STEFANIA BRUGNONI

D Stefania Brugnoni, bassista in un mondo dominato dalle chitarre…perchè questa scelta ?

R Parto dal presupposto che nella mia vita non ho mai scelto la musica ma è sempre stata la musica ad aver scelto me…mi spiego meglio: non ho mai inseguito un genere musicale perchè lo preferivo ad altri, come non ho mai avuto il classico sogno di voler suonare perchè ero innamorata di uno strumento in particolare, non sono mai stata spinta dalla mia famiglia nel percorrere questa strada e non ho mai pensato che potesse diventare una passione spinta dalla mia predisposizione, è stata una vera e propria scoperta maturata nel tempo nonostante le mie molteplici vicissitudini ben diverse dal contesto musica.

La vita mi ha sempre messo davanti la possibilità di sviluppare questa passione senza che io la cercassi, tanto è vero che per molti anni non sapevo nemmeno io cosa avrei fatto della musica in futuro: all’inizio partii con il classico flauto a scuola per il quale avevo un vero e proprio talento e lì ho scoprii il mio orecchio senza conoscere minimamente le note, poi mi regalarono una tastiera con la quale mi divertivo a giocherellare dopo la scuola formando vere e proprie melodie ad orecchio riproducendo fedelmente tutto ciò che all’orecchio mi capitava a tiro senza mai capire cosa realmente stessi facendo.

Dopo il diploma di scuola superiore sentii la necessità di capirne di più e casualmente venni a sapere di una scuola privata aperta nel mio paese e per gioco mi iscrissi a lezione di chitarra classica della quale mi innamorai, proseguii per 4 anni ma sentivo che avevo ancora bisogno di capirne di più, in quel periodo mi chiesero se volevo far parte di una corale come contralto, accettai e scoprii anche la passione del canto, da lì per anni mi dilettai anche in concorsi nei quali sentivo spesso un senso di inadeguatezza, non riuscivo ancora a sentire il vestito adatto a me musicalmente parlando così decisi di abbandonare tutto e dedicarmi ad altro.

Dopo 5 anni casualmente capitai in una cerchia di amicizie di ragazze che amavano la musica quanto me e che come me suonavano strumenti per passione.

Così per gioco mi proposero di formare un gruppo e di riprendere a suonare, all’epoca pensai alla chitarra elettrica che immancabilmente mi regalarono in occasione del mio compleanno ma non feci in tempo a metterci le mani sopra che, sempre casualmente poco dopo, un giorno entrando per caso in un negozio di strumenti musicali fui attratta da un basso rosso appeso in vetrina e senza pormi il problema di saperlo suonare o meno decisi di provarlo.

Ricordo ancora quel momento in cui toccai la prima volta quella corda, quel suono mi entrò nello stomaco come un missile e fu così che me ne innamorai a tal punto che lo comprai all’istante senza mai più abbandonarlo…quel giorno capii finalmente qual’era il mio compagno di vita, il suono che avevo nel sangue e che mi faceva vibrare il corpo e l’anima.

D Missteryke, gruppo tutto al femminile, ottimo gruppo tutto al femminile…come nasce questa unione livornese-pisana ?

R Come accennavo prima mi proposero di formare un gruppo per gioco, per gioco perchè non eravamo professioniste ed in più eravamo tutte donne, mi spiego: nel 2005 non conoscevamo nessuno in fatto di donne che suonavano nella regione Toscana e questa cosa ci gasava tantissimo ma allo stesso tempo sapevamo anche che ci avrebbe penalizzato tantissimo per vari motivi.

Il problema è che di donne che suonavano in quel periodo non ce n’erano tantissime perciò gli elementi che mancavano li abbiamo dovuti cercare tramite annunci anche negli anni a seguire nei molteplici cambi line-up del gruppo.

Non avevamo tantissima scelta ma tutto quello che sapevamo era che il gruppo doveva essere femminile, era quasi diventata una vera e propria sfida quindi abbiamo preso in considerazione anche altre provincie da Livorno fino ad arrivare a Massa, inutile dire che la distanza ci ha un pò ostacolato per il discorso prove ma alla fine non è stato mai un grosso ploblema.

Alla fine grazie al connubio: Pisa, Livorno, Massa nacquero le Missteryke.

