CLAUDIO BONACCORSI

D: Claudio, il tuo amore per le tastiere quando e come nasce?
R: Diciamo che l’ispirazione a suonare le tastiere nasce nel lontano 1974; all’epoca ascoltavo già i Genesis (secondo me i re del prog). Le tastiere di Tony Banks mi facevano venire la pelle accapponata per i “tappeti” ma anche per gli assoli. Per questo motivo formammo il primo gruppetto musicale.


D: 1978… Libera Espressione… il tuo gruppo.
R: Il gruppo Libera Espressione era un gruppo con idee abbastanza chiare. I primi esperimenti insieme non avevano portato a niente di concreto. Poi cominciammo a “suonicchiare” dei brani tutti nostri ispirati a vari temi sociali. Suonavamo con la passione trascinante dei ventenni. Stavamo molto tempo, spesso fino a tarda notte, a cercare di sfornare idee per creare i pezzi anche se avevamo una strumentazione ridicola rispetto agli strumenti costosi del tempo.
D: Le tastiere e il rock… un connubio spesso non facile ma anche vincente.
R: Certo! Nel rock le tastiere sono senz’altro importanti, soprattutto per alternarsi alle chitarre o per integrarle: i duetti dei Deep Purple sono un esempio lampante; chiaramente, le tastiere troverebbero poco spazio nell’heavy metal o in altri tipi di rock.
D: Nel 1981 esci dal gruppo…
R: Quando nel 1981 uscii dal gruppo non fu una scelta facile. Volevo sposarmi e non potevo sopperire a spese impegnative come quelle di una band. Infatti avrei dovuto migliorare la mia strumentazione, contribuire a comprare un impianto voci ed altre spese. I miei compagni lo presero come un abbandono e per certi versi era vero.
D: Keith Emerson o Rick Wakeman? Chi ti ha più ispirato? O chi altri?
R: Keith Emerson o Rick Wakeman? Qui ci sarebbe da scrivere un mondo! Sono due tastieristi molto diversi tra loro. Mi piace Emerson per come sapeva rendere il pianoforte e l’Hammond “micidiali”; avessi avuto almeno una delle sue mani… Wakeman mi piace molto per le atmosfere che creava con gli Yes. Comunque il mio preferito in assoluto è Tony Banks.
D: La fine degli anni ’70 ha visto l’esplosione del prog. Anche voi avevate nel vostro repertorio cover dei Genesis e altri. Una manna per chi suonava le tastiere
R: Il prog è in assoluto la musica che preferisco: Genesis, ELP, Pink Floyd, King Crimson, PFIlM, Orme, Banco del Mutuo Soccorso… ultimamente ne ho scoperti molti di gruppi prog che in gioventù non avevo mai ascoltato. A parte questa leggera premessa, ti rispondo che in quel periodo non avevamo in mente di fare cover di altri gruppi, vuoi per la scarsa preparazione musicale per fare quel genere di cover, vuoi per la strumentazione non adatta a ricreare le atmosfere Genesisiane o dei Pink Floyd. Personalmente avevo una tastiera SIEL che per il periodo non era niente male, anche se in circolazione c’erano già tastiere importanti come l’Hammond o il moog… e stava cominciando l’era delle workstation…
D: C’è qualche musicista livornese che apprezzi particolarmente con il quale vorresti suonare?
R: Ammiro moltissimo il batterista Leandro Bartorelli e il flautista/sassofonista Claudio Fabiani e ho avuto il piacere di fare un paio di jam con Alessandro De Fusco, secondo me un tra i più bravi chitarristi rock, ottimo interprete degli AC/DC. Magari fossi all’altezza di suonare con questi musicisti: vorrebbe dire che sarei un grande musicista anch’io! Invece sono solo un appassionato.
D: So che suoni anche oggi. Parlaci del tuo gruppo.
R: Ho ripreso a suonare sei anni fa. Fino a quel momento strimpellavo in casa… ma era soltanto un passatempo. Comunque man mano che passava il tempo sentivo l’esigenza di suonare con una band. La mia poca esperienza e la mia timidezza mi avevano impedito di propormi come tastierista. Poi un giorno ho ritrovato il mio amico fratermo Mauro Pietrini e grazie a lui abbiamo formato un gruppo: i Return Flame. La formazione era la seguente: Mauro Pietrini al basso, Silvano Storpi alla chitarra, Sergio Paoletti alla chitarra ritmica e controvoci, Sergio (Sughino) Donati alla batteria (sostituito in seguito da Gianni Venturi), Moreno Lenzi alla voce e il sottoscritto alla tastiera. Mauro, per motivi personali, fu sostituito da Marco Dentone. La band è andata avnti fino al 2012 poi ci siamo sciolti. Posso dire che è stata una bella esperienza; ci siamo divertiti e ho debuttato con loro al Cavern di Piero Ciantelli. Facevano cover dei Deep Purple, Uriah Heep, Orme… e molti altri. Sì, ci siamo tolti delle belle soddisfazioni. Non voglio pavoneggiarmi, non è nel mio carattere, però posso dire che abbiamo avuto l’onore di apripista al Banco del Mutuo Soccorso e Tolo Marton. Dopo lo scioglimento dei Return Flame, con Moreno Lenzi e sua moglie Monica, decidemmo di formare un’altra band: la Libera Espressione. Il nome è quello originale del primo gruppo, e fu scelto perché al suo interno, oltre a me, entrò a far parte anche Giovanni Di Rocca (mio amico fraterno e chitarrista dei primi anni). La formazione era così composta: Moreno Lenzi e Monica alle voci, Giovanni Di Rocca alla chitarra, Tino Tozzi al basso, Sergio “Sughino” Donati alla batteria (sostituito in seguito da Gianluca Chetoni prima e poi da mio fratello Mirco Bonaccorsi). Avevamo intenzione di fare anche musica nostra, ma poi il progetto andò in fumo e continuammo con il filone delle cover. Facemmo un paio di uscite non importanti ma comunque piacevoli ma dopo due anni il gruppo si divise. A quel punto il sottoscritto, Giovanni Di Rocca e Mirco Bonaccorsi siamo rimasti soli e ci siamo dati da fare per cercare bassista e cantante. Abbiamo anche trovato delle persone con le quali abbiamo provato a formare una nuova band, ma tralascio di raccontarti questo periodo. Attualmente abbiamo formato un altro gruppo con il quale non ci siamo ancora esibiti (ad eccezione di una jam questa estate). La band si chiama “La Percezione”. Volevamo ripetere le esperienze delle cover rock degli anni 70/80 e anche fare musica nostra, ma dobbiamo ripiegare su cover pop/rock più leggere. Questo ci dà la possibilità di esibirci in determinati luoghi, come ad esempio gli stabilimenti balneari. Questo è un compromesso necessario per non “marcire” a fare le prove dentro un fondo.
D: Sei stato protagonista negli anni 70 e ancora oggi calchi le scene… che differenze, a parte l’età, trovi nella scena musicale livornese?
R: La parola protagonista mi sembra eccessiva. Diciamo che ho avuto la gioia di assaporare l’evoluzione della musica rock dei mitici anni 70. Cosa ne penso dell’attuale scena musicale livornese? Ad essere sincero non seguo più come qualche anno fa i gruppi nostrani.
D: Chi è oggi Claudio Bonaccorsi?
R: Da un punto di vista musicale un uomo abbastanza soddisfatto perché forse, con l’attuale band, abbiamo trovato un equilibrio, una stabilità. La voglia di suonare è ancora tanta e spero di potermi ancora esibire in pubblico al più presto. Da un punto di vista umano posso dirti che tra un anno e mezzo circa andrò in pensione e naturalmente potrò dedicarmi maggiormente alla musica, sperando di continuare a lungo a suonare con questo gruppo.

