PAOLO SERAFINI

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D I Titani, grande gruppo livornese, te batteria e voce…era il 1964

R Si, grande gruppo Oltre al sottoscritto c’erano Roberto Serafini ( mio gemello ) chitarra e voce, Aldo corsi ( basso e voce ) Lorenzo Santangelo ( chitarra accomp. ) alle tastiere ( Roberto Galazzo prima dopo Giancarlo Morlacchi ).

D Nel vostro repertorio Cover dei Beatles e Rolling Stone…niente male.

R Non solo Beatles e Rollingones; facevamo anche brani degli Shadows, Creedence Clarwater Revival, gruppi del momento Italiani ( Dik Dik, Camaleonti ) cantautori ecc ecc. Suonavamo anche pezzi del momento: Per esempio, Il sabato finiva il festival di Sanremo e noi la Domenica suonavamo già la canzone vincitrice.

D Avete suonato in molti locali della zone. Eravate molto conosciuti

R Si, è vero , soprattutto al Cardellino di Castiglioncello dove facevamo da spalla agli Artisti che venivano tipo: Giorgio Gaber, Mina ecc ecc…..Poi il Jolly Beach di Marina di Bibbona, Il Grappolo D’oro sempre a Castiglioncello, ma l’esperienza più bella forse a bordo di una portaerei Americana con le canzoni biascicate in inglese e gli stessi ad applaudirci.

D 1968 finalissima di Eurodavoli a Marina di Pisa, i Titani protagonisti. Ma ci fu “il fattaccio”. Che successe di preciso?

R Successe che voci ventilavano di una certa combine in questa finale .Il nostro impresario ci fece ritirare dando la scusa che il sottoscritto aveva avuto un malore….i vincitori furono I Gens di Messina.

D Molta amarezza immagino. Già a quei tempi era già tutto scritto.

R L’Organizzazione Eurodavoli ci invitò lo stesso ad incidere un disco a sue spese. Questo per ricompensarci dall’esclusione della finalissima, ma noi rifiutammo o ci fecero rifiutare i nostri Genitori o impresario, sinceramente non ricordo bene il motivo, ma fu un altra occasione gettata.

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D Che ricordi hai della scena musicale del tempo?

R I miei ricordi di quell’epoca, sono di una scena musicale affollata di complessi ( oggi gruppi ) livornesi tutti sulla falsariga dei Beatles più che altro e il look faceva da cornice. Ricordo con piacere il Piper dove noi e gli altri ci esibivamo e la volta che vennero i Satelliti del mio amico Guscelli ( loro già affermati a altri livelli ): fu un tripudio…..eseguivano magistralmente i pezzi degli Scarafaggi Beatles.

D Dopo i Titani hai fatto parte di altri gruppi?

R Dopo lo scioglimento del gruppo ( per il motivo che le sale volevano solo il ballo liscio e non più Beat ) continuai per un pò di tempo con un gruppo a cui faceva capo : Marco Shoemberg (morto precocemente e famoso in Livorno per la sua attività nei locali della zona ) Ci portava a suonare al Camp Darby. In seguito uscito anche da questo gruppo, io e mio fratello in qualità di Cantautori, presentavamo i nostri pezzi in molti concorsi ( vedi anche : BACCHINO PRATESE ) ottenendo vari consensi, addirittura un rappresentante del Clan Celentano ci voleva ” rubare “una nostra canzone….tutto qui altro non ricordo.

D Chi è oggi Paolo Serafini?

R Oggi sono un Pensionato che ha ancora la passione e la voglia di fare altre cose in campo musicale, ma la situazione familiare mi impedisce di prendere impegni . Passo il poco tempo che mi rimane a dialogare su F. B con gli Artisti della mia epoca ( vedi Ribelli, Camaleonti, Dik dik ecc ecc) cosa che in quel periodo non era facile x i loro impegni e anche i miei.

ICILIO LANINI

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Intervista al sassofonista ICILIO LANINI

D Partiamo dal 1973…entri a far parte del gruppo La Mente Corta che si dota di una sezione fiati, inusuale per il tempo

R La mia storia non nasce nel 73, anzi devo dire che quell’anno segna un punto di passaggio per me importante. Io nasco con il R&B nel 68, per passare al Rock o meglio al Fusion dei Chicago e BS&T nel 71-72, due anni interessanti per quello che facevamo con una formazione con sax e tromba prima (Modi’) e poi aggiungendo un trombone (Atto Primo). Il periodo successivo 73-75 con la Mente Corta è il periodo in cui anche loro si stavano convertendo da formazione rock a formazione con ambizioni più jazzistiche, quelle che prediligo.

D Il sax è uno strumento bellissimo. Con Clarence Clemmons della E Street Band di Springsteen è passato a pieno titolo nella musica rock. Tu come hai incontrato il rock, presumo dopo studi classici.

R In parte ho già risposto. I miei studi sono stati classici, ma purtroppo pochi. Molto autodidattismo, ma alla base c’è sempre stata la necessità di partire dalla conoscenza della musica

D A fine anni ’60 La Mente Corta si scioglie…che successe dopo a Icilio Lanini?

R Devo correggere una data. Con la Mente Corta entrai nel 74, mentre nel 73 feci un periodo di semi professione con un cantante brasiliano Nilton Castro con il quale avevo già suonato nell’estate del 70. La Mente Corta comunque si scioglie nel 77, ma già il 76 è stato un anno da dimenticare, a parte alcune esperienze che ricordo con piacere misto ad apprensione con Mauro Grossi e Carlo Cavallini nel Collettivo Musica Jazz. Dopo il 77 ho suonato con musicisti vari nel panorama livornese, più stabilmente in trio con Andrea Nannetti alla chitarra e Valerio D’Alelio alla batteria, accompagnando un cantante napoletano (Andrea Ardia) e varie serate da soli a suon di Bossa Nova, altro genere che amo. Quel trio divenne poi un gruppo molto folto nell’inverno 80-81, con Antonio Favilla e Edmondo Guidi ed altri con i quali ci esibivano tutti i venerdì sera al Cantuccio ( mitico, poi chiuse): facevamo il pienone, serate piacevoli. L’anno successivo smisi, o meglio mi presi una pausa…..durata 26 anni.. diciamo per motivi di lavoro fuori Livorno

D Quali sono stati i tuoi punti di riferimento?