D “Tempismi Imperfetti” è il vostro primo lavoro…rock, pop, persino funky, con testi importanti e mai banali…un ottimo lavoro…come il secondo album “Effettivamente” uscito nel 2015…

R Sì “Tempismi Imperfetti” uscì nel 2011 dopo 2 importanti cambi line-up del gruppo: sottolineo importanti perchè nell’album compaiono 2 elementi fondamentali rispetto alla prima formazione ovvero la cantante massese Monia Mosti che entrò a far parte del gruppo nel 2007 una vera e propria carica di energia oltre che una bellissima voce sostenuta da una tecnica ed un orecchio impareggiabile e Manuela Galasso chitarrista metal livornese che dette una sterzata sonora hard rock tipica delle prime Missteryke.

Sempre elemento fondamentale è che le Missteryke erano nate come cover band, ma la voglia di sfida e mettersi in gioco ha fatto sì che io stessa prendessi per la prima volta la penna in mano nel 2009 cominciando a comporre pezzi, 6 dei quali divennero parte del nostro primo album “Tempismi Imperfetti”.

Sempre nello stesso cd anche Monia Mosti scrisse 2 canzoni mettendosi in gioco come autrice, una di queste ci convinse a tal punto da usarla come titolo dell’album.

La cosa interessante è che non ci siamo mai messe a tavolino per metterci d’accordo su chi doveva scrivere cosa e come, non ci siamo mai accordate su una tematica od una direzione musicale di genere o argomento.

Tutto venne fuori di pancia senza seguire una logica, dando spazio a tutta la nostra creatività senza metterci limiti, ecco il perchè di tanti generi, per tutte fu una sfida vera e propria al limite dei nostri limiti ma che alla fine siamo riuscite a superare facendoci crescere tanto anche a livello tecnico e strumentale, basti pensare alla canzone “Pirati e Fantasmi” dove per la prima volta ho suonato il mandolino elettrico.

“Tempismi Imperfetti” ci dette molte soddisfazioni non solo perchè fu il nostro primo lavoro “serio” nel quale c’eravamo messe alla prova in vesti mai prese in considerazione prima, ma soprattutto perchè fu un cd registrato in casa (ovvero in casa mia) senza mezzi professionali (studio di registrazione, fonico, etc) e quindi una sfida anche sotto questo punto di vista ma anche un lavoro interamente autoprodotto.

“Effettivamente” uscito nel 2015 invece è stato un lavoro molto diverso sotto vari aspetti, oltre l’esperienza maturata dal primo album e registrato professionalmente in studio di registrazione è stato il frutto di un altro importante cambio line-up nel 2013.

L’arrivo di Greta Merli fu una vera e propria svolta, una grande professionista, le sonorità pop-rock della sua chitarra si sostituirono a quelle hard rock della Galasso che lasciò il gruppo poco prima, dando così un altro stile e direzione al gruppo, rendendo gli arrangiamenti molto più “morbidi” e amalgamati ai testi.

“Effettivamente” è la sintesi e l’essenza delle Missteryke, sia per quanto riguarda il sound sia per espressione in quanto messaggio nei testi, le tematiche sono molteplici e toccano molti argomenti di tipo sociale, i testi sono nati da esperienze autobiografiche ma che alla fine si rapportano a storie di vita le quali ognuno di noi ha avuto a che fare almeno una volta nella vita.

Personalmente ho scritto 5 canzoni in questo album ma a differenza del primo nel quale ho fatto fatica nell’esprimere il mio sentire essendo stata anche “la mia prima volta” come autrice nel secondo non ho fatto fatica a mettere le mie emozioni nero su bianco soprattutto perchè l’amalgama mentale che ho avuto con Greta mi ha permesso di esprimere al meglio quello che volevo venisse fuori.

Greta è riuscita a spezzare le mie catene mentali grazie alla sua grande esperienza, con lei c’è stata una sintonia fortissima fin dall’inizio che mi ha permesso di dar vita ai più bei pezzi che io abbai mai scritto.

D Avete solcato i palchi di mezza Italia, avete aperto il concerto del grande Tonino Carotone, siete conosciutissime…soddisfatta ?

R Tonino Carotone, Nada, Rettore, Omar Pedrini…senza contare collaborazioni con personaggi come il comico Migone, in più giornalisti, radio e tv…grandissimi palchi, concorsi famosissimi a livello nazionale, collaborazioni con tantissimi artisti a livelli altissimi…dovrei fare un lungo elenco ma penso che le soddisfazioni più grandi le abbiamo avute quando ogni volta che ci vedevano salire su di un palco e le persone ci consideravano, detto alla Toscana: “fie sul palco” salvo poi ricredersi dopo averci sentito suonare, sentire i loro complimenti con espressioni sbalordite e sentirci dire che non si aspettavano che fossimo brave come tanti nostri “colleghi” uomini…dopotutto era questo il principale motivo per cui era nato il gruppo all’inizio: dimostrare che le donne possono suonare bene ma soprattutto possono suonare bene insieme…è stata la più grande soddisfazione…almeno per me.