DAIO BICCHIERAI

D Dario Bicchierai, tastierista. hai fatto studi classici o sei autodidatta ?

R Ho fatto studi classici; ho studiato pianoforte per circa tre anni da ragazzo.. ho cominciato da adolescente.. 16 anni circa.. poi..sbagliando, mi sono accontentato ed ho abbandonato.. è rimasto un mio rimpianto in quanto avrei dovuto e potuto continuare lo studio che è fondamentale per riuscire bene nella musica, specie uno strumento molto tecnico quale il pianoforte e più un genere le tastiere..

D Attualmente fai parte del gruppo Four Heavens, ottimi musicisti, bel sound, come nasce questo progetto ?

R I Four Heavens nascono, come tutte le cose belle spesso accade, per caso; suonavo con altri musicisti pezzi inediti, con molta passione ma poco successo; poi l’incontro con il nostro attuale batterista e bassista, Claudio De Giulli e Ferdinando Roberti, e con il nostro ex chitarrista Claudio Di Paco; tutti con esperienze musicali diverse ma profonde, coincidenze di gusto ed una ottima intesa hanno fatto nascere i Four Heavens; poi Claudio Di Paco ha deciso di “camminare da solo” ed e stato sostituito da Aldo Zanni, grande chitarrista con un passato musicale illustre; attualmente stiamo integrando la band con due cantanti donne per poter ampliare il repertorio; prossimamente pubblicheremo la nuova formazione sulla nostra pagina Facebook.

D Sbaglio o è in uscita un vostro nuovo CD ?

R L’uscita di un cd era un progetto valutato prima di questa trasformazione; il progetto è solo stato momentaneamente accantonato per integrare la formazione ma non appena saremo “operativi” sarà un progetto che verrà ripreso e terminato.

D Prima hai fatto parte di altre band ?

R In passato ho suonato molto con altre formazioni anche se spesso erano “jam”… ho fatto molto piano bar con musicisti chitarristi ma prevalentemente con cantanti donne.

D A partire dagli anni 70 le tastiere hanno iniziato a farsi largo all’interno della musica rock, specialmente con il nascere del prog…oggi è quasi un elemento indispensabile…

R Credo che le tastiere siano un elemento fondamentale all’interno di una band; non necessariamente devono essere protagoniste in evidenza ma sopratutto per dare una coesione, un impasto musicale, un trait d’union della sonorità che fa si che il risultato finale sia in grado di dare una sensazione di “benessere uditivo” all’ascoltatore.

D Quali sono i tuoi punti di riferimento, le tue fonti di ispirazione ?

R Io non mi vergogno a dire che il mio grande ispiratore musicale dia stato Roby Facchinetti, tastierista dei Pooh, anche se poi il nostro repertorio non comprenda loro brani; tuttavia ho sempre apprezzato il suo stile, il suo non apparire mai troppo e, ovviamente, la sua indubbia tecnica musicale.

D Progetti futuri ? Magari qualche concerto a breve, coronavirus permettendo ?

R Riprenderemo i concerti, COVID permettendo, a partire dalle mese di Novembre

D Le tastiere e i giovani di oggi…è uno strumento che affascina le nuove generazioni o sono tutti legati ad “una chitarra e via” ?

R Non ho sensazioni precise sul punto; certo, frequentando il Centro Musicale presso il quale abbiamo la nostra sala prove devo dire che vedo molti giovani colleghi musicisti chitarristi; credo che sia uno strumento che inizialmente dia un senso di aggregazione più facile; inoltre per Iniziare a suonare, per “fare qualche nota” lo studio della chitarra ti consente questa cosa.. il piano o più in genere le tastiere… all’inizio.. ti danno solo dolore alle mani e nessuna canzone da suonare….

D Dario tutti noi abbiamo rimpianti che ci tormentano, treni che aspettavano noi sui quali non siamo saliti…musicalmente parlando dove andava quel tuo treno ?

R Il treno che non ho preso era quello che mi avrebbe portato a terminare gli studi di pianoforte e a dedicarmi in maniera professionale al mondo della musica; persone molto qualificate del settore dicono che ho molto istinto e che sarebbe stato ben indirizzato..

D Chi è oggi Dario Bicchierai ?

R Dario Bicchierai, come spesso io mi definisco, è un musicista nell’anima e nelle aspirazioni prestato all’avvocatura, professione che svolgo da quasi trenta anni…

CLAUDIO FABIANI

D: Claudio Fabiani, saxman, a vedere le foto fin dalla tenerissima età…
R: Sono stato fotunato, quando ero piccolo mio padre mi comprava strumenti giocattolo, batteria, chitarra, pianola, sax, ecc, io giocavo suonando ad orecchio i vari motivetti che sentivo in tv.