R I miei punti di riferimento sono stati, in ordine di tempo, Otis Redding, poi, Mel Collins e M. Breker; dopo quando mi convertiti totalmente all’ascolto e studio del jazz, direi Lester Young e tutti i grandi dell’era Cool Jazz, oltre all’amore di tutti: J.Coltrane e mi fermo qua ma potrei continuare

D Sono sincero…nella mia prossima vita studierò il sax, uno strumento che mi affascina, adattabile a qualsiasi tipo di musica…

D Perché aspettare la prossima vita? Puoi impararlo anche ora. Io conosco un percorso di apprendimento semplice, economico, alla portata di tutti, nella Banda della Città, con la quale ho ripreso a suonare dal 2008 e con la quale ho avuto anche qualche soddisfazione nel 2009-2010 quando ci esibivano con una formazione e repertorio da Big Band jazzistica più che da Banda Tradizionale. Mentre dal 2013 il genere è cambiato spaziando dalla musica classica, a quella tradizionale a quella ancora più tipica delle orchestre americane. In più da quest’anno esiste finalmente (o nuovamente) un laboratorio di Orchestra Jazz in seno alla banda, dove in formazione ridotta diretta dal trombonista Tony Cattano ci divertiamo e cimentiamo in brani originali ed improvvisazioni

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D Qualche rimpianto? Qualche treno che hai visto passare senza riuscire a salire sopra?

R Un rimpianto? Non aver finito il Conservatorio

D Chi è oggi Icilio Lanini?

D Oggi chi è Icilio? Uno che ama il Jazz, che avrebbe voluto essere un Jazzista, che ci sta provando segretamente nonostante l’età, ma che vive da 35 facendo l’architetto nella pubblica amministrazione, dove c’è bisogno di soggetti che lavorino, anche li, con passione e onestà.

GIULIO MORETTI

Intervista al tecnino del suono Giulio Moretti

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D “Prezioso è stato l’inserimento nel gruppo di Giulio Moretti, un tecnico del suono e consigliere unico” mi diceva Alessandro Caldari dei Doars

R Originariamente avrei dovuto suonare il basso ma c’erano alcune cosette che non mi riuscivano bene per cui decisero di inserire Fabio Del Giudice. Non mi “buttarono” via, mi indirizzarono verso una attività che oggi classificherebbero come tecnico del suono. E in un gruppo dalle grandi aspettative c’era bisogno di una figura del genere, anche a livello di “look”: non erano tanti i complessi che si presentavano con un tecnico per gestire suoni e luci.

D Eri una sorta di membro aggiunto del gruppo

R Si. Poi con il passare del tempo iniziai anche a consigliare i ragazzi come presentarsi sul palco, quali brani suonare e in che ordine, insomma tutte quelle piccole attività che cercavano di far crescere il gruppo.

D Come mai non hai mai pensato di diventare anche musicista a tempo pieno?

R Nonostante sapessi suonare la chitarra, e stavo iniziando ad imparare la tastiera, il mio blocco nei confronti di uno sbocco “esecutivo” della musica era dovuto al mio carattere introverso per cui come mi ponevo di fronte ad un pubblico mi si bloccavano tutte le rotelle in moto. Questo è quello che pensavo ed ho creduto per molti anni. La verità è che sono un tipo molto pignolo, perfezionista, per cui un brano se non veniva come l’originale, andavo nel pallone. Oggi no. E’ bastata qualche lezione di “improvvisazione” ed il blocco si è rimosso in parte.

D Hai vissuto la scena musicale del tempo a Livorno. Che ricordi hai?

R L’atmosfera musicale di quei tempi era formidabile: ovunque ti giravi c’era sempre qualcuno che suonava in un gruppo. Personalmente ho conosciuto gli F104 il cui bassista Amerigo Liotti mi introdusse al mondo dei New Trolls, ho conosciuto il povero Giorgio Rosini e gli MK5 e poi altri, tanti. Se devo fare una differenza i i tempi di oggi, posso dire che oggi un complesso è portato a suonare la la propria musica o un genere ben definito. Ai nostri tempi la maggior parte dei gruppi erano da “sala”, cioè ti facevano ballare con canzoni che andavano dal lento, al twist, ecc. Noi avevamo in repertorio pezzi dei Mungo Jerry, per dire, ma anche di Santana o Deep purple Uria Heep e così via.

D Oltre ai “tuoi” Doars quali gruppi ricordi che avevano un passo in più?

R Come non ricordare i Satelliti, o Le Sfingi, i Rangers, ma potrei elencarne molti altri. Consideriamo il fatto che noi abbiamo avuto esperienze con Milva del maestro Vinciguerra, La Santissima Trinità (gruppo che con il passare del tempo e degli elementi diventerà Litfiba). Se mi consenti un aneddoto…..eravamo sotto l’ala protettiva di Marko Shomberg, e chi non vi è stato, turnee al Teen Club di Camp Darby. Parlando con il responsabile degli spettacoli in terra americana Shomberg dice, in un inglese maccheronico, che avrebbe portato i DoArs e The Monkey. Facile capire lo stupore di quel personaggio (siamo negli anni settanta e i nomi di quei gruppi erano in testa alle classifiche mondiali). Naturalmente quando fece vedere i poster dei due gruppi l’equivoco si risolse in una grassa risata. (The Monkey, gruppo rock di quattro ragazze emiliane e la batterista di Piombino)

D Dopo i Doars hai avuto altre esperienze come tecnico del suono?

R Ufficialmente no, Lavoro, famiglia. Ma do volentieri una mano a mio figlio come light programmer.

D Oggi vedere all’opera dei tecnici del suono è impressionante: sembrano “ingegneri”. Tutto è cambiato.