D Se ti dico Jeka che mi racconti?

R Jeka è il mio attuale gruppo, anche questo tutto al femminile…Jeka era un progetto nato nel 2014 dal nome “Isole di Plastica” e inizialmente per me doveva essere un progetto parallelo alle Missteryke ma col fine di fare cover acustiche…come per le Missteryke il gruppo era nato dall’amicizia di ragazze che suonavano per passione e che si conoscevano da anni ma senza uno scopo ben preciso…dopo 2 anni lasciai a malincuore le “Isole di Plastica” perchè con l’uscita del secondo album delle Missteryke non mi potevo permettere di portare avanti entrambi i gruppi e ho dovuto fare una scelta.

Nel Marzo 2017 presi la decisione di lasciare le Missteryke, decisione molto sofferta (perchè per me quel gruppo era come un figlio) ma necessaria perchè erano cambiati i miei parametri e le mie priorità oltre che i miei punti di riferimento ( come la batterista Simona Tarantino altro pilastro del gruppo e che ci aveva lasciate qualche mese prima).

Poco dopo mi si è di nuovo ripresentata l’occasione di tornare a suonare con le “Isole di Plastica” che nel frattempo avevano cambiato nome in “Sketch” ma che con il mio ritorno cambiarono in Jeka.

Anche il gruppo Jeka aveva subito diversi cambi line-up, dalla batterista alla chitarrista senza contare il basso che a causa mia hanno dovuto sostituire, ma il vero cambiamento delle Jeka è stato cambiare da gruppo acustico di cover a gruppo elettrico di canzoni proprie nell’arco di un anno.

Con le Jeka ho ritrovato la voglia di divertirmi come non mi succedeva da tempo, tra noi esiste una sintonia mentale a tutto tondo la quale ci ha permesso di creare in un solo anno canzoni su canzoni senza sosta e in modo del tutto naturale, dalle tematiche molto forti, con un sound semplice ma mai banale e che riporta alla mente la vera essenza del rock.

La maggior parte delle canzoni hanno testi scritti dalla cantante Jessica Matteoli arrangiati dalla chitarrista Camilla Tani un vero piccolo genio del “male”.

Mentre la forza motrice delle Jeka in fatto di energia risiede nella batterista Veronica Cerrai con la quale ho una amalgama a livello strumentale incredibile.

D Impegni futuri? Nuovi progetti? Concerti in vista ?

R Attualmente sto finendo di registrare il primo album con le Jeka che uscirà i primi mesi del prossimo anno e il secondo è già in lavorazione, abbiamo già fatto diversi concerti nel 2018 ma abbiamo anche già in programma diverse date per il prossimo anno con l’arrivo del nuovo album, nel frattempo è già uscito il primo singolo accompagnato dal videoclip dal titolo “Pazza” che ha già riscosso un discreto successo sul web, a breve usciranno anche altri due videoclip con due singoli dell’album.

Tutte le informazioni potete trovarle sulla nostra pagina facebook e canale you tube:

https://www.facebook.com/JekaRockBand/

https://www.youtube.com/channel/UCl_jREmm6jUeeCRKM0imeOQ

Come autrice collaboro con artisti esterni al gruppo scrivendo canzoni a cantanti per concorsi o partecipazioni televisive.

D Stefania, il rock è un fenomeno prevalentemente maschile, ma ci sono decine e decine di women in rock che hanno fatto la storia, penso a Grace Slick, Janis Joplin, e molte altre ancora…quali sono i tuoi punti di riferimento, i tuoi mostri sacri?

R Beh un mio mostro sacro lo hai appena nominato, Janis Joplin è stata una grandissima artista degli anni 70 la quale amo moltissimo ma diciamo che più che artisti di riferimento ho dei generi di riferimento, adoro il rock americano anni 70 e gli artisti che ne hanno fatto parte come i Led Zeppelin, gruppo che ho scoperto perchè ho fatto parte per anni di una cover Band (stavolta di uomini) dal nome “The Black Dogs” che mi ha permesso di avvicinarmi moltissimo e conoscere da vicino quel periodo affinando le mie qualità tecniche che per me in quanto autodidatta è stata una vera e propria sfida.

