è soltanto da complimentarsi…

R Attraverso l’insegnamento impariamo molto e quindi ringrazio tutti coloro che si sono affidati a me . Amo avere cura delle persone, con le loro storie . Far crescere una persona nel canto, per me, vuol dire , averne cura come si ha cura per un neonato. Delicatezza e fermezza, altruismo e osservazione. Non sono madre , ma ho tanti figli:)) Posso sbagliare , come tutti, ma il mio intento è onesto e sincero.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che non ci fa dormire la notte:non essere saliti su quel treno che aspettava solo noi ; musicalmente parlando, dove andava quel tuo treno ?

R Rimpiango di non aver studiato bene uno strumento come il basso , per il resto, così va la vita, non ho accettato certe proposte perchè non mi piacevano. Presuntuosa? no.. ho solo seguito i miei sentimenti del momento.

D Chi è oggi Donatella Pellegrini ?

R Una donna, un’artista , che ha molto da dare ma anche da ricevere e vorrei poter vivere ancora entrambe le cose, anzi di più!Sono matura ma sono ancora bambina e mi piace saper vivere questi aspetti. Sono malinconica ma sempre pronta ad affrontare le situazioni della vita, che stanca spesso e ci rende fragili. Vorrei continuare a vivere il palco che è la mia vera ‘casa’. La mia ‘casa’interiore. Il pubblico fa parte di me ed io lo amo e quando riesco a trovare il feeling tra me e loro, è una ricchezza umana, impagabile. Un’ unione universale e spirituale che va oltre tutto quello che la nostra mente riesca a razionalizzare.

DANIELE PISTOCCHI

D Daniele Pistocchi, attualmente fai parte del gruppo, o meglio del duo, On the mend…come nasce questa collaborazione con Valentina Cantini ?

R Più che una collaborazione, quella fra me e Valentina si potrebbe chiamare una simbiosi. Ci siamo conosciuti giovanissimi alla scuola comunale CFDMA di Donoratico (da dove proveniamo entrambi) e lì abbiamo iniziato a fare i primi saggi insieme. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti e siamo compagni nella vita, oltre che in musica, da più di 20 anni.

D Prima hai fatto parte di altri gruppi ?

R Ho fatto parte di tante formazioni più o meno longeve, e tuttora On The Mend non è il mio unico progetto. Attualmente ho un duo con un grandissimo musicista livornese, Alessio Masoni, che si chiama Folkaholic e un progetto di musica gipsy jazz chiamato Menomanouche con Valentina e il fisarmonicista Roberto Molesti. Fra le mie vecchie band mi fa piacere ricordare il quartetto gipsy jazz Le Convergenze Parallele, i paladini del country toscano Beer ‘o Clock, esperienze con Max De Palma… i nomi sono tanti e per brevità mi fermo qui senza nulla togliere alle band che sono rimaste fuori dall’elenco.

D Il vostro repertorio spazia a 360 gradi, dal country, alla irish music (che adoro) fino alla musica italiana…

R Non poteva essere altrimenti, per molti motivi. Non siamo dei puristi per natura, e anche volendo sarebbe un po’ ridicolo tentare di suonare ‘autentica’ musica folk irlandese o americana senza essere nati in Irlanda o negli USA. Un repertorio variegato aiuta noi a personalizzare meglio quello che facciamo e rende il nostro set adatto ad un pubblico più ampio.

D Il tuo strumento è la chitarra che accompagni anche con la voce…hai fatto studi classici o sei autodidatta ?

R Mi sono diplomato da privatista in conservatorio con la guida di Simone Bartali, e ho studiato (poco) canto con Marco Meriggio. Ho poi approfondito lo studio della musica moderna con Simone Ricci e fatto qualche lezione dedicata alla chitarra elettrica country con Andrea Cesone. La chitarra acustica è ormai il mio strumento principale, e il mio stile nel folk è frutto di una ricerca personale approfondita e affinata in tanti anni di pratica

D Tu e Valentina…vi ho visti dal vivo poco fa…ottima intesa..visto che questa pandemia ci da un po’ di fiato avete progetti, magari qualche altro concerto in città ?