R Si è vero. Ne ho un esempio in casa: mio figlio più piccolo, 23 anni, fa il tecnico del suono con una associazione di fonici locale. Anche lui sembra un ingegnere, ed in certi versi lo potrebbero essere. Libri, esperimenti, valutazioni….Rispetto a ieri, con l’avvento del digitale oggi si possono permettere canali di mixaggio quasi infiniti, qualità del suono senza dubbio più pulita, effetti in tempo reale ( vi ricordate l’eco per la voce che era generato da un nastrino magnetico che girava all’infinito?). La tecnologia ha senz’altro dato una grossa mano ma se manca la sensibilità dell’orecchio e la capacità di valutare situazioni diverse nelle stesso tempo….meglio cambiare mestiere. I sistemi di illuminazione dei palchi è molto ma molto diversa rispetto ai miei tempi

D Sei rimasto nell’ambito musicale?

R Teoricamente, ma anche praticamente, non ho mai abbandonato la musica. Mio figlio più grande, bassista, ha fatto parte di due gruppi Gli Ikona prima e gli Hot cherry poi. L’altro figlio prima di intraprendere la via del fonico aveva provato con gli HSO. Poi da anni ho in casa tastiere di vario genere, e qualche aiutino di esperienza ai complessi dei figli di miei amici.

D Quali i tuoi gusti personali? Insomma…che musica ascolti?

R Un Lp è stato fondamentale per la mia formazione musicale: Deep Purple in Rock. Quindi loro e tutto quello che è prog rock ma anche sempre rimanendo nel metal gruppi come Slip Knot, Murder Dolls ma anche Metallica ecc.

D Chi è oggi Giulio Moretti?

R Oggi sono uno ancora in attesa di pensione ma che trova sempre il tempo di ascoltare musica, anche dal vivo e che gli piace stare sempre in contatto con il mondo dei giovani, ascoltando, guardando, partecipando.

Fine della conversazione in chat

 

Fine della conversazione in chat

 

GINO AMADDIO

Intervista al bassista Gino Amaddio

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D Te e il tuo basso…un amore da sempre

R Sono nato a centrocampo, portatore d’acqua. In un tempo di sfrenato esibizionismo il BASSO era lo strumento che più mi rappresentava. La base ritmica era fatta per me e mi serviva per spingere i vari “Solisti” a dare il meglio di se.

D Tutto ebbe inizio nel 1965 con il complesso I Falchi. Che ricordi hai?

R E’ stata la stagione più disinvolta della mia vita da musicista. Anche se dopo ho avuto molte altre soddisfazioni musicali, con i FALCHI mi sono sentito nel pieno della mia libertà espressiva. Con MARIO, MAURIZIO e GIORGIO, ho condiviso una stagione musicale che rasentava la raffinatezza, cosa che per i tempi non era poco.

D Nel 1968 apriste la serata ai famosi Corvi, una bella soddisfazione.

R I ” FALCHI” interpretavano “Un ragazzo di strada”, a detta di molti, meglio dei “CORVI”, ma c’era da considerare che la nostra era una COVER, l’originale era loro. Fra l’altro gli ricordo come quattro ragazzi umili e perbene, aldilà del titolo del loro pezzo più famoso. Furono molto espansivi di complimenti in special modo nei miei confronti per come l’avevo cantata, cosa che non volevo fare, ma che il compianto MARCO CIGNETTI, nel presentarci annunciò che l’avremmo fatta e fummo così obbligati a farla.

D Come prendeste voi tutti il rifiuto dei vostri genitori a mandarvi a Torino alla casa discografica Equipe per registrare il vostro 45 giri Black Stars?

R Io personalmente non ebbi questo problema. Vi fu una considerazione, saggia secondo me, da parte di genitori che non se la sentirono di esporre così i loro figli. Con il senno di poi, è andata bene anche così. L’episodio andrebbe raccontato diversamente. Fu comunque che dal quel fatto si paventò una crisi che, poco dopo, portò allo scioglimento del gruppo.

D I Falchi si sciolgono nel 1965 e subito Le Mummie ti fecero una offerta…bel gruppo anche quello.

R Mi è stato apertamente dichiarato, circa un mese fa,” Noi prendendo te facemmo un investimento” che dopo tanti anni è un apprezzamento che fa molto piacere. Con le MUMMIE sono stato bene, abbiamo lavorato molto e per l’epoca, anche guadagnato molto. Siamo in ottimi rapporti, tant’è che spesso ci troviamo o per una cena, o per qualche “Sala prove” per smaltire la ruggine.

D Che ricordi hai della scena musicale livornese del tempo?

R C’ erano delle cime, dei pezzi da novanta ed alcuni di loro hanno ottenuto dei buoni riscontri e successi. A tutt’oggi, ma lo pensavo anche allora, la media non era delle più alte. Regnava molta improvvisazione, vi erano anche alcuni cialtroni. Non sono molti quelli che si sono migliorati lavorando sodo ottenendo dei buoni risultati. Non mi chiedere di fare nomi perchè non te li farei mai. Sono rimasto in buoni rapporti con tutti, anche con i cialtroni.

D E Dopo le Mummie che successe?

R Ci sono state altre avventure musicali, anche di poco conto, ma era per fare qualcosa. Quella più importante, nella seconda metà degli anni ’80, è stata quella con i “VIS”. Tre soli strumenti, Batteria, Basso e Chitarra e una sola voce. Un “Hard Rock” molto tirato che ci ha dato diverse soddisfazioni: “Giro Rock” per conto di “Ciao 2001” due incisioni, diversi concerti (oggi si chiamano così) ma tanta tanta fatica.

D A proposito di Mummie…un uccellino mi ha detto che state pensando ad una reunion.

R Più che una “Reunion”, che non avrebbe senso, è un Amarcord. Stiamo, con poco tempo a disposizione, dato che la ruggine è tanta, imbastendo alcuni pezzi d’epoca, per riproporre le sonorità di quel tempo. Sembra che per Venerdi 9 Settembre, al bagno “SAMA” ad Antignano, ci sarà l’avvenimento.

D Vogliamo parlare anche della tua altra grande passione , la pittura. Devo dire che ho avuto modo di ammirare i tuoi dipinti e devo farti i mie complimenti.

D Negli anni ’60, a Livorno, i musicisti o facenti parte di complessi musicali, si ritrovavano a “L’ATTIAS”. Per arrivare lì era gioco forza per me, passare da via Ricasoli. Al tempo c’erano due, forse di più non ricordo bene, “GALLERIE D’ARTE”, all’interno delle quali io mi pascevo dei dipinti messi in mostra e ne assorbivo le sensibilità. Fu un innamoramento a prima vista. E’ in quel periodo che cominciai a lavorare con i pennelli, anche se molto alternativamente perchè la vita correva come un treno.