Posso dire comunque di aver attraversato diverse fasi nella mia vita in cui ascoltavo tanti generi e diversi artisti (i cosiddetti fittoni).

Tutt’ora mi sono buttata nell’approfondire un altro genere che è quello cantautoriale scoprendo un amore viscerale per il grande Fabrizio De Andrè.

In sintesi posso dire che amo tutta la musica indipendentemente da chi la suona purchè riesca ad entrarmi dentro.

D Le città e province di Livorno e Pisa hanno perso molti luoghi dove molte band “indigene” potevano esibirsi, cosa manca per “tornare alla luce” ?

R Bella domanda, credo che le cause siano molteplici: i fondi che mancano, le regole severe dovute alle ultime leggi in vigore, tasse che i gestori devono pagare ma anche una mancata cultura musicale che questa generazione sta affrontando.

Oggi basta accendere la radio per capire che la concezione di musica sta cambiando e qui in Italia è sempre esistita una concezione di musica legata al cantante solista e non al gruppo stesso.

I locali oggi giorno tendono a proporre musica dal vivo come dj set o Karaoke, pochi ancora persistono nel portare avanti la musica live underground, un pò per il poco sostegno dagli enti pubblici e un pò perchè riempire un locale con persone che amano sentire qualcosa di nuovo è difficile a meno che gli artisti abbiano un grosso seguito.

Personalmente posso dire che in 13 anni che suono con le band ho visto locali chiudere o cambiare gestione tantissime volte a causa della crisi finanziaria, locali dove prima ti facevano suonare adesso non farlo più, perchè pagare un gruppo è meno redditizio che pagare un dj e la gente si diverte di più con cose già sentite e che fanno ballare.

Penso che le cover band fanno molta meno fatica di noi nel trovare serate, anche l’acustico è molto più ben accetto oltre che più pratico.

Ad oggi sono rimasti davvero pochi posti per poter suonare la propria musica “indie” e quei pochi posti sono presi d’assalto, pochi riescono ad entrarci a meno che tu non conosca bene l’organizzatore che abbia ancora voglia di mettersi in gioco proponendo cose nuove o mai sentite, purtroppo siamo in una società che tende a “raccattare” il più possibile.

Ci vorrebbero più incentivi e tanta voglia di riprendere in mano un “sottosuolo” che sta piano piano scomparendo, investire con molta più curiosità quello che la nuova generazione può ancora darci.

D Tutti noi abbiamo qualche rimpianto per occasioni perdute, per treni che si erano fermati ma sui quali non siamo saliti; musicalmente parlando quale treno è partito senza di te ?

R Per fortuna non ho rimpianti nella mia vita perchè tutto quello che volevo e potevo fare l’ho fatto, sempre in modo consapevole e senza prendere decisioni affrettate.

Forse col senno del poi l’unico vero rimpianto che ho è di aver sprecato tempo nel aver iniziato tardi questa lunga storia d’amore con la musica, sottovalutando il valore che avrebbe preso per me con gli anni a seguire, perchè diciamoci la verità, a meno che tu non lo faccia come lavoro il tempo è davvero poco da dedicargli, il tempo necessario visto le problematiche della vita che ti mette davanti.

Le priorità sono tante per poter “campare” e riuscire a fare ciò che ci piace realmente è un problema.

Ecco, forse questo è l’unico rimpianto, non averlo capito prima quando potevo avere più tempo.

D Chi è oggi Stefania Brugnoni ?

R Stefania oggi è una persona molto consapevole di quello che ha e di quello che può ancora essere, curiosa di conoscere, che adora le sfide, molto meno limitata a livello mentale e che non esclude la possibilità di rimettersi ancora in gioco anche in ambiti mai provati prima, che gioca nel cambiare pelle perchè nel fare sempre le stesse cose si annoia, che ha una grande voglia di stare con gli altri e condividere ciò che la fa stare bene, che non si tira indietro alle proprie responsabilità ma che mette sempre un pizzico di pazzia in ciò che fa.

Una persona che ha non mai perso l’entusiasmo di creare con il semplice proprio sentire e che ha ancora i brividi mentre suona ciò che ama.

Nonostante gli anni ogni volta che salgo sul palco mi sento esattamente come una bambina timida che si emoziona appena incrocia lo sguardo di chi è venuto a sentirla suonare ma che si trasforma all’improvviso in una tigre senza freni quando la musica inizia e comincia a suonare.

 

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