FRANCO LA PLACA

opera-buffa

D La tastiera, il tuo strumento, nella musica rock…raccontaci tutto dall’inizio

R La mia scoperta della musica la devo ai Beatles e in particolare a Michelle ascoltata un giorno per caso nel 1966 alla radio: è stato amore a primo orecchio e dal quel momento la musica non m’ha lasciato più!
Ascoltavo Bandiera Gialla il programma di Boncompagni e Per voi Giovani presentato da Arbore ; a quei tempi questa era l’avanguardia! Da quella scatola sonora venivano fuori cose meravigliose ed era una scoperta continua: Il R&B di Otis e Aretha, la psichedelia dei primi Pink Floid, i Cream, Hendrix meraviglioso! ecc. ecc. E di notte con la testa infilata sotto il cuscino e la radiolina attaccata all’orecchio (non c’erano gli auricolari) passavo le ore a cercare, tra mille disturbi, fischi e ronzii di ascoltare Radio Luxemburg, la radio Pirata che trasmetteva in tutta Europa musica incredibile da una barca in mezzo al mare del nord.
Poi la mattina a scuola con Angelo Froglia, non ancora pittore, ma già creativo, ribelle e pieno di estro (eravamo compagni di Banco alle medie) ; ci scambiavamo le scoperte, e anche se a lui piacevano i Rolling Stones e a me invece più i Beatles,alla fine si facevano scorpacciate di musica insieme, magari approfittando di una brucia a scuola per andare ad ascoltare i dischi “a sbafo” in quella specie di telefoni che aveva il negozio La Comba, la cui figlia Maila tra l’altro era nostra compagna in classe. Ricordo anche pomeriggi interi passati al Disco Club di Adolfo, in via de Larderel, a scoprire nuova musica nei LP d’importazione con quelle meravigliose copertine!

Ma la svolta importante che mi ha fatta abbandonare presto la chitarra per l’organo è stata per colpa dei Procol Harum, la prima volta che ho ascoltato “A Whiter shade of pale” ho deciso che io avrei fatto l’organista era quello che volevo suonare non c’era storie!
E così con qualche cambiale firmata dal mio babbo (i tempi erano duri) ho messo per la prima volta le mani su di un organo elettrico, era un Panther (anche quello Eko e rosso) da tre lire ma che a me sembrava meraviglioso e da autodidatta, quale sono rimasto sempre per le tastiere, ho cominciato a schiacciare un po di tasti, qualche mese dopo, nel
1967, suonavo già con un gruppo, GLI SPETTRI (insieme a Paolo Valtriani, Arturino Morlacchi alla chitarra, un altro chitarrista che si chiamava forse Roberto, Sergio “Bambola” alla voce e un bassista di cui non ricordo il nome).
I primi pezzi suonati, erano : Night in White Satin, dei Moody Blues e sopratutto Repent Walpurgis, pezzo forte per l’organo, anzi Fortuna, come si chiamava in Italia, dei Procol Harum, con quella parte centrale arpeggiata difficile per me, che faceva al posto mio Arturo con la chitarra e che solo più tardi avrei scoperto essere di Bach dal Clavicembalo ben temperato ed alla fine imparato al piano.
In quei tempi ci si incontrava spesso con Antonio Favilla eravamo amici da tempo, era stato scout insieme a me  e anche lui aveva iniziato a suonare l’organo in un gruppo, nei Pokers se ricordo bene, ed era già bravo, mai stati rivali io e lui, anche in seguito, cari amici sempre!

D Hai fatto studi particolari?

R No, nessun studio particolare Erano gli anni del beat e dal teatro la Gran Guardia, forse nel ’66, è passata una strana carovana con tutti i gruppi “In” di quegli anni ,c’erano: L’equipe 84, i Rokes, i Corvi, Lucio Dalla Patty Pravo, ed altri gruppi dell’epoca che non ricordo, il teatro era strapieno e urlante, eravamo tutti in visibilio.
Ho iniziato presto, proprio in quegli anni 1966/1967 a far musica, inizialmente suonando la chitarra, una EKO con le corde di metallo rossa che a me pareva bellissima, me l’ero fatto regalare per il compleanno dei 12 anni, e ho cominciato a grattarci sopra da autodidatta con qualche ragazzo del quartiere dove sono cresciuto, Shangai.
Ricordo le prove agli esordi suonando ” For your Love” degli Yarbirds,a casa di Fabio Cappanera anche lui neo chitarrista, l’unico che poi oltre me avrebbe fatto poi, con ” La Strana Officina”, della musica una passione, purtroppo poi interrotta bruscamente da quel brutto incidente.
Un altro amico di quel gruppo che vorrei ricordare è Mauro Camici che avrebbe maledettamente anche lui interrotto la sua carriera di batterista, giovanissimo, a causa di un brutto incidente d’auto.
All’epoca nel quartiere vedevamo passare il furgone dei Satelliti , che spesso era parcheggiato in via Cestoni e pure quello dei Rangers e per noi era un sogno….