D Rimpianti? Qualcosa che avresti potuto fare e non hai fatto?

R Ho avuto due occasioni importanti, forse tre, che non ho sfruttato, ma sono così soddisfatto della mia vita che non ho niente da rimpiangere. Ho una bellissima famiglia, vari interessi che mi assorbono, molti piacevoli ricordi e tante belle persone che mi stimano e mi vogliono bene. Non credo si possa pretendere di più.

D Chi è oggi Gino Amaddio?

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R Una bella persona, generosa, serena follemente innamorata della vita. Una persona con la quale si passa bene una serata.

GIANCARLO CAGNO

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Intervista a Giancarlo Cagno

D 1972…i Cerbiatti…eravate tutti giovanissimi…”bimbi” direi

R Si tutti giovanissimi …e tutti carichi di entusiasmo…e forte passione per la musica….neanche 50 anni in 5……

D Te cantavi ma sei anche un ottimo chitarrista

R Si io cantavo già da qualche anno da solista …poi è arrivato lo strumento…che ancora oggi mi accompagna ….nel gruppo però allora il ruolo era più del …singer…

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D Sempre nel 1972 vi chiamarono a Pescia, in agosto, per l’inaugurazione del Parco Collodi…che ricordi hai?

R Ricordo molto bene l’espressione di mio padre quando mi diede la notizia…era un grosso privilegio l’essere stati scelti…per l’inaugurazione. ..complice la serie televisiva pinocchio di Comencini…con Andrea Balestri. Noi giravano in lungo e in largo la Toscana e avevamo un discreto successo…ma questo fece un po la differenza…perché storicamente fu un avvenimento importante con tanto di tv . Balestri arrivo addirittura a Coteto. ..e si stabili qualche giorno da noi…un bellissimo ricordo.. che mi emoziona ancora adesso….

D Era un bel momento per i gruppi livornesi…tempi irripetibili forse…che atmosfera c’era in città?

R Livorno …in quel periodo pullulava di gruppi e la musica era presente ovunque . In molti garage nascevano band più o meno talentuose..ma la qualità di certe era davvero alta: ricordo i PIANETI. ..spettacolo davvero….c era una voglia di suonare esagerata…e ogni occasione era buona per farlo..concorsi un po dappertutto….potevi farti un giro in auto… che sicuramente rischiava di passare di piazza in piazza con più avvenimenti musicali…complice il pubblico sempre molti attento….

D E dopo i Cerbiatti che successe?

R Aime. ..papà fu trasferito in Piemonte. …ad Alessandria…per me una piccola tragedia…poiché dovetti lasciare un po tutto: amici,la città .Non potetti più frequentare la Mascagni…dovetti salutare il mio Maestro …Riccardo Palmerini Morelli. …e tutta la band. ..dei Cerbiatti. Diciamo che a quell’ età da un periodo a colori…passai ad un periodo in bianco e nero…che però non duro poi molto…perché la musica mi ha sempre accompagnato …fedele amica!

D Non vivi più a Livorno…inutile chiederti se ti manca

R Livorno ..mi manca certo..come fa a non mancarti la città natia?Poi Livorno…non e una città qualsiasi. Pensa dopo anni che vivevo qui al nord…ho preso coscienza della mia diversità nel relazionarmi con gli altri …nel mio modo di essere ..proprio perché l essere nato a Livorno ti rende diverso…c’e una schiettezza. .una trasparenza ..e un modo di vivere unico…ma poi vuoi mettere la “polenta”..con il cacciucco?…hahaha…no davvero fortunati i livornesi!..a 360…

D Hai una splendida bimba, Sofia, che ho sentito cantare dal vivo…buon sangue non mente.

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R Sofianon ha fatto fatica ad accostarsi alla musica…e al canto in particolare. Un giorno mentre la mamma lavava i piatti e io suonavo “Blow in in the Wind.”, lei piano piano entrò e cominciò a farci capire che il canto per lei e una cosa naturale. ..e direi che gli riesce bene. Tanto che la sua insegnante la Jazz singer Danila Satragno…storica Vocalist di De Andrè, e coach di molti cantanti da San Giorgi ..alla Ferreri…ne è entusiasta. Nelle sue performance a volte la fa esibire…con lei.Ha fatto alcuni concorsi internazionali rappresentando. l ‘Italia con ottimi piazzamenti Ma non è il concorso che le e ci interessa , mi piace che mia figlia rimanga avvolta nella musica. …perché per la famiglia Cagno è necessaria come l ‘aria. Mi auguro sia davvero un ingrediente importante nella sua vita….come lo e stato per me. Facchinetti dei Pooh. che ha presenziato una giuria in un concorso, ha detto che Sofy ha tutti i numeri per fare la professione della cantante. Non so se sarà veramente così. ..ma noi la seguiamo e le diamo tutto l ‘appoggio necessario per favorire che questo avvenga.

D Hai attaccato voce e chiatta al chiodo o ti esibisci ancora?

R Dopo Livorno ho suonato poi con molte bandsoprattutto nell ‘alessandrino. Però ora in questo momento…suono quando accompagno la mia piccola. Ormai siamo proiettati in un progetto con la VOCAL CARE…di Danila Satragno..con l’intento di far arrivare Sofy nel campo musicale il più lontano possibile . Ci vogliono ancora alcuni anni…comunque non disdegno le Jam quando mi invitano…non si rifiuta mai un bel blues con il mio “Dobro”…e se capita mi tuffo!

D Chi è oggi Giancarlo Cagno?

R Spero un buon papa! Sono un uomo fortunato…ho una bella famiglia..un ottima compagna ..”Vania”.Ho dovuto superare bene un brutto periodo nel 2007 perché il mio cuore ha fatto un po i capricci ma ora sto bene Ho aperto alcuni locali nella provincia di Savona destinati al divertimento ma sopratutto alla Musica e al Cabaret Poi dopo l imprevisto della salute, ho dovuto scegliere mestieri meno importanti, piu consoni a ciò che mi e successo: vita regolare ecc….Tutto sommato sono felice …ho una vita decisamente “Interessante”, carica di sentimento emozioni e affetti. Unico neo: la riduzione dell’attività sportiva…che ha viaggiato pari passo della musica: il “SURF”…ma questa è un altra storia che mi ha accompagnato per circa 35 anni. ..e dovremmo iniziare da capo l intervista!..Hahaha

D Vuoi approfittare di questa piccola chiacchierata per salutare qualcuno a Livorno attraverso il nostro giornale?