D: Hai fattoi studi classici, hai frequentato l’Istituto Musicale Mascagni…
R: Sì, mi sono diplomato al Mascagni in flauto traverso.
D: In ogni jam che si rispetti c’è Claudio Fabiani… io personalmente ho assistito a tue esibizioni con i Black Tunes, i Robbers, i Trenta Corde… significa che sei stimato dai colleghi, una bella soddisfazione, no?
R: A dire il vero non faccio molte jam purtroppo, sono molto divertenti, è un’occasione per stare tra amici. Aggiungerei alle Band da te mensionate “Kozmic Sound, Il Circolo dei Baccanali, i mitici Fede & gli Infedeli e Paul Moss & Friends”, anzi, se non li conosci ti aspettiamo ai prossimi concerti, appena mostro Covid ce lo permetterà.

D: Hai mai fatto parte di una band in maniera stabile?
R: Ero stabile in quasi tutte le band mensionate precedentemente, più altre, adesso purtroppo ferme, “Fibra, Tugs, Acquaforte…
D: Quali sono i tuoi punti di riferimento, i tuoi mostri sacri?
R: Mostri Sacri? Tutti sono Mostri Sacri.
D: Con Clarence Clemmon della E Street Band di Bruce Springsteen il sax è stato definitivamente accolto nel mondo della musica rock… devo dire che spesso è la “ciliegina” che mancava, il raccordo tra strumenti, il “ricamo” indispensabile. Sei d’accordo?
R: Già prima di Clarence Sax & Flauto avevano una parte importantissima nella musica Rock.
D: Progetti futuri, qualche concerto alla vista, coronavirus permettendo?
R: Coronavirus permettendo? Suonare ovunque, con tutto il fiato che ho.
D: I giovani e il sax (quando ero ragazzo ricordo un saxman che si allenava con il suo strumento ai pratini davanti al Cimitero della Misericordia ed era una mosca rara…), qual è oggi il loro rapporto con questo meraviglioso strumento?
R: In molti prendono lezioni, in pochi studiano seriamente.

D: Rimorsi, rimpianti, occasioni perdute, treni lasciati partire senza salirci… musicalmente parlando qual è il tuo più grosso rimpianto?
R: Mi piacerebbe riprendere a suonare musica Classica, ma… va benissimo anche così, quando voglio prendo uno spartito, studio e sto bene.
D: Chi è oggi Claudio Sax Fabiani?
R: Chi sono? Un semplice mestierante. Nessuno di importante, anzi… Perché hai intervistato me? 😊

ALESSIO QUERCIOLI

D Immagino che ti sei avvicinato alla batteria in teneta età…per non lasciarla mai più…

R Ciao Massimo un saluto anche a tutti i tuoi fan che ci leggono. Ho iniziato a studiare la batteria

quando avevo 14 anni, perché dentro di me é sempre esistita una forte energia da dover

sprigionare e da allora non ho mai smesso di correre dietro i tamburi.

D Il tuo primo gruppo, nel 1999, furono i Bright Corner con il quale hai inciso anche un

album e fatto concerti in Italia e Germania…bei ricordi…

R “Shudder” é stato un lavoro molto impegnativo per tutta la band, che era straordinaria

nonostante la giovane età, i concerti ci aiutavano a divertirci e a trovare la giusta carica per

scrivere i brani.

D Parallelamente ai Bright Corner, nel 2008 inizi a lavorare, con lo pseudonimo di

AleBright, come Dj e producer e hai l’opportunità di proporre i tuoi live-set in tutta la

Toscana…perchè questa scelta ?

R Ho sempre avuto voglia di guardare oltre, la batteria mi permette di utilizzare sonorità acustiche

mentre il mondo delle produzione mi dà modo di esplorare il mondo dei suoni elettronici e

dell’informatica applicata alla musica.

D Nel 2013 accettasti l’offerta di entrare a far parte di una band per registrarne il loro

nuovo album, ma durante la produzione…che successe ?

R Cercavo una nuova avventura e mi gettai a capofitto in quell’esperienza che purtroppo non

riuscimmo a concludere come avremmo voluto, mi dispiacque molto.

D Siccome non sai stare mai fermo dal 2016 collaborari con Aeroc, un’associazione

Livornese, come organizzatore e promotore eventi della stessa.

R Aeroc é molto più di un’associazione, é un insieme di esperienze che si contaminano a vicenda e

che fanno nascere cose come Musicisti Improbabili, esperienze cinematografiche e

collaborazioni bellissime. Invito tutti a seguirci sui social per scoprire il mondo di Aeroc che é

uno spazio aperto a tutte le forme d’arte della città.

D Che mi dici dei giovani batteristi? Hanno voglia di sudare e impegnarsi o pensano che

tutto “venga dal cielo” ?

R Credo che le nuove generazioni di musicisti abbiano delle straordinarie opportunità in più,

possono accedere molto velocemente a lezioni, tutorial o semplicemente ascoltare musica che

fino a qualche anno fa era introvabile. Ogni buon batterista ha alle spalle un percorso che parte

da degli studi fondati soprattutto sul sacrificio e sull’amore verso la musica, questo vale per ogni

generazione.

D Quali sono le tue fonti di ispirazione , i tuoi mostri sacri ?

R I primi dischi che ho comprato sono stati i Queen, Led Zeppelin e Pink Floyd grazie soprattutto

alle influenze della mia famiglia. Successivamente ho iniziato a scoprire il sound di Mike Portnoy,

il groove di Billy Chobam e la straordinaria tecnica di Dave Wekel. Questi sono i timbri che più mi

hanno influenzato.

D Nella tua carriera hai affrontato i più svariati generi, dal progressive al rock, dal pop al

funky…ma quale è il tuo genere preferito in assoluto?

R Non ho un genere preferito, dipende dall’umore del momento, adoro i generi che hai citato ma ci

aggiungo anche il jazz che ritengo sia l’espressione più alta della musica contemporanea.

D Progetti futuri, esibizioni dove è possibile vederti magari in città?

R Sto lavorando ad un progetto solista dove sto sperimentando la fusione tra rock e elettronica.

Sarà necessario ancora del tempo prima di completarlo perché voglio sperimentate nuove

tecniche che non conoscevo fino a poco fa.

D Tutti noi abbiamo rimorsi e rimpianti, tutti noi non siamo saliti su quel benedetto treno

che era lì e stava aspettando solo noi…musicalmente parlando quale è il tuo più grosso

rimpianto?

R Tutte le scelte devono essere contestualizzate e per ciò sono felice del percorso che ho fatto

compresi gli errori e i treni persi.

D Chi è oggi Alessio Quercioli ?

Sono un padre amato da una moglie bellissima e da due splendide bambine Ginevra e Isabella la

mia vita gira intorno a loro, come era la musica per me qualche tempo fa.