D E così iniziaste a far parte di alcuni “complessi”…come si diceva a quei tempi…

In quel periodo ricordo di essere stato fulminato “sulla via di Damasco” da un esibizione come si dice” live” al bagno Arcobaleno di Marina di Pisa da una band che trovai in quel momento meravigliosa “The Poor Men”( Edmondo Guidi alla chitarra, straordinario , il bravo Ettore Senesi alla batteria, i due fratelli  Alessandro “Ale” & Roberto” Rubbiccio” chitarra e basso da moltissimo emigrati in America, e alla voce Nedo Faucci) che poi, senza più la voce di Nedo, sarebbero diventati The Groove con l’americano Neville Cameron maestro di R&B in tutti i Piper Club d’Italia.)
Il primo vero concerto” importante” ascoltato  fu quello dei “I New Trolls” che suonarono nel giardino del cinema Aurora nel ’67con Nico De Palo che faceva faville suonando alla Hendrix.
Dopo la prima esperienza con gli Spettri durata qualche mese sono arrivati ” I 4″ che era una band di giovani ragazzi ,(Massimo Moscato alla batteria, Brunino Pagni alla chitarra, Mario” il rossino” alla seconda chitarra e al basso Riccardo Cioni, futuro DJ,) avevano bisogno di una tastiera e siamo diventati nel
1968I 4 + 1” in seguito il gruppo si è allargato ad un cantante (Moreno Santinelli) ed ha cambiato nome i ” THE EXECUTIVES” ma non è andato avanti molto, ricordo una serata al Piper Club all’ Arena Astra e forse al Piccolo  Ranch di Antignano dello Schoemberg.
Il Piper Club, come si sa, era il locale di Punta a Livorno ci passavano i gruppi migliori e la musica che il Cignetti metteva su era strabella, tanto R&B, il Blues di John Mayall, rock di qualità, su cui si ballava a tutto spiano i capelli al vento (e si, ce l’avevo all’epoca i capelli e pure belli lunghi!)
Nel frattempo io, finita l’esperienza con gli Executives (con un bel po di altre cambiali firmate da babbo) ero passato all’organo Farfisa Professional uno strumento per l’epoca prezioso per un principiante come me, ricordo il dott. Napoli che diceva al mio babbo ma è sicuro di volerglielo comprare? questo è uno strumento da professionisti!
E difatti ce l’ho avuto poco perché poi ho fatto la pazzia! l’ho riportato a Pietro Napoli, e ho convinto quel matto del mio babbo, a comprarmi un Hammond con il suo famoso Leslie! (e li le cambiali non si contavano più!) In quel periodo ho suonato con un bassista, Alberto Neri (anche lui fece la pazzia comprandosi un basso Gibson ed un amplificatore Marshall enorme) ed ho suonato anche per un po con un altro bassista, Cesarino Caroti e il batterista che mi sembra si chiamasse Fulvio, dei Moves.
Il mio Idolo  e modello all’Hammond allora era il grandissimo Brian Auger e lo è rimasto ancora, per me è sempre il più grande! (e per Herbie Hancock pure!)
Poi nell’inverno
1969, avevo 15 anni, Aldo Pavoletti aveva bisogno di un organista e mi offri, anzi offrì al mi’ babbo, di farmi entrare nei suoi  Consoli, convincendolo, non si sa come, dopo aver abbandonato la scuola, a mandarmi con il gruppo per Night Club in giro, per l’Italia!
Ora nei Night Club tipo il Trotta sul Viale Italia qui a Livorno , in cui abbiamo suonato (si suonava fino alle 5 di mattina e la discoteca non esisteva) non si poteva entrare se minorenni (all’epoca  la maggiore età era 21 anni) ma per i musicisti si chiudeva un occhio! e quindi me ne stavo, io moccicone, dietro questo grande organo di legno, bevendo soltanto coca – cola,  a far ballare (e non solo) entreneuse e clienti sino all’alba per du’ lire.
Nel gruppo, che nel frattempo aveva cambiato nome in
“ALDO E ILNUOVO SISTEMA” (con me suonavano oltre ad Aldo, Roberto Dossena al basso, e Massimo”Zecca” peloso alla batteria).
Sono andato avanti più di anno, con la simpatia (e la furbizia) di Aldo (io ero un adolescente quasi un bambino e loro tutti molto più grandi di me) ma poi il richiamo del Rock ha avuto la meglio e sono uscito dal gruppo per entrare nel
1971 nei “THE DYNAMYTES” una band di amici di  Antignano che all’epoca suonava nei locali della città molto R&B ed è stata una boccata d’aria fresca, (io sostituivo Vittorio Santaniello che era partito militare, e nel gruppo suonavano suo Fratello Carmelo alla chitarra, Aldo al basso, Luca alla batteria (mi spiace ma l’età mi fa dimenticare i cognomi!) e alla voce, guarda un po, Nedo Faucci il cantante dei vecchi “The Poor Man”, che aveva dovuto cedere il passo nel gruppo a Neville Cameron e con onore cantava con il nuovo gruppo).
Con il mio arrivo siamo diventati “Dynamytes in Rock” i nostri pezzi forti oltre alle cover di Brian Auger, erano quelli dei Deep Purple, dei King Crimson, deglli Huria Heep, dei Black Sabbath , e via di questo passo, il Progressive imperava! il nostro regno all’epoca era L’Hotel Atleti e il Papiro o Taco Paco (non ricordo qual’èra il primo nome) dove suonavamo spesso insieme ai Modì di Valerio D’Alelio e quando i Modi dopo qualche tempo, nel
1972, si sono sciolti la loro sezione di fiati (Icilio Lanini al sax tenore, Paolo Ciangherotti al Trombone e Giovanni ? alla tromba) si è unita alla nostra band e siamo diventati “Atto Primo” passando dal Rock al Rock Jazz con in repertorio tante cover dei Blood, Sweat & Tears & Chicago, tutta roba buona, bella da suonare, anche se difficile per gli arrangiamenti! (devo dire che l’esperienza fatta con Aldo e il nuovo sistema, mi aveva lasciato in eredita la scoperta e l’amore per il jazz, attaccatomi dal batterista Massimo” Zecca” Peloso e soprattutto dal mio fraterno amico Paolo “l’indiano” Guarracino che del gruppo era il tecnico)
Ci divertivamo tanto e la band suonava di brutto. E’ stata proprio una bella stagione!
In quell’epoca i concerti fioccavano e si girava di città in città per sentire musica dal vivo. Si son sentiti tutti ,si partiva in una macchinata di musicanti e via: Genesis a Siena, Van Der graaf a Viareggio , naturalmente Brian Auger con i Trinity sempre a Viareggio, B.S & Tears a Roma, Chigago a Bologna chiusi nello stadio con la polizia che tirava dentro i lacrimogeni! Jethro Tull Deep Purple ecc,ecc, insomma tutti i grandi del rock del momento.