R Certo..voglio salutare..tutti i componenti della band. ..Davide Codevico. …i fratelli Luca e Leonardo De Rosa….Claudio Profumo. ..Alessandro Caldari. ..il nostro coach. …ma sopratutto tutta Livorno, con uno speciale abbraccio a Coteto. Mi auguro che, come è successo l anno scorso, sia possibile una replica della grande Reunion…noi saremo presenti.

Grazie per avermi dedicato uno spazio così importante. …grazie

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FRANCO CALOSSO

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D A metà anni 70 fondasti il gruppo Poliespansoband…nome curioso

R In realtà il gruppo si chiamava Polistirolo Espanso Band per il semplice motivo che il primo luogo dove si effettuava le prove era un abitazione sfitta del batterista, Bruno ”pestone”Costanzo e la rivestimmo completamente di pannelli di polistirolo e contenitori di uova. Il nostro bassista era il compianto Alessandro Minuti.

D Il gruppo apparteneva al Collettivo Musicale Livorno, legato a Controradio, Radio Rosa e Radio popolare di Piazza Cavour dove la sera trasmettevi un programma musicale chiamato Hot Music…che ricordi hai di quei tempi?

R Siamo stati , insieme ad altri gruppi i fondatori del Collettivo Musicale Livorno che come ideali aveva la promozione dei piccoli gruppi musicali livornesi nel contesto cittadino. A quei tempi trasmettevo a Radio Rosa Livorno, che aveva sede in via Marradi con appunto un programma notturno che si chiamava Hot Music: Poi passai a Radio Rosignano ed infine a Radio Popolare Livorno. Fui uno dei fondatori di Controradio Livorno, che trasmetteva da una soffitta di piazza della Repubblica e arrivava a mala pena al Calambrone. Ho dei bei ricordi di quel periodo pionieristico, poco sesso , molta droga e tantissimo rock n’roll..

D Velvet Underground, Iggy pop, Hot Tuna…avevate un repertorio di cover niente male…

R Avevamo una canzone tutta nostra si intitolava The Eagle con il testo di una poesia di Ferlinghetti e poi si, si suonava cover di Reed, Iggy Pop e The Stooges, Hot Tuna, Stones ed altri.

D Poi nel 1977 fu la volta del gruppo Aut Aut…

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R Gli Aut Aut furono fondati da Gigi Corsi al canto e Fabrizio Vastola al basso nel 1979 . Si suonava musica nostra a parte qualche cover di Iggy. Ebbi anche una breve esperienza con il gruppo di Riccardo Gioli ma non ricordo il nome.

D Matrice punk e new wave…

R Piu che punk fortemente influenzata dalla New Wave ma i ricordi sono ormai persi nel tempo.

D Ricordo una serata con un tutto esaurito al glorioso Topsy Pub.

R Ero fatto come una campana, ricordo solo che suonai senza pensare a nulla!!!

D Eri la chitarra solista e voce…quali i tuoi chitarristi preferiti.

R Non sono mai stato chitarra solista, nella Poli Espanso c era Enrico Zecchini. Sono sempre stato un chitarrista ritmico autodidatta e non ho mai avuto un chitarrista preferito. Mi piaceva tanto il chitarrista dei Sex Pistols e, venendo da l ‘hard rock Tommy Jommy dei Black Sabbath. Un piccolo aneddoto: ho sempre cantato in inglese maccheronico…eh…eh…eh…

D C’è qualche musicista livornese con il quale avresti voluto suonare?

R Nessuno in particolare.

D Rimpianti? Qualche occasione perduta dal punto di vista musicale ovviamente?

R Non ho rimpianti. Non mi vergogno di dirlo, ho dovuto smettere di suonare per motivi di droga.

D Suoni ancora o hai attaccato il plettro al chiodo? Chi è oggi Franco Calosso ?

R Strimpello ogni tanto. Oggi sono un padre di famiglia felice e senza rimpianti.

CLAUDIO STORNIOLO

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INTERVISTA AL CANTANTE CLAUDIO STORNIOLO

D “Aveva una stupenda e potente voce”, così mi hanno detto tutti a proposito delle tue doti canore…

R Gli amici sono gentili ma devo dire che era vero…avevo una bella voce, un dono di natura.

D Nel 1966 entraste a far parte dei Moves come voce solista. Raccontaci

R Come tutti i ragazzi di quegli anni ci trovavamo ogni pomeriggio in Via Ricasoli e Piazza Attias. Naturalmente si parlava di musica e così con gli amici Fulvio, Cesare e Massimo iniziammo a suonare nelle cantine del rione Venezia, dando inizio a quella meravigliosa avventura che era i Moves che durò tre anni.

D Avete fatto da supporto a famosi complessi del tempo: New Trolls, Mal e i Primitives ecc. A Livorno l’apice del gruppo fu toccato quando nel 1968 vi esibiste al Goldoni insieme a PFM e Ricchi e Poveri. Che effetto ti fece cantare insieme a quei “mostri sacri” del tempo?

R Mi ricordo che fu una bellissima serata. Erano mostri sacri ma anche persone ricche di umiltà e professionalità. Ricordo che ci davano consigli di come presentarci al pubblico.

D E poi piccole tournee all’Argentario ( King Cala Galena), a Punta Ala ( Gigliola), a Viareggio ( Piper e Capannina), Massa (Cinquale), Castiglioncello (Cardellino)…

R Si, ci divertivamo da matti. Sai, le tournee erano tutte programmate dal nostro impresario Carlo Vernassa.

D Ma anche Roma (Teatro Titano) e Milano (Palalido), una bella soddisfazione.

R Erano locali bellissimi. Fu una soddisfazione immensa perchè le due città erano il top della musica beat.

D Per non parlare dell’Atleti, Pirata, Astoria, Papiro, Piper, Tiffany…locali di casa nostra.