ROBERTO GUERRINI

D Roberto Guerrini, batterista…immagino fin da ragazzino per la incontenibile gioia dei tuoi vicini di pianerottolo…

R Ciao Massimo, diciamo che la musica per me non era un interesse primario quando ero un ragazzino fino a quando un amico mi prestò un disco che mi folgorò, era “Made in Japan” dei Deep Purple. Per me che la massima espressione musicale era Gianni Morandi …ascoltare quel disco aprì quella porta che mi condusse in un nuovo mondo in cui proprio la musica diventò per me una ragione di vita e diede la scintilla per desiderare di suonare la batteria e riprodurre quelle canzoni che mi diedero un emozione che non pensavo possibile. Da li l’apertura ad ascoltare i tanti gruppi mostruosi degli anni 70, oltre i Deep Purple i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Beatles, Whitesnake, Rainbow, Genesis e tanti altri che resero quel periodo indimenticabile e credo insuperabile per la musica! E da li verso i venti anni cominciai a suonare la batteria, finalmente si faceva sul serio anche se non durò molto ma fu un periodo in cui mi proponevo senza paura di sbagliare perchè ero giovane e l’entusiasmo forse era più forte dei risultati ma andava bene lo stesso…c’ero anche io!!!!

D Fai parte del gruppo La Nuova Espressione, bella band, vi si ascolta volentieri…come sei entrato a far parte di questo “complesso” ?

R Dunque, quando ho ricominciato a suonare nel 2013, mi comprai una batteria elettronica che mi consentì di ricominciare e buttare via 37 anni di ruggine e piano piano studiando sono riuscito a rimettermi in carreggiata, tanto da desiderare di entrare in un gruppo e fare qualcosa di buono. L’occasione si presentò quando Silvano Storpi, chitarrista de La Nuova Espressione mi contattò dicendo che il batterista del gruppo, Sergio Donati, non aveva più intenzione di continuare e quindi accettai l’incarico e ricordo che in un mese prima del provino imparai circa 30 canzoni che facevano parte del loro vasto repertorio… molte le conoscevo ed alcune no ma mi misi sotto di buona lena e le imparai perchè volevo suonare in un gruppo!!! Poi da Percorsi Musicali ricordo ancora la sera del provino, anche se sinceramente credevo in quello che avevo fatto fu tutto più facile perchè i componenti del gruppo che a quei tempi erano Moreno Lenzi, Monica Lenzi, Silvano Storpi, Tino Tozzi ed Alberto Romito furono molto bravi a mettermi a mio agio e con un approccio amichevole, anche se non ci eravamo mai visti prima, abbiamo suonato discretamente e da li è nata la mia collaborazione con questo bel gruppo che continua tutt’oggi, anche se la formazione originale è cambiata, infatti adesso ci sono sempre Moreno Lenzi (Voce), Monica Lenzi (Voce), Tino Tozzi (Basso) Io alla batteria, Marco Lenzi (Chitarra e tastiera), Emanuele Lenzi Chitarra Ritmica e l’ultima entrata, la mia compagna, Stefania Pagani ai cori…. Sette elementi che io chiamo scherzosamente il Sette Bello!!

D Ho saputo che per molto tempo hai lasciato da parte la batteria…che è successo ?

R A volte la vita ti fa fare delle scelte e giuste o sbagliate che siano ci cambiano in pieno gli orizzonti. Non mi divertivo più come agli inizi e cosi dopo circa tre anni o poco più troncai con la batteria e mi dedicai all’informatica, una passione che è durata per molto tempo e che divenne anche un mestiere perchè poi aprii un negozio di rivendita Computer che per un buon periodo di tempo ha avuto la sua storia, ma quando i grandi magazzini cominciarono a vendere con prezzi inferiori a quanto io compravo capii che non era più il caso e la passione per l’informatica come prima la batteria finì anche per questo… Sono uno che deve trovare motivazioni se no non riesco a fare bene..

D Prima della Nuova Espressione hai fatto parte di altre band ?

R L’unico gruppo in cui ho suonato quando avevo 20 anni e fino all’abbandono fu il gruppo dei Blacksnakes con Massimo Giari e Giovanni Baldeschi… facevamo cover e anche qualche pezzo nostro ma l’impostazione troppo Rock ci dava poco spazio all’attività live che poi è quello che alla fine gratifica tutti gli sforzi di chi suona… Se manca poi poter esprimere quello che fai diventa troppo riduttivo secondo il mio punto di vista, ma da giovanissimi come eravamo non capivamo il problema…

D Il vostro repertorio si espande di 360 gradi..dai CCR a Dylan, dai Black Sabbath alla PFM…ma quale è il tuo genere preferito ?

R Dunque, il mio genere preferito è l’Hard Rock tipo Deep Purple per capirci dove il virtuosismo musicale permette di creare musica che non ha tempo definito… in alcuni pezzi Hard Rock di pregevole fattura si può spaziare da pezzi di tastiera alla Bethoven a movimenti di chitarra degni di Paganini al violino, questo è quello che suono più volentieri quando mi alleno ma come accennavo sopra sono musiche che dal vivo ti fanno trovare le porte chiuse, ecco perchè La Nuova Espressione ha un repertorio cosi vasto tanto da toccare tutti i generi musicali (di un certo livello) e grazie a quel repertorio noi a differenza di altri gruppi suoniamo molto dal vivo!! Non sono contentissimo se faccio Moonlight Shadows per esempio, ma per serietà e consapevole che tante persone apprezzano moltissimo questa canzone travalico il mio gusto personale e cerco di metterci del mio per suonarla al meglio, e così per tantissime altre canzoni… un giusto compromesso per permetterci di esibirci con la consapevolezza che qualche nostra canzone ti piacerà per forza se vieni a vederci!!!

D Quali sono stati i tuoi batteristi di riferimento, i tuoi mostri sacri ?

R Prima di tutti Ian Paice… adoravo le sue rullate super veloci e la sua fantasia, poi mi hanno affascinato batteristi con una pacca micidiale tipo Jonh Bonham e Cozy Powell, poi ho dato un occhiata al Jazz e alle Big Band e li ho potuto vedere incredibili batteristi tipo Buddy Rich e Steve Gadd e comunque io non ho modelli predefiniti perchè cerco di adattare il mio drumming alla canzone che eseguo mettendoci del mio, non voglio fare una fotocopia di una canzone ma cerco nei limiti del possibile di suonarla come se alla batteria ci fosse un misto di quei mostri sacri che mi hanno in qualche modo forgiato! Per dover di cronaca volevo dire che oggi ci sono alcuni batteristi che tecnicamente sono enormemente superiori a quelli del passato grazie a nuove tipologie di studio e all’enorme possibità che piattaforme social come Youtube danno per poter vedere come suona tizio e come suona caio ma il cuore non lo puoi rubare a nessuno e alla fine tutto il tecnicismo del mondo non è sufficiente a scalzare dalla memoria i personaggi sopra citati!!!