4 Poi nel 1976 la svolta con i Raptus…e non solo…molti altri gruppi hanno avuto bisogno di te…Ricordi tutto…lo so…

Un mio grande desiderio ,dagli anni dei” Poor man”, era quello di suonare con Edmondo”Mondo” Guidi, e insieme al mio caro amico Antonio”Tony ” Liotti dei Modì, e ad un simpatico e bravo batterista di La spezia Edoardo D’Imporzano, chiusa l’esperienza dell’Atto Primo (nel quale al mio posto, alle tastiere, subentrò il mio amico anche bassista Alberto Neri che suonava un po anche il piano) abbiamo dato vita, nel 1973, a un nuovo gruppo, “Raptus“. Purtroppo Mondo nel frattempo era partito per il sevizio militare, e nel gruppo sino al suo congedo, per un po si sono succeduti vari sostituti (Tony Trovato e Claudio Filippelli al basso e, per una stagione suonando alla Barcaccina di Vada, Alessio Colombini alla chitarra:
Nei progetti iniziali al gruppo avrebbe dovuto aggiungersi anche l’altro mio caro amico Icilio lanini al sax tenore ma purtroppo per ragioni di lavoro poi non è stato possibile!
Icilio è il responsabile della mia scelta di studiare l’oboe che all’epoca non conoscevo particolarmente, mi ha convinto facendomi ascoltare l’oboe di Robin Miller in “Island” dei King Crimson e così, iscrivendomi al Mascagni, è cominciata la mia passione per questo amato/odiato strumento, tanto bello quanto difficile, per colpa di quei due pezzettini di canna che tiene in cima all’imboccatura, la stramaledetta ancia doppia!