R Sono rimasto molto affezionato a tutti questi locali ma sinceramente quello che più mi emozionava era il Piper dove ho passato la mia gioventù.

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D Nel 1969 il gruppo si scioglie. Mai cantato con altri complessi?

R No, perchè nel frattempo avevo intrapreso una nuova professione.

D La tua voce era il tuo strumento. Non hai mai suonato altro?

R No. Il mio strumento era solo la voce.

D Bellissimi tempi gli anni ’60. Nostalgia?

R Bellissimi è dire poco. Sono stati molto di più. Oggi nel 2016 se ne parla ancora con ammirazione e si, nostalgia.

D Chi è oggi Claudio Storniolo?

R Oggi sono un commerciante conosciuto e apprezzato.

CLAUDIO BARONTINI

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Claudio, te con il tuo basso hai fatto parte di un gran numero di gruppi…facciamo ordine. Tutto ebbe inizio nel 1970 con The Ice Cold, eri giovanissimo avevi solo 15 anni, raccontaci…
Si, tutto iniziò con le prime uscite in compagnia. Parlando si scopriva che un amico sapeva suonare il pianoforte, un altro la chitarra: così, quasi per gioco, nacque l’idea di formare un complessino. Per formare “The Ice Cold, mancavano però un bassista e un batterista. Con un testa e croce decidemmo chi doveva iniziare a studiare gli strumenti mancanti. A me toccò il basso elettrico: dopo una settimana mi comprai un basso usato da 35.000 lire e un amplificatore, sempre usato, anzi usatissimo (sembrava una lavatrice) e iniziai a studiare musica. Il primo pezzo che imparammo fu “Venus” degli Shocking Blue, poi “30 60 90″ dei The Duke of Burlington, “Un pugno di sabbia” dei Nomadi, “I´m a man” dei Chicago e via dicendo. Debuttammo “All’Altro Mondo” di Marko Schoemberg, poi in un locale ad Antignano. Mi ricordo che ad Antignano c’era un giovanissimo e simpatico proprietario che a fine serata ci pagava sempre puntualmente salvo poi chiederci, altrettanto puntualmente, di offrirgli un panino perchè non aveva più soldi. Che storia surreale a ripensarci, oggi. Noi, ovviamente, glielo compravamo sempre volentieri. Fu una bella e breve avventura: per motivi di studio, soprattutto del pianista, il complesso si sciolse dopo poco.

Poi nel 1971 fosti chiamato a far parte del “complesso” Clara e i Backhand…che ricordi hai di quel periodo?
Mi vennero a cercare l’organista Alfredo Zappardo e il chitarrista Sergio Biondi, che purtroppo è venuto a mancare qualche anno fa. Esisteva un progetto musicale, c’era tanta voglia di fare qualcosa di serio…Così mi comprai un nuovo basso, un nuovo amplificatore e mi iscrissi al conservatorio Mascagni di Livorno.

Nel 1972 è la volta della Mente Corta. Il tutto coincide con l’esplosione del prog italiano. Vostri cavalli di battaglia le cover dei Jetro Tull…ma anche composizioni firmate da voi stessi.

La Mente Corta nacque sulla scia del progetto dei “Clara e i Backhand”. L’organista Alfredo e la cantante Clara lasciarono il gruppo ma entrò a farne parte Guglielmo Ferrari voce, flauto e chitarra delle Sfingi. La formazione era quella tipo dei primi Jethro Tull: chitarra, basso, batteria e flauto. Suonavamo “Cross-eyed Mary”, “Locomotive Breath”, “Living the past”, “Bouree” dei Jethro Tull e altri pezzi composti da Sergo Biondi, Guglielmo Ferrari e dal sottoscritto. Per l’occasione ricordo che mi comprai il tanto sospirato “Fender Jazz Bass”.

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Con la Mente Corta ricordo allo Stadio Comunale di Livorno l’evento del settimanale TV Sorrisi e Canzoni “Estate insieme”, presentatori Renzo Arbore e Loretta Goggi. Sul palco insieme a voi i New Trolls e La Vecchia Locanda…una bella soddisfazione.
Suonare allo stadio di Livorno con la tribuna gremita fu una bella emozione per tutti. Parenti inclusi. Ricordo in particolare la mia esibizione, l’assolo di basso di Bouree, con un lungo applauso finale. Ho ancora la pelle d’oca. Renzo Arbore alla fine ci premiò con quattro Telegatti d’argento, all’epoca però non c’era ancora la statuetta ma una medaglia. La settimana dopo uscimmo con un servizio su TV Sorrisi e Canzoni.

Sul più bello, dopo che anche la mitica rivista Ciao 2001 aveva parlato di voi che vi eravate esibiti al Festival Pop di Bottagna (SP), lasci il gruppo. Certo Milva al tempo era un nome importante. Impossibile rinunciare a fa parte dei Milvi.
Eravamo un gruppo con delle qualità. Se fossero state gestite sapientemente ci saremmo tolti veramente delle belle soddisfazioni, tanto più che il periodo era ottimo. Erano appena usciti gruppi come la “PFM”, il “Banco del Mutuo Soccorso”, gli “Osanna” e le case discografiche facevano a gara per cercare nuovi gruppi e nuovi talenti. Ma le mie idee di puntare solo in una direzione non collimavano con quelle degli altri componenti. Così uscii dalla “Mente Corta” ed entrai nel complesso di Milva. Beh, una svolta positiva!

milvi-9I Milvi, dal 1973 per circa 8 anni avete accompagnato Milva in giro per il mondo: USA, Grecia, Francia, Germania, Canada, Russia, Giappone…senza dimenticare il Madison Square Garden di New York, i palazzetti di ghiaccio di Montreal e Toronto, i teatri Russi e l’Olympia di Parigi. Momenti indimenticabili…da raccontare ai nipoti…raccontali anche a noi…
L’esperienza dei Milvi è stata unica per tutti i componenti che ne hanno fatto parte. Ricordo che la formazione era tutta di Livorno ed era composta da Eugenio “Neno” Vinciguerra alle tastiere, Franco Paganelli alla chitarra, io al basso, Marco Gasperetti al flauto e Giovanni Martelli alla batteria. I ricordi sono un mix di musica, viaggi, storie, interviste, fotografie, aneddoti incredibili e divertenti…Roba da farci un libro di 500 pagine.