D Questa estate, nonostante le restrizioni antivirus, siete riusciti a esibirvi più volte sempre con ottimi risultati…soddisfatti ?

R Molto soddisfatti…. ottimo riscontro di pubblico e la consapevolezza di aver suonato più di tutti a Livorno e dintorni questa estate, e questo è segno che la nostra proposta piace ed è un Pass Partout per chiamare gente a sentire musica dal vivo che purtroppo è una delle cose che manca dappertutto e non solo per i problemi del Covid ma per un fatto culturale perchè credo che la musica oggi stia toccando piano piano il fondo e ci vorrebbe veramente una rinascita considerando il fatto che i grandi gruppi del passato per l’età stanno scomparendo e quello che rimane sinceramente mi lascia molto perplesso!!!

D Progetti futuri, altri concerti autunnali ?

R Dunque Intanto ci siamo dati un obbiettivo che è quello di rinnovare la scaletta, infatti gia da questo mese cominceremo a provare dei nuovi pezzi e questo si rende necessario sia per noi per non fossilizzarci sempre sugli stessi pezzi e sia per gli aficionados che ci seguono perchè è giusto avere nuovi stimoli.Llogicamente il livello qualitativo dei nuovi pezzi è sempre a 360 gradi, si spazia dai Credence Clearwater Revival, Neil Young, Beatles, Cindy Lauper e cosi via… tutti brani ricchi di cori che riusciamo ad interpretare al meglio grazie alle nostre voci!!! Logicamente siamo sempre a cercare dei locali per esibirci ma adesso con le restrizioni dovute al Covid sarà tutto più difficile, vedremo come evolverà la situazione nel tempo!!!

D Roberto tutti noi abbiamo un rimpianto che ci fa star male…musicalmente parlando, quale è il tuo più grosso rimpianto ?

R Il mio rimpianto è il tempo che non ho suonato e la consapevolezza che il tempo non ritorna e magari in tutti quegli anni sarei potuto diventare molto più bravo di adesso, ma si sa, ormai è andata cosi ed è per questo che volente o nolente ho raggiunto un livello tecnico che comunque mi permette di suonare in modo dignitoso sia per me che per la band ed alla fine va bene cosi anche se con qualche rimpianto!!

D Chi è oggi Roberto Guerrini ?

R Roberto Guerrini è un cinquantanovenne che affronta le cose con lo stesso entusiasmo di quando era un ventenne e che si diverte con la musica e che si rialza ogni volta che la vita lo fa cadere.A Gennaio è morto mio padre ed è stato un trauma doloroso, poi è venuto il Covid con la cassa integrazione sul lavoro… ma quando sono con le bacchette in mano mi viene sempre in mente la frase che Papillon pronunciò nel relativo film…. Sono ancora vivo, maledetti bastardi!!!

ANTONIO SALINA

D Antonio Salina tastierista…hai fatto studi classici o sei autodidatta ?

R Ho iniziato prendendo qualche lezione ,ma fondamentalmente sono autodidatta

D Attualmente fai parte della band I Genius, ottimo gruppo, ottimi musicisti…come è iniziata la tua avventura in questo “complesso”, come si usava dire una volta ?

R Avevo avuto esperienze musicali con alcuni componenti del complesso , quando l’ex tastierista ha lasciato , Stefano, il batterista, mi ha contattato ed io ho accettato con piacere

D Prima hai fatto parte di altre band ?

R Suono dall’età di 18/20 anni, e ho sempre fatto parte di qualche gruppo. Ho iniziato con un mio gruppo, era il 1978, ” La ruota di scorta” alternando nostri pezzi inediti a pezzi di musica leggera italiana. Abbiamo anche partecipato a Primo Applauso , concorso per gruppi emergenti, classificandoci secondi con un nostro inedito. Poi la mia esperienza è proseguita con il gruppo “Aurora Lunare” dove il fondatore Mauro Pini mi chiamò e con il quale ho proseguito il percorso musicale accompagnandolo nella promozione di un 45 giri da lui prodotto nelle tv e radio regionali.

Successivamente ho continusto a suonare fra piano bar , gruppi di musica da ballo, da ascolto e non mi sono mai fermato dato che la musica è la mia prima passione.

D A partire dagli anni ’70 le tastiere hanno avuto una parte sempre più rilevante all’interno dei gruppi rock, tanto da diventarne parte integrante, come spieghi questa “promozione” ?

D Quali sono i tuoi mostri sacri, i tuoi punti di riferimento ?

R Sono cresciuto ascoltando e suonando fondamentalmente PFM, Ivan Graziani, Pink Floyd , Queen..

Ho un debole per i Pooh, che spesso mi trovo a cantare in varie occasioni

D Con i Genius attraversate tutto il panorama musicale italiano e non solo suonando cover di tutti i generi…ma qual’è il tuo genere preferito ?

R La musica , se di qualità è bella tutta

D Progetti futuri tuoi e della tua band: qualche concerto a breve in città dove poter venire ad ascoltarvi ?

R A csausa del covid siamo un po tutti in stand by, non ci sono date certe, speriamo di poter suonare al piu presto

D Questo maledetto Covid ha impedito il normale svolgimento degli spettacoli musicali programmati in città…una città di notevoli e importanti artisti ma spesso sonnecchiona, quasi infastidita…cosa pensi che manca per fare il salto di qualità ?

R Un cambio di mentalità, la musica non è rumore….

D Tutti noi ci chiediamo ancora oggi come mai non siamo saliti su quel treno che forse avrebbe potuto cambiare la nostra vita…eppura era lì…musicalmente parlando, dove andava il tuo treno ?

R Non lo so, per prendere quel treno ci dobbiamo trovare nel posto giusto al momento giusto…una fortuna che a pochi è concessa e spesso nemmeno ai più meritevoli.

D Chi è oggi Antonio Salina ?

R Un marito, un babbo appassionato di musica, passione che ho trasmesso anche a mia figlia Martina , con la quale ho condiviso in passato serate di piano bar e che spera di continuare a suonare il più a lungo possibile.