raptus

Al ritorno dal suo servizio militare, con Mondo i Raptus Hanno ritrovato la loro formazione iniziale (Io all’Hammond,al Piano Wurlitzer) Mondo alla chitarra e voce (splendida!). Antonio Liotti (altra voce splendida!) a basso e chitarra, Edoardo D’Imporzano alla batteria( e buon cantante!) e accidenti se funzionava il gruppo!
Con i Raptus abbiamo suonato un po dappertutto, persbarcare il lunario, Dancing, Night Club, anche una stagione accompagnando Carlo Dapporto per le piazze d’Italia, abbiamo pure rischiato tramite Wess di diventare il gruppo che accompagnava Dori Ghezzi.
Poi io, traditore, sono uscito dal gruppo (al mio posto è arrivato Mauro Andreini, un bravo tastierista di Tirrenia, personaggio eclettico e geniale) e il gruppo ha continuato a suonare insieme ancora a lungo, lavorando tra l’altro anche con Bobby Solo, per diventare poi la band che accompagnava Checco dei Giganti.

Dopo I Raptus, inizialmente il Capitolo 6 mi ha offerto di fare un provino” con loro, c’era in ballo il loro LP ” Frutti per Kagua” che stavano preparando”
ma poi a me hanno preferito il mio caro e bravissimo amico Antonio “Tony” Favilla e io sono andato, nel 1974,a sostituire nell’ “Opera Buffa” il loro bravo tastierista, (Renato Rosset, che nel frattempo se n’ era andato per suonare nei nuovi New Trolls).
Come Opera Buffa, (con Andrea Colli alla batteria, Sergio Ducilli al basso , Fabrizio Ughi alla chitarra e voce, e Loriano “Fischio” Berti del Capitolo 6 al Sax tenore e al flauto,) abbiamo suonato un po in giro per l’Italia per almeno un anno.
Ricordo una serata in un locale di cattolica dove sono venuti a suonare , giravano così in quel periodo dei loro esordi, Venditti, Cocciante & De Gregori, tutti e tre insieme, che all’epoca non conosceva quasi nessuno, e c’erano tre gatti ad ascoltarli, e pensai che me il migliore era De Gregori, poi tutti e tre han preso il volo, ma per me il migliore me resta sempre Francesco.


Un Estate con l’opera Buffa suonavamo alla Caravella di Forte dei Marmi  e qualcuno, a locale chiuso, ha avuto la bella idea di dare fuoco al locale con i nostri strumenti dentro, e abbiamo perso tutto! del mio Leslie e dell’Hammond ( ahimè) è rimasto solo lo chassie dei contatti in metallo fuso! e siccome l’incendio era doloso, l’assicurazione (se c’era) non ha pagato nulla e ci siamo dovuti, indebitandosi, ricomprare tutto. Naturalmente per me era impossibile pensare di ricomprare l’ Hammond, e così ho ripiegato su una specie di clone, ‘na schifezza(non era come i cloni meravigliosi dell’Hammond che fanno ora!) che poi ho quasi subito sostituito con un piano elettrico Fender Rhodes e una tastiera Solina che imitava il suono degli archi, più adatti al nuovo suono del gruppo che adesso, con l’arrivo del chitarrista Enrico Rosa, alla chitarra si era trasformato in una band di Fusion un po sperimentale, una nuova versione della vecchia band progressive di Enrico
“Campo di Marte” che dal progressive era approdato al Rock jazz (per intendersi i modelli erano (Miles Davis, Wether Report, Herbie Hancock, Nucleus).
Il gruppo funzionava alla grande , avevamo per le mani un contratto con la United Artist, e nel
1974 abbiamo suonato al Carta Vetrata di Bollate, al Festival di Re Nudo al Salone Pierlombardo a Milano in una rassegna con i migliori gruppi in giro in quel momento in Italia, in jam session anche con Franco Battiato al mio Fender , di quei tempi mattacchione e perimentatore selvaggio, e abbiamo fatto un bellissimo memorabile concerto all’università di Padova che in quegli anni era un calderone esplosivo! ma poi la United Artist ha fatto marcia indietro, eravamo troppo sperimentali per loro e niente più contratto.