R Ti ringrazio, come ho detto prima la nostra intesa viene da molto lontano nel tempo! Abbiamo due appuntamenti il 30 e 31 ottobre, rispettivamente a La Nunziatina (PI) e Ribello Gallo (LI). La stagione invernale sarà anche quest’anno a scartamento ridotto per le restrizioni anti-COVID ma si spera un po’ più vivace. Abbiamo ripreso con gioia le nostre collaborazioni con Alle Vettovaglie, dove tutte le settimane potrete ascoltare ottimi concerti con la direzione artistica di Percorsi Musicali, e con La Bodeguita Livornese quindi speriamo di ritornare anche da loro prossimamente.

D Qualisono i tuoi mostri sacri, i chitarristi che imitavi da bambino davanti allo specchio?

R Senza pensarci, i primi nomi che mi vengono in mente sono Brian May e Ritchie Blackmore, che ascoltavo sui nastri che mi passavano il cugino più grande e un caro amico di famiglia appassionato di musica anni 70. Crescendo i musicisti che mi hanno ispirato sono diventati troppi per essere nominati, ma sicuramente devo ricordare Tommy Emmanuel, musicista che ho scoperto in un momento particolare della mia vita e che ha cambiato letteralmente il modo che ho di pensare la chitarra.

D Te sei un livornese di provincia che conosci benissimo la realtà cittadina e oltre, cosa manca secondo te per far fare il salto di qualità a questo territorio che pure annovera nei decenni pezzi da 90 nel campo musicale ?

R Ormai sono diversi anni che ho spostato buona parte delle mie attività fuori da Livorno, in particolare ultimamente collaboro a tempo quasi pieno con la scuola RITMI di Cecina, per cui non so se ho una risposta efficace a questa domanda. Mi ricordo una certa carenza di coordinamento fra le realtà importanti del settore, ma parlo di molto tempo fa e onestamente non so quale sia la situazione attuale.

D Tutti noi “ci mangiamo le mani” per non essere saliti su quel treno che aspettava solo noi…musicalmente parlando, dove andava il tuo ?

R Sfortunatamente, manco di un temperamento sufficientemente ambizioso per riconoscere quali treni portano più lontano. Se mi guardo indietro forse l’unico vero rimpianto che ho nel campo della musica è quello di essermi giocato male il primo progetto discografico tentato con la mia band 69 Plajo ormai quasi 20 anni fa, che poi si è arenato senza possibilità di ripresa.

Tuttavia oggi sono in un posto molto felice, dal punto di vista professionale, e probabilmente le scelte e gli errori fatti in passato hanno contribuito a portarmi qua perciò non li rimpiango.

D Chi è oggi Daniele Pistocchi ?

R Un artigiano della musica. Uno che si dedica con passione all’insegnamento, alla musica dal vivo, alla sua attività di fonico live e in studio, alla composizione e al sound design per il cinema e alla fine di tutto questo polverone cerca di tirare le somme e fare sempre qualche passo in avanti.

DARIO PETRONICI

D Dario Petronici tastierista…le tastiere, immagino il tuo primo amore, il tuo primo approccio con la musica?

Ciao Massimo guarda in realtà ho cominciato tardi a 24 anni con alcune lezioni di piano da un’insegnante di pianoforte di impostazione classica., breve esperienza interrotta anche perché incompatibile con gli impegni lavorativi che avevo allora. La passione però c’era ed anni dopo nel 2010 ho iniziato un percorso di studio con l’amico/maestro iazz Mauro Perigozzo che mi ha allargato la mente stimolato e sostenuto nei momenti critici (chi suona qualcosa sa cosa intendo). Comunque da allora non ho più smesso un pò di tempo per strimpellare lo trovo sempre più per una esigenza psico-fisica.

D Hai fatto studi classici o sei autodidatta?

Vedi sopra

D Attualmente fai parte della band I Rumori Molesti. Ottimi musicisti, buona musica…come nasce questo ensemble?