STEFANIA CASU

D: Stefania Casu, pianista… come nasce la passione per questo strumento?
R: Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di 8 anni, perché mio padre era appassionato di musica e aveva studiato il mandolino. Lui ha trasmesso la passione per la musica prima a mio fratello piu grande, che ora è violinista e poi a me.
D: Se non sbaglio hai fatto studi avanzati, una bella laurea in pianoforte…
R: Ho studiato pianoforte all’Istituto Mascagni di Livorno e mi sono laureata sotto la guida del Maestro Ugo Ferrario. In seguito ho studiato composizione, lettura della partitura e nel mese di ottobre del 2000 mi sono laureata in jazz, sotto la guida del Maestro Mauro Grossi.


D: Sei ovunque… in pratica non c’è un evento culturale di una certa importanza senza la tua presenza al piano, una bella soddisfazione…
R: Sono entrata da anni a far parte della Compagnia Lirica Livornese, con la quale faccio diverseserate di diversi generi musicali. Accompagno il Coro di Garibaldi d’Assalto, direttore Pardo

Fornaciari, suono con la Banda cittadina e in altre situazioni occasionali. La mia attività primaria è fare l’insegnante di musica nella Scuola Media Statale “G. Bartolena”.
D: La tua bravura fa sì che tu riesca a gestire situazioni diverse: dall’operetta al coro, dal varietà all’opera vera e propria, persino il vernacolo ti ha visto protagonista sia come musicista che direttrice musicale… raccontaci.
R: Non mi tiro indietro quando mi chiamano a suonare, perché mi diverto in tutte le diverse situazioni artistiche.
D: La tua formazione classica impone quasi una scelta di genere ma che rapporto hai con “le altre musiche”?
R: La laurea in jazz mi ha aperto un mondo nuovo per generi diversi dal classico. Mi piace suonare di tutto.

D: Quali sono le tue fonti di ispirazione, sia musicisti che compositori?
R: Amo i musicisti Romantici e i musicisti francesi, ma anche la musica barocca; ascolto un po’ di tutti i generi e vado spesso ai concerti.
D: Mai fatto parte di una orchestra?
R: Sì, in passato ho suonato in una Big Band e da adolescente ho suonato nell’orchestra dell’Istituto Mascagni.
D: Sei una docente scolastica e in passato hai anche insegnato pianoforte… che dici del rapporto che hanno i giovani con la musica, classica e jazz in particolare?
R: La maggior parte dei giovani vogliono la vita semplice e preferiscono la musica leggera, meno impegnativa, ma ho avuto allievi che mi hanno dato soddisfazione per la loro bravura e per le loro capacità.
D: Ognuno di noi ha un rimpianto che lo tormenta per non aver preso quel treno famoso… dove andava il tuo e perché sei rimasta a terra?
R: Mi sarebbe piaciuto insegnare in un Conservatorio, ma la vita mi ha portato a fare una scelta diversa. Appena laureata ho vinto il concorso nella Scuola Media e lì sono rimasta. Vinsi anche un concorso per insegnare musica negli Istituti di 2° Grado, ma, avendo la cattedra fuori Livorno, ho dovuto rinunciare per motivi familiari.
D: Chi è oggi Stefania Casu?
R: Sefania Casu oggi nutre la stessa passione di quando aveva vent’anni, perché la musica è stata presente nella sua vita in tutti i momenti, anche in quelli più difficili.


MAURIZIO FANELLI

D Maurizio Fanelli cantante ma anche batterista…chi nasce prima dei due ?

R Sono nato come batterista poi successivamente come cantante .

D Attualmente fai parte della Steak Blues Band…ottimo blues, ottimi musicisti…raccontaci di più…

R Negli anni 90 circa , grazie al grande Manlio Pepe e il mitico Mimmo Mollica , mi avvicinai al Blues e sentivo che era il genere che percepivo e nel tempo formai la Steak Blues Band .

D In precedenza hai fatto parte di altre band ?

R In precedenza ho fatto parte come batterista , di un paio di band con repertorio ” Rock Pop ….

D Il blues è qualcosa che quando ti entra dentro non ti lascia più…quali sono le tue fonti di ispirazione, i tuoi cosidetti mostri sacri ?

R Il Blues è quella cosa che a volte non si può neanche spiegare , lo acquisisci ,lo vivi al momento che lo fai , te lo senti dentro ed è una magnifica sensazione .

D Ti ho sentito cantare alcune volte ( mai purtroppo nelle vesti di batterista)…hai una voce che ben si adattta al genere della musica del diavolo…si percepisce e si vede che “senti” il pezzo, lo vivi…

R Grazie delle parole…quando canto blues “entro” nel pezzo e cerco di trasmettere a chi mi ascolta tutta la grande bellezza di questa musica.

D La batteria è l’altro tuo grande amore…immagino la gioia dei tuoi vicini di casa…

R La batteria è stata il mio primo approccio con la musica , sono riuscito a studiare un po’ esercitandomi frequentemente , essendo una strumento rumoroso , bè, puoi immaginare .

D Progetti futuri, qualche concerto a breve magari in città ?

R Riguardo il futuro , credo di continuare a fare del buon ” Ritm& Blues e magari con qualche live , anche se attualmente è un po’ complicato , ma sono fiducioso .

D A Livorno il blues è un genere che ha molti “adepti”…facile nelle varie manifestazioni sentire band che si cimentano…come ti spieghi questo fenomeno ?

R A Livorno ci sono dei bravissimi mucisti per tutti generi , però dico che il Blues non è tanto di culto in questa città , questo me ne dispiace un po’ .

D Tutti noi abbiamo un rimpianto e forse anche più di uno….musicalmente parlando, quale è il tuo più grosso che ancora oggi “ti dà pensiero” ?

R Sinceramente rimpianti , non credo , forse potevo fare di meglio , magari con un po’ di fortuna in più , comunque posso dire di ritenermi soddisfatto per quello che ho fatto

D Chi è oggi Maurizio Fanelli ?

R Oggi Maurizio Fanelli è uno che ancora crede nella musica , che sicuramente andrò sempre avanti perché la musica fa’ parte di me , nonostante che comincio ad avere un’età “Matura” ; mi sto’ dedicando alla chitarra acustica con una certa passione , come vedi non si finisce mai di imparare . Con questo voglio essere grato a tutti i musicisti che hanno suonato e collaborato con me in tutti questi anni , mi hanno fatto crescere ed insegnato tanto , sono tanti non sto’ ad elencarli.