Enrico Rosa, deluso e arrabbiato è partito in Danimarca e a me è toccato, per 15 mesi, andare a servire la patria, lasciando il mio posto all’amico Antonio Salamone, bravo musicista e ottimo tastierista.
Senza di noi il Campo di Marte ha continuato a suonare lavorando su un nuovo repertorio forse meno sperimentale, più jazzistico, ma i nuovi brani del gruppo erano davvero molto belli ed io rimpiango di avere passato l’unica cassetta che avevo delle registrazioni di quei nuovi pezzi ad Ares Tavolazzi degli Area, in un periodo in cui abbiamo suonato insieme, per farglieli ascoltare, mai più riavuta.

E comunque è forse pure servito, perchè in seguito il Campo di Marte ha aperto qualche concerto degli Area e quando il batterista Capiozzo e il Chitarrista Tofani hanno lasciato il gruppo, hanno chiamato per suonare con loro per un periodo due musicisti del Campo (Andrea Colli e Enrico Rosa tornato per un periodo in Italia.)

Finito il servizio militare, nel 1976, sono tornato a suonare, (sostituendo questa volta io Mauro Andreini, che aveva preso il mio posto nel gruppo alle tastiere e che stava partendo per Londra) con i” Raptus”, che nel frattempo erano diventati la band che accompagnava Checco Marcella dei Giganti. in seguito, Mondo e Antonio hanno lasciato il gruppo per Londra dove si sono stabiliti definitivamente, e la band si è allargata ad altri musicisti Livornesi (l’amico Antonio Favilla, Marco Caluri della Mente fredda, Enrico Rosa alla chitarra prima poi Riccardo Bartolotti del Capitolo 6, e Franco Raia al sax che avrebbe poi suonato con Zucchero Fornaciari nella sua prima formazione, insomma la band aveva due batteristi, due tastieristi e anche due coriste.)

Nel frattempo anche il Campo di Marte, per sbarcare il lunario, era diventato la band che accompagnava l’altro elemento dei Giganti Enrico Maria Papes, ed erano anche loro attivi, come noi, nelle discoteche del nord.
Che viaggi e che trasferte: nella nebbia in Val padana, con il ghiaccio in Emilia, guidando sino al mattino, ricordo un ritorno memorabile seduto con la mia ragazza di allora sugli strumenti nel retro del furgone, senza riscaldamento, dopo aver suonato sino all’alba per S, Silvestro all’ Hotel Majestic di Cortina, distrutti con 20 gradi sotto zero! da congelamento! Roba da matti, ma avevo 22 anni!

Dopo un anno di queste trasferte e fatiche avevamo voglia di cambiare e così, (insieme ad Edoardo D’Imporzano, di nuovo Mondo alla chitarra, un bassista di Ferrara, Marco Marzola che in seguito è diventato un bravo contrabbassista jazz che suona in giro per il mondo, Enzo? vibrafonista pianista e percussionista anche lui di la Spezia, e al sassofono e flauto il giovane Paolo Lotti di Fucecchio che in seguito avrebbe, dato vita suonando anche la chitarra ai KUDU, collaborando con l’etichetta Materiali Sonori a vari progetti di musicisti dell’aria dell’avanguardia Europea e Americana, purtroppo scomparso prematuramente) abbiamo dato vita, nel 1977, ad un nuovo gruppo ” I Quanta”
Purtroppo la difficoltà di trovare un lavoro continuativo e il fatto che quasi tutti venivamo da città diverse rendeva le cose difficili ed il gruppo si è definitivamente sciolto dopo qualche mese di attività.

A questo punto,1978, sentivo la mia esperienza di orchestrale definitivamente conclusa e iniziando a fare anche altri lavori per vivere ho deciso di riprendere con energia con forza i mie studi al Mascagni e mi sono dedicato allo studio dell’oboe, che avevo molto trascurato negli anni precedenti suonando in giro, sperando finalmente di finire i miei studi musicali, ma la vita fa strani percorsi a volte e così, dopo appena un anno, poco prima del diploma del quinto anno è arrivata la mia prima figlia e l’impegno principale è diventato quello di pensare alla famiglia(con solo la musica non era facile tirare avanti) e così per 22 anni mi sono trovato a fare il commerciante, strana attività per un musicista!