Il gruppo nasce dall’incontro casuale di un anno fa in tempi di lockdown con la cantante /bassista Serena Leonardi in arte Ladybird (la leader del gruppo) ricordo mi fece ascoltare alcune sue interpretazioni di cover. Ne rimasi stregato gran voce , grande trascinatrice, una vera forza della natura e una vera professionista. Chiamai subito il mio amico batterista Luca Cecchetto per coinvolgerlo nel trio che nel frattempo mi ero prefigurato. Recentemente nelle ultime due uscite si è aggiunto anche il chitarrista Francesco Betti che dona un valore aggiunto al sound

D La vostra musica spazia a 360 gradi, dal pop al rock, dalla musica leggera italiana al funky…ma qual è il tuo genere preferito?

Mi piacciono un pò tutti i generi musicali ognuno ha il suo fascino e un diverso modo di approccio la sfida è anche quella certo non nego che un pò di improvvisazione jazz mi manca ma oggi mi interessa di più mettermi a disposizione del gruppo e imparare il più possibile da questa esperienza

D Prima de I Rumori Molesti hai fatto parte di altri gruppi?

Sì, insieme al batterista Luca Cecchetto abbiamo fatto parte di un gruppo blues con il quale abbiamo collaborato per circa un anno.

D Chi sono i tuoi mostri sacri, i musicisti che imitavi fin da bambino davanti allo specchio?

Ricordo da ragazzino i Police mi avevano preso avevo tutti gli LP. Poi ho cominciato ad ascoltare tutti gli altri, non mi chiedere di fare una lista dei mostri sacri .. sarebbe infinita vista poi la mole di produzione musicale dal 70 al 90. Mi viene a mente che recentemente abbiamo perduto Check Corea ecco quello sì che era un mostro

D Dagli anni 70 in poi le tastiere sono diventate quasi indispensabili in un gruppo musicale, fanno da collante, legano il tutto…

Si la tastiera fa da legante è un sostegno armonico, crea l’amalgama, ammorbidisce l’ascolto fosse anche solo un tappeto ma anche dal punto divista ritmico è molto utile

D Progetti futuri, qualche altro concerto ora che è possibile (a proposito vi ho visto suonare in Piazza Grande a Livorno…) magari in città?

Abbiamo ricevuto altre richieste, da alcuni locali cittadini (abbiamo in programma due date da qui a fine ottobre una delle quali il 30 di nuovo in Piazza Grande, alla Caffetteria Piazza Grande.

D Tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto affiora…musicalmente parlando, qual è il tuo, quella scelta che avresti potuto fare?

Sinceramente non ho grossi rimpianti. Forse ripensandoci soltanto quello di non essere stato introdotto in età giovanile allo studio del linguaggio musicale che ritengo fondamentale per la crescita interiore individuale oltre che per lo sviluppo dei rapporti sociali.

D Chi è oggi Dario Petronici?

Dario, un ragazzo del 66 con questo vizio di ritrovarsi nel tempo libero una o due volte a settimana a provare con I Rumori Molesti entrando in sintonia con la musica divertirsi , imparare ,provare nuove emozioni ampliare il nostro repertorio, provare a fare divertire la gente che oggi ce n’ è tanto bisogno ..cose belle insomma , alla base c’è l’amicizia fra noi, la stima e il rispetto non potrebbe essere diversamente .

LUCA SARDI

D Luca Sardi bassista…chitarrista pentito o “adoratore” dello strumento fin dalla tenera età?