PINO SCARPETTINI

D Tutto ebbe inizio nel 1966 quando a Genova nasce un gruppo di nome Trolls con un livornese alle tastiere…Pino Scarpettini…raccontaci

R Tutto ebbe inizio nel 1965 e non nel 66 …. quando iniziai a fare il pendolare tra Livorno e Genova dove continuai i miei studi di musica, armonìa e composizione col Maestro Mario Moretti del Conservatorio Paganini di Genova. Alloggiavo nell’albergo Gianni a Sturla, Sturla un rione periferico sul mare. Caso volle che questo albergo fosse di proprieta’ del padre di Vittorio De Scalzi. C era un pianoforte dove io mi dilettavo a suonare; un giorno si avvicino’ Vittorio con la chitarra ed iniziammo a duettare. Mi chiese se volevo entrare a far parte di un gruppo in cui suonava dal nome Goldfingers, accettai e mi inserri come organista. Io a Livorno avevo il gruppo de Gli Astratti ed un giorno Vittorio fece una sostituzione come chitarrista…..

D Da dove nasce il nome Trolls ?

R Un giorno passeggiando per Galleria De Ferraris a Genova, in un negozio vidi uno strano personaggio, mi piacque, era un portafortuna … era il Troll… lo portai a Vittorio e gli dissi perche non cambiamo il nome al gruppo … l’ idea fu subito gradita e quel giorno nacquero I TROLLS…. cambiammo gli elementi ed entrarono Giulio Menin batteria, Ugo Guido al basso ed Guido Menin chitarra, sostituito poco dopo da Piero Darin…..

D Non avevate rivali nei concorsi e stravincete ovunque, non solo con il consenso del pubblico ma anche della stampa specializzata..dove era la vostra forza ?

R Si,il gruppo andava per la maggiore e non aveva rivali, il successo di pubblico e di critica era unanime… la nostra forza: eravamo bravini e …carini.

D Al 1° Trofeo Rapallo Davoli vi piazzate al terzo posto dietro i Mat 65 e i Corvi…questo vi regala un contratto con la Columbia Voce del Padrone e l’uscita del 45 giri “Dietro la nebbia/Questa sera”, una bella soddisfazione…

R Nacque cosi Dietro la Nebbia, con la quale nel 66 partecipammo al Troifeo Rapallo Davoli, classificandoci al 3 posto, anche se, in effetti avremmo dovuto vincere. Ma noi eravamo un gruppo di Genova dove si svolgeva la finale, i Corvi un gruppo di Parma, Davoli organizzatrice parmense, quindi dettero la vittoria ai Mat 65…. niente da dire comunque, i tre gruppi migliori. Ecco il contratto con la Columbia Voce del Padrone e la successiva uscita del primo 45 giri con Dietro la Nebia e Questa sera.

D Nel 1967 parti militare e il gruppo ha una scissione…che successe in realtà ?

R Il fatto che nel 67 partii di leva non influi’, perche non mi impediva di andare avanti col gruppo, merito di convalescenze e permessi.

Fu Vittorio a lasciare il gruppo non io…. ed inizialmente dopo un periodo di silenzio, usci un altro gruppo col nome Trolls, che diffidato aggiunse il New.

Vittorio fu sostituito da Luciano Milanese, giovane chitarrista divenuto poi un grande bassista jazz e purtroppo prematuramente scomparso.

D I Trolls ripartono con un nome che diventerà famoso nel tempo: i New Trolls e tu mica sei stato con le mani in mano vero…che hai fatto dopo la tua uscita dal gruppo ?

R Sia Trolls che New Trolls iniziano strade parallele, con alterni successi. I Trolls continuano ad incidere con la Coluimbia altri due 45 giri… ne seguiranno una serie tra inediti e cover famosi, come la versione italiana di “What a wonderful world – Un mondo su misura”.

D Sei rimasto in buoni rapporti con i ragazzi della band ?

R Inizialmente i rapporti furono un pò tesi perche ritenni una birbaccionata essersi appropiato del nome( mio)…… ma col tempo sono migliorati sempre di piu’…. ora Vittorio fa il solista e ci sentiamo spesso… gli altri si sono spartiti il nome New Trolls con varie desinenze…. mentre Trolls rimane sempre Trolls.

D Quali sono state le tue fonti di ispirazione, i tuoi mostri sacri ?

R Le mie fonti di ispirazione… Beatles e Ray Charles, autentici mostri sacri .

D Tutti noi ci portiamo dietro rimorsi e rimpianti, tutti noi abbiamo visto un treno che ci aspettava e non siamo saliti e ancora oggi “ci mangiamo le mani”…dove andava il tuo treno ?

R Non ho rimpianti, in seguito fondai gli Omelet con i quali feci Sanremo 80 e mandai a quel paese l organizzatore di allora , certo Gianni Ravera, per evidenti brogli… acqua passata…

D Chi è oggi Pino Scarpettini ?

R Oggi sono uno stimato professionista, continuo a suonare, ed insegno alle nuove generazioni…. produco qualche artista come il trio Le Soprano, che fanno progressive lirico… del resto siamo stati l’ inventori del progressive.

Cosi, anche col mio tumore che mi segue e combatto vado avanti e la musica e’ il mio toccasana…. e se proprio lo vuoi sapere il 30 agosto mi sposo la mezzo Soprano Elisa Bartalini, il rock sposa la lirica!….bellissimo!

D Tanti auguri allora Pino, di cuore, te lo meriti.

R Grazie.


PATRIZIA DESIDERI

D Patrizia Desideri cantante…immagino dalla tenerissima età…

R Si, in effetti è così. Ho iniziato a prendere lezioni di canto , da sempre, e non ho mai smesso, anche adesso, perchè sembrerà un luogo comune ma io ci credo nel detto “Non si smette mai di imparare”.

Ho avuto ottimi maestri, infatti sono stata allieva di Auro Morini, Maurizio Montanari, Fabio Ceccanti, Donatella Pellegrini, Sabrina Benvenuti…cantanti e maestri che mi hanno dato una impostazione, un metodo. La voce è un dono di natura ma dietro ci sono molte cose, tanti esercizi, tanti accorgimenti. Anche usare il microfono deve essere fatto bene.