Nel 1979 è la volta dei Manhattan NYC…un supergruppo…con Carlo Cavallini, Mondo Guidi e Antonio Favilla…
Si nel 1979 io e Carlo Cavallini mettemmo in piedi, quasi per scherzo, I Mahnattan N.Y.C” . “La musica – come descrivi benissimo nel tuo libro “a Livorno negli anni 70 si suonava così” – è Rock/Fusion e nel gruppo fanno parte 4 musicisti singolarmente legati, in quel preciso periodo, a diverse esperienze musicali. Carlo Cavallini batterista con esperienze jazz e fusion con Tullio de Piscopo e Julius Farmer; Claudio Barontini contrabbassista d’orchestra e bassista elettrico del gruppo della cantante Milva ; Edmondo “Mondo” Guidi chitarrista Jazz rock e Antonio Favilla tastierista turnista con molteplici esperienze jazz. Abbiamo fatto concerti, riscuotendo consensi, in molte piazze toscane.

Che è successo dopo lo scioglimento dei Manhattan nel 1981?
Ognuno ha continuato a fare quello che faceva prima, io ho continuato a suonare e viaggiare con Milva.

Oltre alla musica la tua grande passione è la fotografia…
Si, esattamente dal 1973 quando sono entrato nei Milvi, ho iniziato a scattare foto in giro per il mondo.

Hai attaccato il basso alla parete o suoni ancora?
Più che attaccato alla parete è mummificato nella sua custodia-sarcofago. Ogni tanto lo prendo e “strimpello” ….ho comprato anche un nuovo amplificatore, un Marshall…ma è li, in silenzio, non ruggisce. Può sembrare assurdo ma ho più strumenti ora di quando suonavo: mi accontento, magra consolazione, di guardarli. Chissà, magari un giorno…

Chi è oggi Claudio Barontini
Dall’aspetto un ex giovane (ride ndr), sposato con Claudia e che non abita più a Livorno. Ho anche una figlia e una bellissima nipotina. Dal 1990 di professione faccio il fotografo free lance. Pubblico i miei lavori su magazine di tutto il mondo, sforno libri fotografici ed espongo in gallerie d’arte e luoghi istituzionali. Anzi, approfitto per avvisare gli amici che dal 5 agosto all’11 settembre 2016 sarò in mostra al Museo Fattori di Livorno (Villa Mimbelli). In esposizione circa 80 ritratti in BN che ho scattato, rigorosamente in posa, dal 1990 al 2016. Qualche nome? Patti Smith, Liam Gallagher, Carlo d’Inghilterra, Vivienne Westwood, Mario Monicelli, Vittorio Gassman, Franco Zeffirelli e moltissimi altri. Vernissage Museo Fattori, 5 agosto alle ore 17.00. Vi aspetto!!!

 

ALDO NORFINI

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D Aldo, classe di ferro 1956, batterista per scelta o per caso?

R Batterista per vocazione. Io penso che quando una bambino alle elementari inizia a suonare sui banchi e su tutto ciò che gli capita (bussoli ecc) c’è qualcosa che gli parte da dentro.

D Nel 1975 ti troviamo dietro i tamburi nel gruppo La Cantina Del Vino Bianco, divenuta Le Visioni Proibite…che ricordi hai del tempo?

R La Cantina Del Vino Bianco, non potrei mai dimenticare il primo gruppo: è stato ganzissimo ! Rinchiusi in una cantina per pomeriggi interi dove non ci si accorgeva del tempo che passava da tanto che eravamo presi a suonare. Io alla batteria, Marco Dentone al basso, Stefano Lunardi alla chitarra. La mia prima batteria…una Sonor verde madreperla. Ero al settimo cielo dalla contentezza nche per averla comprata con il lavoro estivo ( a quei tempi soldi in casa ce n’erano pochi).

D Nel 1976 entri a far parte dei Folks. Nel vostro repertorio cover dei Beatles, Creedence Clearwater Revival, ma anche New Trolls, PFM. Il prog si sta facendo strada. Che ricordi hai della scena musicale livornese del tempo?

R Con i Folks iniziamo a fare sul serio: Marco Dentone al basso, Granata Roberto alla chitarra, Luciano Santini alle tastiere, e Cristiano Giuseppe alla voce.Partecipammo a molti concorsi musicali che a quei tempi erano di moda. Confronti con gli altri gruppi ( Pianeti, Dinamites, e tanti altri). Andavamo al bar del Gimnasium…soldi nel Juke Box e Luciano con foglio e penna a scrivere gli accordi delle canzoni da montare. Si, Creedence, Pfm, Beatles, New Trolls ma anche artisti italiani Battisti, Banco del Mutuo Soccorso ecc…, Bei tempi davvero, il primo gruppo livornese che mi ha entusiasmato era “La strana officina” erano veramente forti ed io cercavo sempre di imparare qualcosa da loro, poi purtroppo sai benissimo come è andata

D Infine l’approdo al gruppo MK5…qualcosa in più di un semplice rapporto musicale..

R Con gli Mk5 altro saltellino di qualità. Gruppo che aveva già la sua importanza sulla piazza. Abbiamo fatto tantissime serate in posti importanti, a fianco di artisti di quel tempo, con il “Cantareferendum” siamo stati a fianco di Claudio Villa, Mino Reitano, I Vianella, Jan Pieretti, Le figlie del vento, presentatori come Corrado, Edwige Fenech e tanti altri, fino ad arrivare ad incidere a Milano il primo disco. Belle soddisfazioni davvero a quei tempi!

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D Quali i batteristi che più ti hanno influenzato?

R Watts, Nick Mason (Pink Floyd) che forse avrò questo inverno l’opportunità di conoscere. 8: i culi che oggi vedo di più in realtà sono due: quello di Massimo (Suardi chiaramente) Mk5, ma anche di una cantante Natalia Buzzi di cui ti parlerò in seguito.

D La domanda che faccio a tutti i batteristi. Charlie Watts dei Rolling Stones ha detto che il suo “cuolo” è quello di Mick Jagger…quello che conosce meglio.