R Ciao!….bassista ”adoratore”, ma usando un’ accezione più sanguigna, direi anche “consapevolmente sfegatato”. Le giornate trascorrevano all’insegna di musica strimpellata con vecchie chitarre acustiche in Villa Mimbelli, ed ogni giorno inevitabilmente sarebbe venuto fuori un brano da cercare di riprodurre in massa, ma soprattutto a caso e fino allo sfinimento…

All’interno del gruppo di amici esiteva già una band Grunge ( To moore on pier ) composta da quelli “più grandi di età del gruppo” che ovviamente soddisfava il 90% dell’interesse delle mie/nostre giornate…Ogni serata di prove (al Centro musicale in Piazza Manin) era vissuta con l’entusiasmo dell’attesa di un concerto, come adesso…semplice,

Conoscevo ogni singola nota e brano della band di Chico, il mio amico del cuore ( con il quale poi ho avuto nel tempo altre esperienze musicali ), andavo a casa sua e suonavamo per ore le sue canzoni ( stavo suonando le canzoni dei To moore on pier! ), ed io usavo una delle sue due chitarre suonandola a singola nota per fornire quel pizzico di discutibile e legnosa collaborazione…

“Luca, perché non vieni a suonare con noi il basso? Beppe tanto ha la ragazza e non viene quasi mai..”

….e così Inizio a suonare il basso, che bellezza!

D Attualmente fai parte del gruppo Chromosomes, ottima band, ottimi musicisti…come nasce il tutto?

R Suono con i “The Chromosomes” dal 1997, band che ovviamente amavo e che consideravo insieme ai “Flora e Fauna” le band di spicco e principale attrazione dell’”underground Punk Livornese” di quegli anni.

Nei fondi dei sotterranei alla Bertolli ( così si diceva! ) si trovava il quartier generale del Punk e lì suonavano i “The Chromosomes”, e i “Flora e Fauna”, e i “The Pills”, ed i “Negative Pole”….e tanti altri.

Mimmo, amico e batterista dei “To moore on pier” già stava suonando con Massi, Palline e Loris nei “The Chromosomes”, continuando poi a suonare con me la batteria nei progetti degli anni seguenti che videro la formazione di altre due Band in chiave decisamente Punk Hard Core ( Youth in Crisis e Back Line Division ) con ovviamente la presenza di Chico alla chitarra e alla voce.

Ah, tutto questo si svolgeva non più alla Bertolli, ma nei fondi del Mercato Centrale!

Nel frattempo Mimmo mi propose di andare a fare una prova con i “The Chromosomes” in quanto Loris fu costretto a lasciare per dinamiche lavorative… mi presenta Massi e Palline (emozione a palla!), grandi amici tutt’ora…

La prova è Ok !!! Iniziano concerti e mini tour continui in tutta Italia e non, registrazioni, tanti amici ovunque, ambizioni e speranze ma soprattutto divertimento…

Ora suonavo con i “The Chromosomes” e con I “Back Line Division”, in entrambi con Mimmo ma in uno con Chico e nell’altro con Massi e Palline…

Abbiamo un nuovo fondo in questa fase comunque, la “casina su in campagna”, a Torretta Vecchia per intenderci.

Ah, e concludo dicendo che da anni alla batteria i Chromosomes vedono la presenza di Matteo!!!

D Il vostro sound possiamo definirlo garage-rock..ti rivedi in questa definizione anche se “etichettare” la musica è sempre difficile ?

R I Chromosomes esprimono da sempre un sound Punk-Rock sullo stile Ramonico ma con una leggera influenza Pop, elemento che a parer mio distingue da sempre lo stile della band nel suonare Punk..

La struttura ritmica è assolutamente quella, ma le smussature armoniche ( grazie alla presenza di cori e fraseggi di chitarre ) ci sono ed addolciscono il tutto…

Un mix di influenze distinguibile…alla Chromosomes ecco !!!

D Una “vocina” mi ha detto che fai parte di un altro gruppo con componenti non nati sopra uno scoglio…

R Vocina attendibile direi!… Ebbene sì, la voglia di tornare a suonare Hard-Core così come succedeva con i Back Line Division è stata incontrollabile… decido così con altri vecchietti amici della Pisa Hard-Core di fondare i “NOT SAVED”, band decisamente tagliente e dalle sonorità tipiche dell’ Hard-Core New York con brani suonati alla velocità della luce.

Con Nick, batterista dei NOT SAVED, Chico e Cele nel frattempo riparte il progetto Back Line Division, stroncato però purtroppo dal soffocamento che la pandemia ha indotto su tutti gli aspetti della musica e non solo.