La fortuna di avere avuto questi maestri è che erano pianisti, questo è servito in seguito per affrontare il piano-bar accompagnando un musicista, rispettando i suoi tempi, tutta cosa diversa dalle basi “finte” che spesso vengono usate da un computer.

Fin da piccola mi sono sentita proiettata verso lo spettacolo, l’intrattenimento.

Purtroppo problemi familiari importanti (mio padre morto giovanissimo, mia madre alle prese con mille e mille problemi), hanno impedito questo mio desiderio; avrei voluto imparare a suonare il pianoforte, fare un corso di teatro, ma tutto andava in secondo piano. Mi sono accontentata del canto, scelta più facile e perchè no, meno costosa.

Chissà…in un altro contesto o in un’altra città (tutto si svolge a Roma o Milano) avrei potuto fare di più…e poi sarà una frase fatta ma tremendamente reale: ci vogliono le conoscenze, punto !

D Ti ho sentita cantare, hai una voce limpida, chiara, ma all’occorenza sa anche “graffiare”…

R Il timbro della voce è personale, nessun maestro ti insegna, è un dono di natura.

Pensa che da ragazza volevano indirizzarmi verso il modo di cantare Di Loredana Bertè o Mia Martini , ma non volevo essere l’imitazione di nessuno.

D Mai fatto parte di un gruppo ?

R No, mai fatto parte di un gruppo anche se mi sarebbe piaciuto, ma devo dire che non so se sarebbe stata una scelta facile. Vedi, io amo la musica cantautoriale, quasi di nicchia; per me i testi sono importantissimi, non mi piacciono le “urlatrici”, i virtuosismi vocali…pochi gruppi magari sarebbero stati contenti di tale scelta. Mannoia, Consoli, Fossati, ecco questa per me è il concetto di musica.

D Il tuo genere preferito penso sia la musica leggera e non italiana…

R Il mio genere preferito è il cantautoriale italiano. Sono nata musicalmente negli anni ’80 e ho conosciuto gli Spandau Ballet e similari, ma fin da ragazzina, quando organizzavo spettacoli proponevo la Mannoia, Fabi, Dalla e persino Pino Daniele.

D Il ruolo di cantante per te è un po’ riduttivo : cantautrice, presentatrice tv, organizzatrice di eventi, insomma “non stai mai ferma”…quale il ruolo che più ti appaga ?

R Il ruolo che più mi appaga è stare a contatto con la gente…pensa che non mi dispiace neanche fare il Karaoke, infatti organizzo serate in tal senso e sono apprezzatissime: li presento, li faccio cantare, li faccio sentire importanti, dai bambini a età avanzata.

In Tv mi sono divertita molto, soprattutto a Telecentro: 4 puntate del programma “Ma che bontà”, dove entravamo nelle cucine dei ristoranti dove intervistavamo i cuochi…molto divertente.

Poi “Finalmente ti ho trovato”, una parodia tutta livornese di “Uomini e Donne”: tutto rigorosamente senza copione e in diretta il sabato sera. Non sapevi mai cosa poteva accadere, cosa poteva uscire da quelle bocche e dovevo essere pronta a gestire tutte le situazioni. Purtroppo la mancanza di fondi e sponsor ha fatto sospendere tutto.

Poi mi sono divertita molto a leggere i messaggi durante una trasmissione sportiva calcistica: a volte, sono sincera, ero anche in difficoltà perchè non mi intendo per niente di calcio…quindi puoi ben capire. Pensa che nonostante me lo abbiano spiegato molte volte non ho ancota capito “il fuorigioco!!!”

Cantautrice si, infatti ho realizzato i testi di due canzoni : “Andrea”, dedicata a mio figlio, con musica del maestro Auro Morini e “Come stai”, dedicata al mio babbo, con musica del maestro Fabio Ceccanti. Come vedi ho solo scritto i testi perchè purtroppo non ho una cultura musicale che mi permette di musicare le mie canzoni.

D Sei stata anche la ideatrice e presentatrice del concorso “I sogni son Desideri” che nell’ultima edizione ha avuto 140 iscritti di ogni età provenienti da 22 scuole di canto toscane…una bella soddisfazione…

R Soddisfazione è dir poco: manifestazione di 5 giorni al Teatro Salesiani, 22 scuole, 140 cantanti suddivisi per categorie di età, compresa sezione “Brani inediti di cantautori.

Il maestro Alessandro Fava accanto a me…

Poi come le fiabe…nel 2012 la crisi, li sponsor vengono a mancare, i costi (Teatro, SIAE, Premi per 5 categorie) sempre più alti… Pensai “Se lo sciupo non lo faccio”…e così è stato. Peccato perchè avevamo molta risonanza: avevo allacciato rapporti con Radio Stop con il patron Giannoni in giuria, l’allora quotidiano locale “Corriere di Livorno” e “La Nazione” facevano servizi giornalieri…si, peccato. Devo dire però che sono molto contenta di aver mantenuto solidi rapporti con alcune scuole di canto tanto che spesso mi chiamano a organizzare serate ed eventi…segno che qualcosa di buono avevo fatto.

D “Sfondare” nel mondo della musica non è mai facile, ottimi talenti non ci sono mai riusciti…che consigli ti senti di dare ad un giovane che vorrebbe “provarci “ ?

R Sfondare è difficile. Io mi sono sempre “rimboccata le maniche”, senza babbo dall’età di 6 anni, problemi economici in casa, mai potuto fare provini, book fotografici, contattare agenzie eppure…sono qua. Ho fatto anche il provino per “Il Grande Fratello”…quindi il consiglio è : mai abbattersi e rimboccarsi le maniche.

D Patrizia tutti noi abbiamo un rimpianto che ogni tanto riaffiora, un treno mai preso…dove andava il tuo e perchè non sei salita ?

R Il rimpianto è “il destino”, le vicissitudini della vita…mi sarebbe piaciuto studiare musica e il pianoforte…chissà dove andava quel treno.

D Chi è oggi Patrizia Desideri ?

R Una donna fortunata. Patrizia ha fatto l’istruttrice di guida per 20 anni e poi ha scelto di vivere di musica.

Mi chiamano a presentare serate, eventi, karaoke, matrimoni…

Faccio di lavoro quello che amo fare.

Sono una che ci ha creduto fino all’ultimo, amante della musica che per me ha valore terapeutico: sono riuscita a fare quello che amavo: vivere di musica.

Certo Livorno e Pisa non sono Londra o Los Angeles ma va bene così, sono felice di lavorare e questo lo trovo un grande previlegio.