DAVID MARSILI

D David Marsili, musicalmente parlando, professione chitarrista/cantante, da sempre immagino.

R In realtà no. Iniziai con una tastierina Bontempi. Un duo di pop elettronico nell’88; avevo 15 anni. Scimmiottavamo i Duran Duran. Poi passai alla chitarra, prima una classica per strimpellare, poi mi arrivò una Samick modello diavoletto direttamente dagli USA. Per un periodo invece passai al basso, ma fu un fulmine.

D Il tuo primo gruppo, se non sbaglio, furono i Golem, raccontaci

R Come scritto sopra, iniziai con questo duo. L’altro era Matteo Monteverdi, un vero ragazzo prodigio, una persona fragile e forte, un vulcano creativo. Da quel gioco formammo gli Echo, e nel ’91 registrammo un demo dai Brilli. C’erano pezzi bellissimi, acerbi ma potenti. Il cantante era Davide Morelli, oggi noto imprenditore creativo nel campo informatico, e alla batteria Maurizio Fontanelli. Ci ispiravamo all’indie degli Stone Roses. Manchester era il nostro faro, ma il progetto si consumò in poco tempo.

Poi, dopo una pausa di circa un anno, nel ’93 con Massimo Ruberti formammo i Golem. Eravamo nel pieno dei ’90, ci muovevamo tra il dark dei Cure e la psichedelia. Un mix di ombre e colori. Ci siamo divertiti.

D Nel 2002 nascono i Disvega. Sei in duo con il tuo amico da sempre Massimo Ruberti…con un progetto di musica elettronica…

R In quegli anni, oltre ai Golem avevo collaborato con altri progetti. Gli Inorganica di Rosignano e i Tilak, con Francesco Landucci. Un duo acustico tra cantautorato e musica etnica, chitarra e sitar. Una bella esperienza.

Poi, in un periodo in cui stavo finendo l’università e preparando la casa con la mia futura moglie, Lucilla, venne Massi con un demo. “Uno”. Mi chiese di cantare i suoi pezzi elettronici. Nacquero così i Disvega.

D Da duo diventate nel tempo un “ensemble”: si aggiungono diversi musicisti e alcune voci femminili; il vostro sound si affina tanto che vedono la luce alcuni cd/demo come “Luceombra” nel 2004 e “Nascita e ritorno al mare” nel 2007…una bella soddisfazione

R Esatto. I Disvega sono stati un bel progetto. Abbiamo suonato molto fuori, non sempre con soddisfazione. Nei contest avevano tutti chitarre sparate a mille voci urlanti. Noi ci presentavamo con la tastiera e suoni più rarefatti; ci sentivamo spesso fuori contesto. Però in quegli anni abbiamo tirato fuori tantissime canzoni, molte rimaste inedite. Da quel serbatoio di prove abbiamo attinto molto per il progetto attuale. Che in un certo senso si potrebbe considerare la cover band dei Disvega. (Scherzo!)

D Nel 2012 il gruppo praticamente si scioglie, strade diverse. Te con il tuo inseparabile amico Massimo date vita ai Rupert…

R È così. Rupert nasce come un progetto solista di Massimo, che recuperò le sue migliori canzoni dei Disvega e voleva farci un disco per non perderle. Roberto Mangoni lavorò molto sulla “raffinazione” dei pezzi, io misi le chitarre. Poi si aggiunse Ada Doria, splendida voce, e il progetto attirò l’attenzione di Daniele Catalucci (Virginiana Miller, Symphonico Honolulu) che decise di suonarci, produrlo, e presentarlo a Santeria / Audioglobe. Così è nato Wandering.

D Alcuni testi delle canzoni dei vari gruppi in cui hai fatto parte si rifanno ai tuoi scritti perchè oltre che musicista sei anche un ottimo scrittore. Parlaci un po’ di questo David…i tuoi libri ed altro…

R Grazie. Sì, direi che la narrativa oggi è l’ambito che mi rappresenta meglio. Scrivere è come avere una finestra sul modo, una prospettiva sugli eventi e sull’immaginario. Mi sono avvicinato presto alla scrittura ed ho pubblicato il mio promo romanzo breve (Viscere) nel 2008.

Poi sono venuti molti altri racconti, e altri due romanzi. “Stagioni chimiche” è il più importante, e l’ho portato nelle librerie, nelle scuole e perfino in carcere. Ho avuto grandi feedback ed è stata un’occasione infinita di riflessioni.

Oggi ho un inedito nell’hard disk, e sto già lavorando ad un nuovo romanzo. Cercherò di giocarmeli al meglio quando sarà il momento.

D Quali sono i tuoi punti di riferimento, i tuoi “intoccabili” ?

R Musicalmente ho sempre avuto pochi veri miti. Ce ne sono alcuni che mi hanno dato tanto, in modo diverso. I Cure. David Sylvian. Ma come chitarrista mi sarebbe piaciuto suonare come John Squier degli Stone Roses. A distanza di tanti anni li ascolto ancora e quando sento le chitarre di… ad esempio “Sugar spun sister” non posso evitare di mimare i gesti delle mani sul manico di una chitarra immaginaria. Anche se sto guidando.

D Livorno e la musica: binomio perfetto. Da sempre infatti la città ha dato i natali a centinaia e centinaia di gruppi “indigeni”. Quale è il tuo/vostro rapporto con la Livorno della musica?

R Livorno è una città dalle mille contraddizioni. E quindi anche in campo musicale. Se da una parte esiste un underground molto fervido, tra le cantine sui fossi, i fondi dalle pareti umide in città, i garage e le sale prove, in superficie arrivano in pochi. I progetti musicali si fondono, si mischiano, si dimenticano in fretta. Ma restano un rumore di fondo di una città in cui l’arte esiste. Con i nostri progetti ci sentiamo parte di questo sottomondo, anche se sempre un po’ al limite, a modo nostro. Distanti da tanti atteggiamenti e forse in modo, diciamo, più invisibile.

D Progetti futuri? Qualche concerto dal vivo magari in città dove possiamo ascoltarti?

R Questa estate non credo che ci esibiremo con Rupert. Stiamo lavorando a pezzi vecchi/nuovi per un nuovo disco. Forse parteciperemo al Ciampi. Però magari con la chitarra acustica potrei improvvisare qualche serata letteraria/musicale sotto le stelle. Vediamo.

D David, un sogno nel cassetto e una occasione perduta che ti “fa ancora male” ?

R Non ho particolari rimpianti. Sto con i piedi per terra e non rinnego niente. In campo artistico, forse avrei potuto concentrarmi più su alcuni aspetti e perdere meno tempo, ma non è così grave.

D Chi è oggi David Marsili?

R Un padre di due figli splendidi, Margherita (13) e Lorenzo (10). Lei suona al Mascagni, divora libri e disegna splendidamente. I suoi lati artistici sono acerbi ma esplosivi e credo (e spero) che farà molto più di me. Lui è ancora piccolo, ha il piglio dell’attore, anche se per ora è assorbito dal calcio e dalla Play.

Poi è un insegnante che ha una grande passione per quello che fa.

Uno che ha voglia di leggere, scrivere, e anche suonare.

Un mediocre tennista.

In campo musicale è ancora uno dei peggiori chitarristi di Livorno.

Grazie per questa chiacchierata. Un saluto a chi avrà voglia di leggerla.

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