D Il basso è uno strumentonon appariscente ma dallo straordinario impatto sonoro…è spesso il collante in un brano…te ne accorgi quando manca…

R Scherzosamente non posso che citare un altri tipico intervento diretto a me e colleghi di strumento quando eravamo in giovane età!!!… Del tipo: “tranquillo, anche se commetti un qualche errore tanto il basso non si sente” , un qualcosa di sottilissimo che un po’ colpiva dritto l’orgoglio teen…Bei Tempi!

Descrivi lo strumento perfettamente, poco appariscente ma con impatto sonoro unico, strutturato e che da struttura….aspetti che determinano a parer mio la sua quasi essenziale presenza all’interno di una qualsiasi composizione musicale.

Dico “quasi” perché devo ammettere di aver ascoltato negli anni live di band assolutamente interessanti progettate volutamente con l’assenza del basso ma, nonostante ciò, è sempre stato inevitabile non sentire il bisogno di sentirsi vibrare il petto per le basse frequenze.

…sai, sono un po’ di parte io..

D Quali sono i tuoi mostri sacri, i bassisti che imitavi davanti allo specchio ?

R In quel famoso parco di cui sopra nei primi anni 90 mi sfondavo ad imitare Cliff Burton ( bassista dei Metallica ) nel solo di “Anesthesia Pulling Teeth”…era il mio/nostro chiodo fisso, non l’ho mai eseguita tutta alla fine visto che la punta di diamante del solo era la parte iniziale….dopo di che, prima di passare al Grunge sfrenato ed al “Nirvanesimo” (che ovviamente suonavo), ho amato molto lo stile e l’arroganza di Flea unito allo stile inimitabile dei Red Hot

Al momento ( ma da tempo direi, quindi da quando suono Punk Hard Core ) ho un debole per Matt Freeman, bassista conosciuto per deliziose performance con “Rancid” ed “Operation Ivy”.

Amo il suo stile, i suoi virtuosismi ed il suo sound graffiante…. devo ammetterlo, alla tenera età di 44 anni e l’ausilio della rete ( elemento fondamentale che prima non era di grandissima voga ) mi trovo spesso a seguirlo in alcuni suoi tutorial!

D Progetti futuri? Un nuovo cd magari? Concerti, appena questo maledetto virus ne da l’opportunità ?

R Ci stiamo riprendendo da questo lungo periodo di stop con calma, continuando a provare e a scrivere canzoni in vista di un nuovo album non vicinissimo comunque. Nel frattempo perché no, qualche data in qualche evento sicuramente capiterà…

D Tutti noi abbiamo un rimpianto…non essere saliti su quel treno che ci stava aspettando ci “rode ” ancora…dove andava il tuo, musicalmente parlando ?

R Nessun rimpianto per quanto creato e vissuto con i Chromosomes, è stato tutto ed è tutt’ora fantastico.

Devo ammetterlo, spesso ti fermi a pensare se veramente ( in quanto componente di una band con un anche se pur piccolo potenziale e con un seguito ) se qualcosa potesse esser stato condotto o gestito in maniera differente..tipo proposte, etichette, distribuzioni e quant’altro, o addirittura scelte musicali… Ma tutto è andato al massimo!

Ah sì, un rimpianto lo avrei… non poter rivivere i palchi con i “The Chromosomes” degli anni di “More Time to Relax” e di “Chromoterapia”…

D Chi è oggi Luca Sardi ?

R Giusto per citare una perla di Pozzetto in “ Il Ragazzo di Campagna” Luca Sardi, “incensurato e nulla tenente” a parte il mio basso… !!!

A parte gli scherzi, decisi tra il conservatorio e l’Università di scegliere la seconda via e tutt’ora vivo occupandomi di servizi in ambito Geomorfologico.

Ma suono, suono tantissimo in solitario e con le mie sempre presenti band…

D’altronde, come dico sempre, l’ambizione per chi suona è tutto.