10 E dopo? Quale percorso musicale ha intrapreso Franco La Placa arrivando ai giorni nostri?

Anche se avevo abbandonato gli studi canonici e rinunciato a diplomarmi in conservatorio, negli anni che sono seguiti ho sempre continuando a nutrirmi di musica quasi ogni giorno: suonando il piano per mio piacere, cantando musica antica per un periodo con il coro del Mascagni e ascoltando tanta musica e di ogni genere ma soprattutto Jazz e musica brasiliana che adoro, mettendo insieme un archivio di musica sterminato che è aumentato in questi anni a dismisura con internet (penso che altre due vite non mi basterebbero per ascoltare tutto quello che ho, tra cassette, LP, CD e File salvati su hard disk!)

E l’oboe in tutti questi quegli anni lo avevo suonato proprio poco, l’avevo proprio abbandonato, addirittura venduto il mio bello strumento francese Loreè, ma era come una febbre chi l’ha provata sa di cosa parlo!
E quindi nel 2004, dopo 22 anni che non soffiavo più in quel cono di legno nero mi sono ricomprato un Oboe e ho ripreso a studiare con un mio caro amico, è stata dura, ma in tre anni, nel 2007 a 54 anni, al mi sono infine  diplomato al Mascagni! E così ho dovuto aspettare quasi 25 anni per avere quel famigerato diploma, ma alla fine ce l’ho fatta! Non è che questo abbia cambiato di molto la mia vita, ma serviva per il mio lavoro di Musicoterapista, per l’iscrizione al registro professionale, avere un diploma di studio e sopra ogni altra ragione volevo dimostrare a me stesso che l’età non importa se si vuole davvero qualcosa!

A partire dal 2000 avevo iniziato la mia formazione triennale in Musicoterapia che ho completato nel 2003, chiudendo con il mio sofferto lavoro di commerciante, iniziando lavorare come Musicoterapista all’interno di un bellissimo e importante progetto per l’Handicap che si chiama Superabile nella provincia di Pisa dove ormai (che i Livornesi mi perdonino!), risiedo da diversi anni, destinato a bambini ed adolescenti affetti da varie tipologie di disabilità. E’ un lavoro bellissimo e importante, che sposa la musica con la relazione, offrendo spesso a chi, per varie motivazioni ha difficoltà e impossibilità, la possibilità di un linguaggio non verbale per potere comunicare.
In questi anni, oltre alla musicoterapia, mi sono formato anche  al metodo Gordon/Bolton ed al metodo Orff di educazione musicale per lavorare con i bambini dai primi mesi sino ad 11 anni e svolgo da tempo questo mio lavoro anche  in varie scuole Materne e primarie del comune di Pisa.
Nell’ultimo anno, con altri amici musicisti abbiamo dato vita a Vicopisano all’Associazione di Promozione Sociale Orti Sonori (Seminiamo suoni), con varie sedi in Italia, attiva nell’ambito dell’educazione e della propedeutica musicale per l’infanzia,
perchè prima si comincia a far musica e meglio è!

Suono poco l’oboe, In questo periodo, di più il piano e la mia ultima passione più recente è soffiare dentro una Pianica Yamaha, una specie di Clavietta che unisce fiato e tastiera, che mi sono regalato, ed è per me uno strumento bellissimo!
Insieme, in questo ultimo anno, ho ripreso finalmente a cantare musica antica, (medievale, gregoriano e rinascimentale) con un coro non professionista, che si chiama RUAH, di Vicopisano. sotto la guida del maestro Marco Mustaro

Insomma la mia vita è tornata ad essere interamente riempita di musica, e anche se a vivere con lei si fa fatica, perchè la musicoterapia è stata appena riconosciuta dallo stato italiano con un riconoscimento che non vale niente e siamo, tutti noi musicoterapisti, lavoratori precari con le tasche sempre verdi, che fluttuano da un taglio a l’altro delle istituzioni, il sapore della bellezza del fare musica, che ho scoperto da bimbo con Michelle dei Beatles, non mi ha mai lasciato e ne son sicuro, continuerà ad accompagnarmi.

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