Qual’è il tuo culo?

R I culi che oggi vedo di più in realtà sono due: quello di Massimo (Suardi chiaramente) Mk5, ma anche di una cantante, Natalia Buzzi della quale parlerò in seguito.

D Torniamo agli MK5..progetti futuri? Dove possiamo ascoltavi?

R Oggi suoniamo chiaramente con l’obiettivo di divertirci . Siamo ripartiti così per divertimento… poi chi ci ha ascoltato ci ha chiesto di tornare ed ora risiamo in ballo. Già da cinque anni facciamo una media di circa 25 serate estive che toccano locali, stabilimenti balneari, Camping, Agriturismo ma anche qualche manifestazione importante come lo scorso anno quando abbiamo suonato a fianco dei New Trolls nella splendida basilica di San Galgano. Per noi è stato un momento carico di soddisfazione. Dove sentirci ? La prossima settimana abbiamo 3 serate, suoniamo giovedì ( Pizzeria Ristorante Oasi Tremoleto ) venerdì (Bagno Fiorella Tirrenia) sabato (Bagno Tritone a Marina di Pisa) e comunque abbiamo il nostro sito Mk5 dove tutti possono seguirci.

D Chi è oggi Aldo Norfini?

R Aldo Norfini oggi è un nonno di 2 bellissimi nipoti al quale non è passata la passione per la batteria; tanto e vero che è già 4 anni che ho ripreso a studiare da un grande della musica che è Leandro Bartorelli Inoltre non avendo più da timbrare il cartellino del lavoro e avendo ricevuto la richiesta da parte di un altro gruppo di suonare sono abbastanza impegnato. Con il secondo gruppo che sono i MIBA+ (Cover Band Mina Battisti ed altro) abbiamo diversi impegni. Gruppo dove canta appunto Natalia. Gli altri sono l’immancabile quasi fratello Dentone Marco al basso ,Paolo Saini alle tastiere e Giuliano Bartorelli chitarra solista.

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ALBERTO PIRO

Intervista al cantante Alberto Piro

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D Alberto Piro…cantante da sempre.

R Ho iniziato a cantare il 22 luglio del 1961 alle pancaldiadi (ovviamente ai bagni Pancaldi di Livorno, spinto dalle insistenze dei miei compagni del liceo classico che, allora frequentavo. Tra questi non posso non ricordare il mio grande sponsor di allora e compagno di banco in classe, il compianto grandissimo Giorgio Marchetti, il famosissimo prof. Borzacchini, con il quale ho condiviso i più sani e divertenti “casini” della mia gioventù.

D I 5 di Livorno, la tua primissima esperienza.

R Si, la mia prima orchestra fu “I 5 di Livorno”. Con questo gruppo, come batterista-cantante ho trascorso una decina d’anni girando per tutti i migliori locali d’Italia e d’Europa. Gli ultimi due anni di professionismo musicale, li ho trascorsi come cantante nell’orchestra del grandissimo Marino Barreto.

D Poi ti troviamo leader e frontman del complesso L’Ultima Follia…bei tempi, tempi eroici

R Negli anni 70 formai “l’Ultima Follia”, un gran bel gruppo con il quale ho trascorso un’altra decina d’anni imperversando nei migliori locali della lucchesia e della Versilia: eravamo di casa al “Pianeta Rosso”, al “Carillon” al “Pirata ed in tutti i migliori locali della zona. Non avevamo uno stile ed un repertorio particolare in quanto, essendo orchestra da ballo, dovevamo soddisfare le esigenze più varie ( e ci riuscivamo meravigliosamente bene). Ovviamente avendo in orchestra un bravissimo chitarrista, ci capitava di attingere anche al repertorio di Santana.

D Che tipo di cantante sei?

R Per quanto mi riguarda, sono stato e sono tutt’ora un cantante dal repertorio classico che va dalla canzone americana, a quella francese, a quella napoletana ed italiana in genere (faccio anche di pezzi tedeschi, brasiliani e tantissimi sudamericani).

D E dopo L’Ultima Follia che successe?

R Dopo l’ultima follia, insieme a 5 formidabili musicisti ho formato gli “Style Club”, gruppo con il quale ho condiviso 12 anni di grandi soddisfazioni musicali. Siamo stati per lungo tempo una delle orchestre di punta di una delle più forti agenzie musicali d’Italia. In quel periodo ho operato quasi esclusivamente a Firenze e nel fiorentino. Dopo questi anni è cominciato il tristissimo avvento delle orchestre che si appoggiavano alla musica registrata, non aveva più motivo avere in orchestra musicisti formidabili tanto le basi………

D So per certo che anche oggi fai serate…chi vive di musica non invecchia mai

R Anche io ho cambiato radicalmente il mio modo di fare musica tanto la voce è quella che conta. Faccio tantissime serate con basi e tastiera.

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D Alberto, hai qualche rimpianto, qualche occasione non sfruttata?

R Tornando indietro nel tempo, l’occasione che probabilmente ho perso fu quando alla finale del festival di Castrocaro del 1966 (quasi 100.000 concorrenti e solo 10 finalisti), non ho seguito il suggerimento del Patron Gianni Ravera che mi consigliava di cantare alla serata finale il brano “Riderà” che allora era il pezzo più in voga. io volli cantare “Com’è triste Venezia” il brano che avevo portato a tutte le eliminatorie ed il finale fu che vinse Annarita Spinaci che cantava (guarda caso) “Riderà”. Una delle riserve di quel festival era una tale Loretta Goggi, con la quale siamo rimasti in contatto per diversi anni.

D Che ne pensi della musica di oggi?

R Oggi, per ascoltare musica buona “suonata” devi frequentare taluni locali che propongono gruppi :alcuni molto bravi, altri meno. Io sono diventato fan di di uno di questi gruppi, bravissimi a proporre le cover degli U2. Il gruppo si chiama “Zoo Station”.

D Chi è oggi Alberto Piro?

R Io non mi stancherò mai di ringraziare la musica e tutto quello che mi ha dato. Continuerò a cantare finchè Dio lo vorrà, finchè mi divertirò e finchè ci sarà gente alla quale fa piacere ascoltare la voce di un novellino che si diverte a cantare soltanto da 55 anni senza mai smettere.

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